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Ingiustizie e nuovi equilibri: il futuro che verrà

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L’opinione pubblica occidentale vive in una sorta di realtà virtuale a metà tra realtà, propaganda e delirio, mentre il resto del mondo, per il futuro che verrà cerca di rimuovere quei rapporti di ingiustizia e squilibrio che lo condannerebbero a un’eterna subalternità.

Il punto sul mondo (o sul futuro che verrà)

Venti Stati hanno fatto domanda di adesione ai BRICS. Il gruppo molto attivo in ambito economico e diplomatico (lasciando ampio margine di autonomia ai membri) è diventato – in velocità dopo l’intervento russo in Ucraina – una calamita del malcontento mondiale contro l’Occidente.

Mentre l’opinione pubblica occidentale cade dalle nuvole e vive in una sorta di realtà virtuale (a metà tra realtà, propaganda e delirio), il resto del mondo cerca di rimuovere quei rapporti di ingiustizia e squilibrio che lo condannerebbero a un’eterna subalternità.

Per cominciare vi sono delle ragioni storiche per cui alcune aree sono più insoddisfatte dell’ordine occidente-centrico:

1. L’Asia per gran parte della storia umana è stata il serbatoio demografico e produttivo. Strana è la grande divergenza avviatasi tra ‘600-‘700 con la conquista dei mari e l’avvio della tecnica su basi industriali dell’Europa, non una Cina centrale con un corollario di Stati asiatici molto popolati e produttivi;

2. L’America Latina ha una fortissima componente di origine europea (l’altro Occidente), questa porzione di popolazione non si rassegna a svolgere un ruolo subalterno.

Questi punti spiegano l’ascesa asiatica e il movimentismo (a destra, e sinistra) latinoamericano, ma non spiegano la tendenza più generale: l’affermazione dei paesi del Sud del mondo.

Nei prossimi anni, il PIL dei BRICS sarà maggiore a quello del G7 (al netto delle sanzioni alla Russia).

Le previsioni per il gruppo emergente non sono solo rosee:

– La Cina soffre di un gigantismo (ben gestito, ma visibile);
– I nuovi membri potrebbero aumentare l’eterogeneità del gruppo e farlo naufragare come i Non Allineati (troppo diversi per interessi e natura).
– Una possibile competizione India-Cina, fomentata da Occidente.

Intanto, aumentano le voci sull’abbandono del petrodollaro (e in questa direzione andrebbe anche l’attivismo mediorientale cinese), se il dato fosse confermato e i BRICS dovessero adottare una qualche formula per aggirare il dollaro come moneta di scambio internazionale, saremmo alla fine di un’epoca (specie se il gruppo dovesse allargarsi).

A quel punto, l’ipotesi di un conflitto o di un mondo chiuso in bolle non sarebbe più così utopistica.

Cosa intendo per mondo diviso in bolle? Un mondo con internet, treni ad alta velocità e aerei a basso costo, monete internazionali e corsi di lingua alla portata di tutti, ma con muri invalicabili, dalla globalizzazione alle civiltà mondo (ritorno al futuro?).

Questo – almeno nel breve periodo – sarebbe un colpo duro per la Cina, che in quanto potenza in ascesa ha puntato tutto sulla globalizzazione e il suo proseguimento (in sostanza sul diventare gli eredi degli USA).

Se Atene piange, Sparta non ride.

L’Occidente dovrà affrontare una trasformazione quasi distopica.

I peggiori film di fantascienza si avviano a diventare realtà: i movimenti emancipatori sulla libertà individuale sono evaporati in una marmellata esistenziale che ha distrutto l’individuo (in senso di unitarietà psichica; ogni individuo è un continuum che abbiamo frammentato in una serie di desideri schizofrenici); la conflittualità tra gruppi sta aumentando (politici, religiosi, etnici, economici, opinione); le autorità sono messe in discussione (basti pensare ai guai giudiziari di due presidenti USA); economia e demografia ristagnano; presto finiremo fuori dalle rotte migratorie (con tutti pro e contro) e problemi ambientali sotto gli occhi di tutti.

L’Occidente si avvia a diventare una sorta di Matrix in cui gli algoritmi sono i migliori amministratori delegati, sindaci, giudici e presidenti che possiamo desiderare, in cui la prospettiva di un giardino pulito sarà su Marte e in cui milioni di persone vivono con un immaginario fasullo di ricchezza (accessibile a pochissimi), rimbalzato da internet e serie tv come “stile di vita occidentale”; ma l’Occidente non è una sensale ebraica che organizza matrimoni fastosi o qualche tag su instagram di località esotiche invase da turisti (rimossi da qualche filtro apposito).

La sfida è nella tecnica e nell’uso che decideremo di farne, ma anche nella redistribuzione della ricchezza e nel continuare a vivere in un mondo umano (come inteso fino ad oggi), in una comunità non completamente sfilacciata; “restare umani” non come vuota retorica, ma come individui e gruppi.

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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