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mercoledì 18 Maggio 2022
AgoràQuando ci si aggrappa anche agli uomini pericolosi

Quando ci si aggrappa anche agli uomini pericolosi

È fondamentale che ci sia chi si adoperi per la trattativa, anche se si chiama Erdogan o Abramovich, uomini pericolosi ma “solo laddove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva”.

Piccolo elogio degli uomini pericolosi

Io non sono pacifista, sono per la pace. E a volte la pace si raggiunge con le armi. Non sono pacifista, ma oggi ritengo, forse sbagliando, che dare armi agli ucraini serva solo a protrarre la guerra ma senza fargli ottenere nulla di più, se non altri morti, molti morti.

Non sono pacifista ma penso che dare armi agli ucraini e protrarre la guerra potrebbe condurre a un conflitto nucleare, ma anche qui può darsi mi sbagli.

Non sono pacifista ma credo che protrarre la guerra non sia a discapito di Putin, che non sta affatto perdendo, perché, come dice Domenico Quirico, ha impiegato solo una piccola parte del suo apparato militare. Ma può darsi sia di nuovo nel torto, e con me anche Quirico.

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Non sono pacifista ma mi fa piacere che ci sia chi si adoperi per la trattativa, anche se si chiama Erdogan, anche se si chiama Abramovich, che, d’accordo, sono uomini pericolosi ma “solo laddove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva”.

Non sono pacifista ma mi avrebbe fatto piacere che, per nostra cultura, tradizione e valori, tra chi si adopera per trattare ci fosse stata in prima linea l’Italia, che invece ha scelto un’altra strada, estranea alla sua vocazione.

Uomini pericolosi ma…innoqui

Nella foto c’è Giorgio Chinaglia, che ci lasciava esattamente 10 anni fa.

Negli USA ricevette il soprannome di Long John. Del resto, con quel culto delle armi – sia pure esercitato in quel modo cazzaro che costò assurdamente la vita al compagno di squadra Luciano Re Cecconi – era americano già da prima dei Cosmos. Ma era innocuo, un po’ incazzoso ma innocuo.

Con gli altri di quella Lazio, che metteva insieme missini e politicamente sprovveduti, si divertiva, ammazzava una noia atavica e allontanava forse un malessere profondo e generazionale con pistole e fucili. Fino ad inventarsi un percorso di guerra per il cosiddetto “tiro dinamico”, con sagome che spuntavano dai cespugli ed obiettivi mobili.

Era un gioco, anche se si è molto ricamato su quella Lazio “fascista” (che però aveva per allenatore Maestrelli, che era stato partigiano). Se vi piacciono armi ed elmetti – lo capisco – fate anche voi così.

Come diceva il presidente Mao, “il potere viene dalla canna del fucile”, ma sempre lui diceva anche che le armi non sono il fattore decisivo. Sono le persone, non le cose, che sono decisive. Credo non sia stupido ma cristiano e umano – non “troppo umano” – sperare in quelle, anche nelle peggiori persone, più che nelle armi.

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Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

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