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martedì 17 Maggio 2022
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I valori occidentali non negoziabili e la compagnia di giro nei talk show politici

Come in ogni momento catartico della storia recente, sugli schermi tv impazzano i paladini intransigenti dei valori occidentali, sempre più simili all’immagine del nemico di cui fanno la caricatura.

I valori occidentali non negoziabili

Nelle trasmissioni televisive i “garbati” guerrafondai fanno continuamente riferimento ai valori dell’Occidente: De Angelis, Riotta, Mieli, Parenzo, Gramellini, Severgnini e tanta altra bella gente, tutti armati di “valori” non negoziabili, da difendere con intransigenza e determinazione contro la protervia di Putin e dei russi.

A me però pare che questi valori stiano prendendo la forma dell’intolleranza, dell’auto inganno, dell’irrazionalità. I fan dei “valori” rifiutano qualsiasi riflessione, qualsiasi ragionamento, riducono la complessità allo schema amico/nemico.

L’analisi storica è bandita, sostituita da banalità sulla follia di Putin, sui suoi trascorsi di teppista, sui suoi disturbi mentali, sulle sue malattie fisiche. Gli si attribuiscono ambizioni smisurate simili a quelle dei cattivoni dei cartoni animati.

Non è un caso che sulla Stampa si teorizzi direttamente il suo omicidio per far cessare il conflitto, come se bastasse eliminarlo per far sparire la guerra.

Si direbbe che logica di questi personaggi non vada oltre la logica dell’asterisco o della schwa, che qualcuno pretende di usare per cancellare il maschilismo e il patriarcato. Per loro basta togliere dalla vista la parte emergente del fenomeno e tutto si risolve.

Vivono in un eterno social network dove contano solo le apparenze. E chi li frega a questi qua? La diplomazia, la mediazione, la dialettica tra processi materiali, politici e culturali sono assurdità per pacifisti.

E dire che così facendo questi campioni occidentali paradossalmente sono sempre più simili all’immagine del nemico di cui hanno fatto la caricatura.

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Paolo Desogus
Paolo Desogus
Paolo Desogus è Maître de conférences presso la Sorbona di Parigi. Nel 2015 la sua tesi di dottorato in italianistica e semiotica ha ottenuto il Premio Pier Paolo Pasolini conferito dalla Cineteca di Bologna. Oltre a diversi articoli su riviste specialistiche, ha pubblicato La confusion des langues. Autour du style indirect libre dans l’œuvrede Pier Paolo Pasolini (Éditions Mimésis, 2018) e Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema (Quodlibet, 2018).

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