Allo Stadio Tor Tre Teste la Roma Boxing Night organizzata dalla solita BBT del vulcanico Davide Buccioni si preannunciava molto ricca, e lo spettacolo non ha deluso le aspettative.
Roma Boxing Night. L’organizzazione prometteva “match veri con pugili veri”…
…e direi che la promessa è stata mantenuta (quasi) appieno. Siamo alla periferia Est di Roma, stadio all’aperto senza copertura, il cielo minaccia pioggia da stamattina ma alla fine ci risparmierà. I cinque incontri sono tutti sui 6 round, in ognuno c’è un pugile romano o quasi romano, nessun titolo in palio, solo la gloria (e non è poco).

Salgono per primi sul ring i superwelter, il 26enne ciociaro Federico Cerelli (9-5-0) trova sulla sua strada l’ucraino Mykhailo Sovtus (3-6-0), che è più basso di statura ma riesce ugualmente a entrare nella guardia dell’avversario.
L’incontro è molto combattuto ed equilibrato, con l’ucraino che mantiene costantemente l’iniziativa, sia pure in maniera un po’ disordinata, ma Cerelli -atterrato alla fine del 2° round- reagisce con precisione via via maggiore e alla fine vince a i punti, verdetto forse un po’ “casalingo” ma non scandaloso

Il welter Pietro “The Butcher” Rossetti (11-1-0) incontra l’ucraino Asie Kerimov (4-2-1). Il soprannome “The Butcher” viene spesso affibbiato ai pugili per sottolinearne combattività e devastante potenza, ma nel caso di Rossetti deriva dal fatto che lavorava davvero in una macelleria. Però se lo merita anche sul ring, Kerimov (in guardia destra) picchia forte, Rossetti ribatte in maniera impetuosa e talora si scopre, colpi incrociati a volontà, il romano è più preciso sia in attacco sia in difesa.
L’ucraino è ferito all’arcata sopraciliare sinistra sin dal primo round, nel sesto viene anche contato in piedi con la faccia insanguinata. Rossetti stravince ai punti ma è stato un buon test. (Perdonate questa faccenda del sangue, ma la boxe resta pur sempre uno sport un po’ feroce, e l’aggettivo riguarda sia chi la pratica sia chi la segue).

Il 21enne supergallo Muhamet Qamili (4-0-0) è albanese di nascita ma romanissimo, i suoi sostenitori ne accolgono sobriamente l’ingresso sparando grossi mortaretti. La locandina annunciava come sfidante un certo Siiovush Mukhammadiev che nemmeno esiste su BoxRec, al suo posto c’è il costaricano Juan Tomàs Santos (1-6-0, a 32 anni!), il quale si presenta con una acconciatura a dir poco originale, anzi decisamente fuori luogo, infatti il mio vicino di posto mi fa “Ma so’ i capelli o è ‘na parucca?” e giù risa sguaiate.
Qamili da parte sua indossa calzoncini con inguardabili frange fucsia svolazzanti, fortunatamente al 1° round butta giù l’evanescente Santos, che si rialza ma non è in grado di continuare, e pone fine a questo burlesque.

Il clou è costituito dal rientro sul ring di Giovanni De Carolis (28-10-1) dopo il fallito assalto al titolo europeo dello scorso maggio a Manchester e dopo un intervento chirurgico -mi pare- al gomito. Lo affronta il palermitano Ignazio Crivello (7-8-1) che abbiamo visto lo scorso 28 luglio sconfitto da Ivan Zucco.
Anche stavolta Crivello non sfigura di fronte a un avversario dotato di classe pugilistica decisamente superiore: De Carolis ha un curriculum di tutto rispetto, è parso in discreta forma ed è auspicabile che, a dispetto dei suoi 37 anni, lo si possa vedere ancora in incontri importanti.

Per finire, altri supermedi: Yuri Lupparelli (8-0-0) affronta l’ucraino di Odessa Anatolii Burdiian (5-3-1), che è davvero un brutto cliente: colpisce con precisione, Lupparelli lo pizzica più volte ma i pugni sembra che li prenda un altro, alla fine il romano vince meritatamente ai punti ma se l’è dovuta sudare. Bravo.
Per completezza di cronaca, nel 2018 Lupparelli è rimasto invischiato (e arrestato) in una storia di rivalità fra clan di narcotrafficanti, il pugile viene indicato da notizie di stampa come “capo piazza” dello spaccio di Tor Bella Monaca.
Posto che in certe periferie il contatto -anche incolpevole e inconsapevole- con la violazione della legge è pressoché inevitabile, ed è anche facile essere messi in mezzo, non commentiamo fatti extrasportivi, che peraltro non conosciamo, e lo aspettiamo a piede libero al prossimo incontro. (Se non si fosse capito, la frase “storie di malavita” nel titolo serviva ad attirare la vostra attenzione e a farvi leggere l’articolo fino alla fine).
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