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martedì, Luglio 5, 2022

Ucraina, più di 100 giorni dopo e c’è chi vorrebbe che non finisse mai…

100 giorni dopo l’inizio della guerra in Ucraina, la nuova fornitura di armi statunitensi a Kiev dimostra che Biden vuole tenere impegnato Putin in Ucraina ancora un bel po’.

Di Ennio Remondino per Remocontro.

Mappa di Laura Canali da Limes, ipotesi dopo guerra

100 giorni dopo, chi vuole che la guerra continui

«Alcuni sviluppi di questa settimana inducono a pensare che né la guerra militare tra Russia e Ucraina né quella per ora prevalentemente economico-diplomatica tra Occidente e Russia termineranno presto», la valutazione pesante di Limes.
Alcuni dettagli della situazione militare che portano la prestigiosa rivista di geopolitica a quelle conclusioni non certo incoraggianti per il futuro prossimo del mondo.

Sempre il presidente ucraino Zelensky in diretta permanente col mondo. «A oggi, circa il 20% del nostro territorio è controllato dagli occupanti, quasi 125 mila chilometri quadrati. È molto di più rispetto all’area di tutti i paesi del Benelux messi insieme». E l’avanzata russa nel Donbass anche se lentamente continua, segnala Mirko Mussetti che poi precisa: «A contare realmente in questa fase di conflitto è la capacità di Mosca di guastare la logistica del difensore su tutto il suo territorio nazionale […].
«La strategia russa non è occupare repentinamente vaste zone del paese non immediatamente controllabili, ma impedire l’afflusso di carburante e armi occidentali laddove si combatte».

Guerra continua a vantaggio di chi?

«La cattura di migliaia di soldati ucraini accrescerebbe la leva negoziale del presidente russo Vladimir Putin, il quale potrebbe non aver fretta di esercitarla».
Solo interesse di Putin?

«Le truppe russe stanno avanzando nel Sud e nel Donbas ed è improbabile che si arrestino prima di aver consolidato le loro conquiste territoriali almeno nelle oblast’ di Donec’k e Luhans’k (Donetsk e Lugansk). Soprattutto in assenza di un negoziato di pace credibile – dove per “credibile” si intende con il coinvolgimento più o meno esplicito degli Stati Uniti», segnala Nicolò Locatelli, chiamando anche altri protagonisti in campo.

‘Le guerre d’Ucraina’ al plurale

Le molte mediazioni in questi primi cento giorni di guerra, «non sono decollate in ultima analisi perché né Mosca né Washington hanno interesse a che le operazioni militari finiscano ora. La nuova fornitura di armi statunitensi a Kiev dimostra che Joe Biden vuole tenere impegnato Vladimir Putin in Ucraina ancora un po’». Quindi la guerra politica statunitense alla Russia con mano militare e prezzi umani a carico dell’Ucraina, la conclusione spesso non detta.

Guerra alla Russia e problemi all’Europa

L’Europa occidentale costretta a tagliere via via i suoi legami con la Russia. «La guerra sta anzi mettendo in discussione con sorprendente rapidità alcuni presunti assiomi dell’Ue quali la dipendenza energetica da Mosca (in attesa della rivoluzione verde) e la necessità dell’unanimità a Bruxelles». Sanzioni con molti sconti e offerte speciali in casa Ue. Vedi la rinuncia al petrolio russo nel giro di sei mesi, e di qui ad allora vedremo. Mentre di gas proprio non se ne parla.

La rivoluzione europea

Europa impotente anche per il vincolo della unanimità, riconoscono tutti. Ma l’abbandono dell’unanimità implicherà una ridefinizione dei rapporti di forza all’interno dell’Ue, avverte l’analista. «Contro la quale è lecito attendersi la forte opposizione dei paesi più “piccoli” e non necessariamente meno strategici».
«Al momento però, contrariamente al calcolo di Putin, l’unità occidentale è preservata – anzi rafforzata, come dimostrano le novità provenienti dalla Danimarca (Il sì nel referendum per l’adesione alla difesa comune Ue)», la valutazione di Nicolò Locatelli.

A vantaggio di Biden

Nel travaglio della politica interna statunitense, tra inflazione, follia armata incontrollabile e rischio recessione, qualche segnale positivo per l’amministrazione Biden sotto schiaffo elettorale. L’aumento della produzione di petrolio deciso dall’Opec+ che allevierà almeno in parte la pressione inflazionistica sulle economie occidentali. Almeno così si spera.

Imminente viaggio del presidente degli Stati Uniti in Arabia Saudita, paese che con gli Emirati Arabi Uniti sosterrà il grosso dello sforzo Opec. Sperando che Biden questa volta si attenga ai discorsi scritti e non si faccia trascinare in altre dichiarazioni avventate.

Remocontro

Cosa si sono detti Biden e Zelensky?

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