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martedì 17 Maggio 2022
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Non solo Azov: tutte le infiltrazioni neonaziste nelle forze armate ucraine

Oltre al tristemente noto battaglione Azov, le infiltrazioni neonaziste in Ucraina pullulano in una pletora di battaglioni che si ispirano a figure del nazionalismo più estremo come Stepan Bandera. Tra questi, il battaglione Aidar, il battaglione Sich e il battaglione Tornado.

Ucraina, tutte le infiltrazioni neonaziste: non solo Azov

Mentre secondo i media mainstream occidentali la denazificazione dell’Ucraina sarebbe solamente un pretesto per l’invasione russa del Paese confinante, i giornalisti che si trovano sul posto portano sempre più testimonianze circa il proliferare di forze neonaziste e di estrema destra all’interno dell’ex repubblica sovietica.

Se la presenza del battaglione Azov e la sua appartenenza all’ideologia politica della destra più estrema oramai sono state ammesse anche dalla maggioranza dei giornali e delle televisioni d’Europa, quello che spesso non viene detto e che Azov rappresenta solo la più folta e brutale di queste formazioni neonaziste, accomunate dalla santificazione come patriota di Stepan Bandera, un ultranazionalista che arrivò addirittura ad allearsi con le forze tedesche nel corso della seconda guerra mondiale, e di altri loschi figuri della storia ucraina.

Laurent Brayard, giornalista e scrittore francese, autore del libro Ukraine, le royaume de la désinformation (“Ucraina, il regno della disinformazione”), ha recentemente pubblicato tre articoli sul portale Donbass-Insider, nei quali analizza tre dei “fratelli minori” del battaglione Azov: il battaglione Aidar, il battaglione Sich e il battaglione Tornado.

Secondo Brayard, il battaglione Aidar è responsabile di numerosi omicidi di giornalisti russi che si trovavano in Donbass per raccontare la guerra.

Ad esempio, il 17 giugno 2014, pochi mesi dopo la dichiarazione d’indipendenza della Repubblica Popolare di Lugansk, i neonazisti di Aidar si sono resi colpevoli dell’omicidio di Igor Korneljuk, giornalista 37enne della televisione pubblica russa, che aveva documentato il massacro di civili russofoni da parte delle forze nazionaliste ucraine.

Si trovava vicino al villaggio di Metalist, nella regione di Lugansk”, racconta Barayard, “con il suo collega Anton Vološin, tecnico del suono, , il 17 giugno 2014. Sono stati improvvisamente bombardati dagli ucraini, Vološin è stato ucciso sul colpo mentre Korneljuk è morto mezz’ora dopo per le ferite riportate quando è arrivato all’ospedale dove doveva essere curato”.

Secondo questa ricostruzione, il battaglione Aidar veniva condotto in queste operazioni da Nadija Savčenko, aviatrice e deputata del partito Patria (Batkivschina), quello guidato dall’idolo degli occidentali Julija Tymošenko.

Dopo la distruzione di gran parte del battaglione Aidar, Savčenko è stata catturata dalle milizie popolari del Donbass, prima di essere lasciata nel maggio del 2016. Allora, sottolinea Brayard, i media occidentali si spesero per chiedere la liberazione di Nadija Savčenko, mentre “nessun media occidentale ha pianto la morte dei giornalisti russi. Korneliuk era sposato e aveva una bambina. Anton Vološin aveva solo 26 anni, e anche lui era spostato. Oggi i valori si sono quindi ribaltati, i nostri giornalisti difendono gli assassini. Eppure la natura del battaglione Aidar era perfettamente nota e verificabile”.

Il battaglione Sich nasce come braccio armato del partito ultranazionalista ucraino Svoboda (“Libertà”), guidato da Oleh Tjahnybok. Svoboda è ancora oggi una forza politica presente nel parlamento, sebbene abbia ottenuto solamente un seggio alle elezioni del 2019, ma nel 2012 era arrivato a superare il 10% delle preferenze e ad eleggere 38 rappresentanti.

Questi uomini, la cui ideologia nazista è fuori dubbio, per la loro affiliazione con il più antico e sfrenato partito neonazista ucraino (il cui leader si fece notare in decine di incontri da moltissimi e sostenne i saluti hitleriani), parteciparono alla sanguinosa marcia nel Donbass, in particolare stabilendo il loro quartier generale a Slov”jans’k”, nell’oblast’ di Doneck, racconta Brayard.

Secondo le testimonianze da lui raccolte, il battaglione Sich si sarebbe reso protagonista di massacri di civili nel corso della cosiddetta “Operazione ATO” contro le repubbliche popolari del Donbass.

Il battaglione Sich venne considerato altamente pericoloso persino dall’allora presidente ucraino Petro Porošenko, uno dei suoi volontari ha assassinato un soldato della Guardia Nazionale nel corso di una protesta antigovernativa, nell’agosto del 2015. A quel punto, il presidente decise di fondare il battaglione con la 4° compagnia del 4° reggimento di polizia ausiliaria di Kiev. Secondo Brayard, i crimini commessi dal battaglione Sich nel corso della sua esistenza comprendono “arresti arbitrari, sequestri di persone innocenti o politicamente ostili al regime, perquisizioni e omicidi di combattenti della resistenza del Donbass rimasti sul posto, in una sorta di caccia all’uomo di cui pochi esempi nella storia”.

Il battaglione Tornado si è formato nell’oblast’ di Zaporižžja nel settembre 2014 per reprimere una regione dalla popolazione fortemente filorussa. Inizialmente, il battaglione è stato formato con i resti di un’altra formazione militare denominata Šaktërsk,che si era distinta più di ogni altra nelle uccisioni e nei crimini contro le popolazioni del Donbass”.

Tale battaglione si era infatti reso protagonista di rapimento e schiavizzazione di civili, al fine di trasformarli in scudi umani, metterli ai lavori forzati o utilizzarli come schiavi sessuali. “I crimini erano stati così violenti che il Ministero della Difesa ucraino poteva solo sciogliere questo battaglione coperto di sangue e obbrobri”, afferma Brayard.

Una volta formato il battaglione Tornado, sotto il comando di Ruslan Onyščenko, le file dello stesso sono state rimpinguate con criminali e avanzi di galera. A Zaporižžja, “il battaglione, già di per sé problematico, entrò in conflitto con il sindaco della città, che fu presto accusato di favorire il “separatismo” e di rifiutarsi di fornire locali e risorse”.

Dopo essere stato inviato al fronte nella regione di Lugansk, il battaglione Tornado stabilì il suo quartier generale in un ospedale, dandosi a sopravvivendo grazie a saccheggi e rapimenti. “Divenne ben presto famoso per la sua crudeltà verso i civili, al punto che questi ultimi fecero appello all’esercito regolare per proteggerli. Ma queste denunce non hanno avuto successo. Il battaglione si lanciò quindi nella perquisizione illegale delle abitazioni dei civili, sistematicamente saccheggiate, nella requisizione di alcune case e proprietà, senza dimenticare le percosse, le vessazioni e presto l’assassinio di disarmati”.

Le indagini hanno portato anche alla scoperta di camere di tortura nel seminterrato di due scuole nelle città di Lysyčans’k e Privolnensk, dove bambini, ragazzi e adulti vennero a lungo tenuti prigionieri, violentati, e a volte assassinati. “Il battaglione fu sciolto per ordine del Ministero della Difesa, ma Tornado rifiutò di consegnare le armi e iniziò un’insurrezione armata”, per poi essere sciolto successivamente dopo aver avuto garanzie circa le sanzioni che avrebbero ricevuto i suoi membri.

Alla fine, solamente dodici dei suoi membri furono arrestati e processati, con condanne molto lievi ed un massimo di undici anni di detenzione per il comandante Onyščenko. Oltretutto, il presidente Volodymyr Zelens’kyj ha recentemente annunciato il rilascio di prigionieri con esperienza militare, il che significa che molti di questi criminali potrebbero in realtà essere già a piede libero.

I tre battaglioni presentati nell’articolo sono solamente un esempio delle forze militari neonaziste che infestano l’Ucraina contemporanea, e che per otto anni hanno perseguitato la popolazione russofona del Donbass e del resto dell’Ucraina. Secondo Brayard, nell’ex repubblica sovietica sono attivi “più di 10 battaglioni, come minimo, per non parlare delle unità indipendenti di partiti ultranazionalisti e neonazisti, come il Pravyj Sektor, che lascia tracce molto visibili sui social network”, e che, aggiungiamo noi, ha partecipato insieme al battaglione Azov ai combattimenti di Mariupol’.

Giulio Chinappi è su World Politics Blog

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Giulio Chinappi
Giulio Chinappihttps://giuliochinappi.wordpress.com/
Laureato in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale e in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo. Ha svolto numerose attività con diverse ONG, occupandosi soprattutto di minori. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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