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martedì 17 Maggio 2022
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Le Eumenidi di Eschilo, l’occidente e la guerra

Uno dei momenti cardine della civiltà occidentale è rappresentato dalle Eumenidi di Eschilo, in cui si dà conto della fondazione del primo tribunale moderno non fondato sulla vendetta.

Le Eumenidi di Eschilo

Uno dei momenti cardine della civiltà occidentale è rappresentato dalle Eumenidi di Eschilo, in cui si dà conto della fondazione del primo tribunale moderno, l’Areopago: tribunale non più fondato sulla vendetta della legge del taglione ma sul dibattito fra le varie ragioni in campo, sulla discussione, sulle prove, sul confronto razionale fra le parti in causa.

Le dee della vendetta, le furie Erinni, sono le sconfitte di quell’istituzione ma, per volere di Atena, vengono poste comunque a protezione del tribunale, sotto il nome di Eumenidi (le benevole) a significare il fatto che la vita umana ha un suo lato oscuro, impenetrabile e inconscio che non può essere del tutto razionalizzato.

E qui l’Occidente greco mostra la sua grandezza, non solo perché istituisce il primo tribunale moderno ma anche perché riconosce che la psiche umana non può essere del tutto risolta nella politica o nell’affermazione etica cristallina dettata dalla ragione. Chi oggi parla di Occidente e dei suoi valori, di affermazione della morale tramite le armi, di risposta all’orrore delle stragi con armi che provocheranno altre stragi in nome della superiorità morale di una parte, semplicemente non sa, è totalmente ignorante dei fondamenti della cultura occidentale.

La vita viene sempre prima di tutto

Questa è un’affermazione apodittica, ma è in realtà molto prudente. La vita è un bene prezioso in sé, ha un valore in sé perché l’essere umano è un vivente che può contemplare il creato e in tale atto può rispondere alle domande ultime che assillano il suo cuore fino all’ultimo dei suoi giorni.

Ha in sé una dimensione verticale libera per definizione, che nessuno può scalfire. Certamente, quella dimensione verticale ha bisogno di una dimensione orizzontale perché la vita veramente umana deve affermare la sua piena libertà con l’altro, deve vivere la libertà come amore per il desiderio dell’altro, come condivisione di quel desiderio di sapere il senso dello stare al mondo che dà veramente gioia agli umani che non possono essere appagati altrimenti da alcun oggetto materiale, ma solo appunto dalla condivisione del desiderio di sapere che diventa arte, politica, solidarietà, legame sociale, istituzioni ecc…

È vero altresì che gli esseri umani possono condividere il senso della loro precaria condizione ontologica anche in piccoli gruppi, in momenti bui della storia, per resistere in attesa di tempi migliori e per rafforzare ulteriormente quella loro spiritualità che alla lunga li libererà anche dalla dittatura e dalla mancanza di libertà politica.

È allora bene non dimenticare che nei vent’anni del nazifascismo, i migliori intellettuali europei hanno continuato a lavorare per preparare il mondo futuro, per rispondere alla crisi del liberalismo otto-novecentesco che non seppe reggere all’urto dell’entrata delle masse nella storia, crisi e urto a cui si abbeverarono fascismo e nazismo per imporre-proporre la propria soluzione che – è sempre bene ricordarlo – ebbe consenso largo non solo in Italia e Germania ma anche nel mondo.

Dunque, puntare tutto sulle armi, senza avere prima un’idea di vita e l’amore per la vita è davvero la negazione della vita e dell’idea stessa di libertà che è affermazione della vita umana come possibilità di trascendere la materialità del mondo per elaborarlo culturalmente e spiritualmente. Ovviamente, in quella libertà c’è anche la scelta di sacrificare la vita ma all’interno di un contesto politico, culturale e spirituale forte, profondo, condiviso.

Fragile libertà

La nostra idea di libertà è attualmente così fragile e dunque il contesto politico, culturale e spirituale ben poco profondo e condiviso – che durante la pandemia abbiamo visto squadernata l’attuale ed effettiva idea di libertà del nostro tempo: assenza di ogni limite, individualismo sfrenato e scarso valore per la vita che avrebbe senso solo nella sua dissoluzione consumistica (e questo ci dice forse qualcosa anche sul presente amore per la guerra).

Prima di affermare il sacrificio della vita e la superiorità morale della libertà sulla punta delle baionette, sarebbe bene fermarsi a riflettere, essere prudenti. Per questo motivo, ho affermato al punto 2) che l’affermazione “la vita viene sempre prima di tutto” è un’affermazione prudente (da non ridicolizzare).

La legge del taglione

Ci sono colloqui in corso, trattative fra le parti si stanno svolgendo in questo momento. Affermare che il leader di una delle due parti è un macellaio, criminale di guerra meritevole di essere processato, non aiuta evidentemente i suddetti colloqui.

Dire che a una strage ci si vendica prolungando la guerra, e quindi la possibilità di altre stragi, persegue quella logica della vendetta e delle furie vendicatrici a cui gli Ateniesi del V secolo posero un freno con l’istituzione del primo tribunale moderno, in cui persino un matricida fu assolto.

La purezza morale in tempo di guerra sembra essere il frutto migliore dell’Occidente ma è solo la moderna forma della vendetta, della legge del taglione. Ad Atene avevano già capito, venticinque secoli fa, che la spirale della vendetta va fermata in favore della ragione e che la ragione, però, non poteva decretare alcuna forma di superiorità morale perché l’umano ha un lato oscuro, eccedente, che non può essere razionalizzato del tutto, che il rapporto tra psiche e società è sempre incerto e mai risolto.

E avevano capito la cosa forse più importante: proprio perché quel rapporto tra psiche e società è sempre incerto e irrisolto, si dà la democrazia, la partecipazione, il desiderio di stare assieme agli altri nella polis per elaborare quell’incertezza, sapendo però che non potrà comunque essere risolta, ma solo pensata nella “social catena” e nelle istituzioni che la possano arginare e attenuare.

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Claudio Bazzocchi
Claudio Bazzocchi
Studioso di filosofia politica

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