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martedì 17 Maggio 2022
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Antonio Spadaro e le sue 10 considerazioni sulla guerra in Ucraina

Antonio Spadaro è un gesuita, giornalista, teologo e attuale direttore della rivista La Civiltà Cattolica. Non solo: è uno degli uomini più vicini al pontefice, l’unica voce tra i potenti della Terra nell’Occidente a parlare di pace e negoziati.

10 considerazioni sulla guerra di aggressione russa in Ucraina

Di Antonio Spadaro SJ*

1. C’è con chiarezza un aggressore (Russia) e un aggredito (Ucraina, stato sovrano, libero e indipendente). E l’aggressione militare è ingiustificabile. Così come lo fu quella dell’Iraq e lo furono le altre che purtroppo la storia, anche recente, ci ha fatto conoscere. Resistere e difendersi è pienamente legittimo.

2. Ogni effetto ha cause che vanno indagate. Così questa invasione. L’indagine in nessun caso assolve la gravissima colpa dell’aggressione. Aiuta semmai a capire che cosa è accaduto. Guai ad appiattire il senso critico e l’analisi storica e geopolitica a giudizio morale di assoluzione. Comprendere non è giustificare. Ma si deve comprendere.

3. Oltre a ragionare sul passato e sul presente, occorre ragionare sul futuro. Cioè: come se ne esce? Ci sono varie idee su questo.

4. Il futuro si può pensare in termini di pace oppure in termini di vittoria (degli uni sugli altri). C’è chi vuole l’una e c’è chi vuole l’altra. Chi pensa alla vittoria crede che questa coincida con la pace. Questa per me è una bella ingenuità.

5. C’è persino chi pensa che sia possibile la vittoria in una guerra nucleare. Questa per me è una follia. Che significa essere vincitori di una guerra nucleare? Non ne ho la più pallida idea.

6. Tra coloro che pensano che la vittoria sia l’unica chance di pace domina l’idea che l’aggressore sia il male assoluto, metafisico, cioè la personificazione del demonio. Ovvio che col demonio non si tratta né si dialoga (come, ad esempio, pure fece la Nato dopo il massacro di Srebrenica o Trump con i talebani, che dunque non erano il demonio…). Va solo eliminato. E questa eliminazione ha la sua retorica propria, chiara e definita. È la retorica esplicitata da Kirill, da una parte, e da Biden dall’altra. Questa invasione sarebbe, dunque, una lotta metafisica, un turning point assoluto.

7. La diretta conclusione di queste posizioni “religiose” è l’impossibilità della pace e l’inevitabilità dell’escalation e del conflitto globale, e dunque l’inevitabilità della Terza guerra mondiale.

8. Detto questo, ogni posizione che considera la soluzione delle armi legittima ma “debole” (come quella del cardinal Parolin), è relegato ideologicamente a “nè né” o a “pacifismo ideologico e sterile” o “pacifismo della non resistenza”. Non solo: si confonde la parola “negoziato” con la parola “resa”. Errore clamoroso!!! Come se ogni ricerca dell’opzione negoziale fosse automaticamente un arrendersi davanti all’aggressore. Ripeto: errore clamoroso.

9. Dopo due mesi di guerra, non si vedono – ahimè – soluzioni del conflitto all’orizzonte. L’”aggressione sacrilega”, come l’ha definita Papa Francesco, non si è fermata. Si vede solo una escalation progressiva. E non si sa fino a quando e fino a… cosa.

10. Qualcuno sa come andrà a finire?

 Antonio Spadaro SJ

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