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martedì 17 Maggio 2022
In EvidenzaL'America Latina volta le spalle agli Usa: nessuno Stato sanziona la Russia

L’America Latina volta le spalle agli Usa: nessuno Stato sanziona la Russia

Quella in Ucraina non è solo una guerra sul campo ma anche un conflitto di influenze che si sta riverberando su tutto il globo. Se l’Europa, con qualche distinguo, resta sostanzialmente compatta dietro la Nato, a sfilarsi, sorprendentemente, è l’America Latina.

L’America Latina volta le spalle agli Usa

Il Sud America non è più il cortile di casa degli Usa. La famigerata ‘Dottrina Monroe’, cioè l’esercizio della supremazia a stelle e strisce nell’intero continente, anche attraverso operazioni sporche e colpi di stato (plan condor) è divenuta ormai oggetto di studio per gli storici.

Con l’eccezione della Guyana francese, che con tutto il rispetto possibile, ha importanza politica sullo scenario mondiale paragonabile a Ostia (hanno lo stesso numero di abitanti), nessun Stato dell’America meridionale e centrale ha imposto sanzioni alla Federazione Russa.

L’amministrazione Biden probabilmente si attendeva uno scenario diverso che avrebbe contribuito maggiormente all’isolamento internazionale di Vladimir Putin. Invece è accaduto esattamente il contrario.

Cosa si sono detti Biden e Zelensky?

Se da paesi come Cuba era una posizione largamente attesa, visto che Miguel Diaz-Canel ha mantenuto rapporti stretti con la Russia, e lo stesso si può dire del Venezuela di Nicolas Maduro, per il Nicaragua di Daniel Ortega e per la Bolivia di Luis Arce, tutti paesi considerati di “sinistra“, con tutte le loro variabili, a destar maggior sorpresa è stato l Brasile di Jair Bolsonaro, ritenuto campione dell’ultradestra.

I brasiliani non hanno votato le sanzioni in sede Onu e hanno ribadito la posizione anche dopo. Identica posizione hanno assunto l’Argentina di Alberto Fernandez e il Messico di Andres Manuel Lopez Obrador.

D’altronde che le cose stiano cambiando se ne era già avuto segnale quando nel primo week end di Marzo una delegazione di Washington si era recata a Caracas per trattare con il governo venezuelano la fine dell’embargo nei confronti del greggio.

L’incontro tra le due delegazioni, il primo dopo molti anni, è stato definito dal presidente venezuelano rispettoso e diplomatico, mentre da Washington hanno specificato le questioni trattate, tra cui la sicurezza energetica e i casi di 9 cittadini statunitensi attualmente nelle carceri venezuelane. La verità, confermata da più fonti, è che gli Usa stanno cercando si accorciare le distanze col Venezuela, per fare fronte alla crisi petrolifera. Petrolio non olet.

Gli Usa hanno anche annunciato la riapertura del proprio consolato a L’Avana, chiuso nel 2017 dall’amministrazione di Donald Trump.

Due conferme di come la guerra in Ucraina condizioni e si intrecci a partite che si giocano in ogni angolo del globo.

Gli Usa stanno perdendo dunque la loro tradizionale presa nell’ex cortile di casa. Ne approfittano i russi, e non è un caso che Mosca non abbia incluso alcun Paese latino-americano nella lista di quelli “ostili”, e anche, e soprattutto, i cinesi.

Da quasi un decennio a questa parte, infatti, Pechino ha superato Washington come principale importatore dell’America latina, come leader nella bilancia commerciale e, soprattutto, come finanziatore di progetti nell’ambito della Via della Seta e come erogatore di prestiti miliardari.

La Cina ha un peso sempre maggiore come erogatore di crediti ai paesi latinoamericani mentre l’importanza del dollaro in America Latina si sta progressivamente riducendo. Con la presenza della “opzione cinese” – sempre vincolata all’ingresso nella Via della Seta del paese recettore dei prestiti – i paesi dell’America Latina hanno infatti oggi una percentuale di debito denominato in dollari USA, a livello aggregato, di appena il 17 per cento del debito pubblico totale, quasi nulla rispetto al 70 per cento di tre decenni fa.

 

 

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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