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giovedì 19 Maggio 2022
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Putin, l’Europa e i grandi giochi sulla produzione di energia

Ci sono europei ed europei: quale paese si ritrova più esposto nella produzione di energia e si vedrà aumentare di un bel po’ il conto?

I grandi giochi sulla produzione di energia

Il Tubo riserva sempre sorprese, come quelle che si trovano nei famosi ovetti.
In un collage del 2016, intitolato “Best Putin Jokes” e caricato nel canale “Russka”, per esempio, si vede lo zar che fa sbellicare Romano Prodi sul tema Berlusconi e processi per gli scandali sessuali.

Nella sequenza successiva lo si vede ancor giovane di fronte a una platea nutrita, mentre dichiara la sua difficoltà a comprendere la politica energetica dei tedeschi: “Non capisco perché ad alcuni tedeschi non piaccia l’energia atomica. Non voglio fare commenti, ma non capisco come farete a scaldare le vostre case. Non volete il gas, non volete sviluppare l’energia nucleare, vi scalderete con i caminetti a legna? Ma se volete legna da ardere dovrete comunque venire in Siberia”.

Giù risate tra il pubblico. Evidente che tenesse ad aumentare le esportazioni di gas in Germania, tramite il progetto di North Stream 2, al punto da offrire all’ex cancelliere Schroeder una poltrona nel cda di Gazprom, dopo che il governo russo aveva sottoscritto un accordo miliardario per la fornitura di gas in Cina (si veda, per es. “Il manifesto” del 5 febbraio 2022, articolo in cui è riportato che gli USA avrebbero imposto alla Germania la chiusura di North Stream 2 in caso di attacco russo all’Ucraina, nonostante il cancelliere Scholz avesse candidamente dichiarato che il gasdotto fosse essenziale per la ripresa dell’industria tedesca).

Vediamo un po’, allora, qual era la situazione dei mix energetici nei più importanti paesi europei, nel 2019 e che non è, allo stato attuale delle cose, granché variata.

Germania: gas 8%, carbone 34%, rinnovabili 38%, nucleare 16%, idroelettrico 4%.
Francia: gas 7%, carbone 0%, rinnovabili 8%, nucleare 71%, idroelettrico 14%.
Italia: gas 45%, rinnovabili 23%, idroelettrico 15%, carbone 7%, altro 11%.
Spagna: gas 33%, rinnovabili 28%, nucleare 21%, idroelettrico 10%, carbone 5%,
Polonia (dati 2018): carbone 78,4%, rinnovabili 14,1%, gas 5,5%, altro 2,1%.

Guarda caso, i paesi maggiormente esposti dal lato delle forniture di gas sono quelli del Sud Europa. Con una particolarità: la Spagna importa il gas dall’Algeria, e non dalla Russia.

Posto che lo shale-gas USA – fornito in ogni caso in misura inferiore al fabbisogno europeo almeno per i prossimi due anni – costa dal 30 al 40% in più del gas russo, secondo voi, quale paese si ritrova più esposto nella produzione di energia e si vedrà aumentare di un bel po’ il conto?

Ci sono infatti europei ed europei. E il governo dei migliori, forse perché molto preso dal fare la guerra in poltrona, ha omesso il piccolo particolare per cui tra tutti gli europei quelli che pagheranno il conto più salato saranno soprattutto i cittadini del Belpaese.

Del 45% del gas utilizzato in Italia, la quota importata è dominante (circa il 95%), in questa proporzione (dati 2020, del Ministero per la transizione ecologica):

– Russia, 43%;
– Algeria, 22,8%;
– Norvegia, 11%:
– Qatar, 10,6%;
– Libia, 6,7%;
– USA (GNL), 2,6%;
– Olanda 1,6%;
– Altri fornitori, <1%.

La quota di produzione nazionale è del 4,6%, in calo.

Così si capisce meglio che il gas russo non è sostituibile in neppure due anni. Capisco che Cingolani si stia scapicollando per riformulare il mix energetico nazionale, ma certamente gli USA non saranno in grado di fornire al paese il necessario per i consumi interni se non in una quota minima (tra l’altro non esistono neppure navi gasiere per il trasporto del GNL in quantità sufficiente).

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Raoul Kirchmayr
Raoul Kirchmayr
Insegna Storia e Filosofia nei Licei e dal 2002 è a contratto all’Università di Trieste, dove attualmente insegna Estetica presso il Corso di laurea in Architettura. Ha al suo attivo oltre un centinaio di pubblicazioni.

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