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mercoledì 18 Maggio 2022
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Gli Usa orwelliani di Biden che ha creato il “Ministero per la verità”

Piero Orteca sulle pagine di Remocontro commenta e ricostruisce la vicenda del cosiddetto Ministero per la verità ideato da Biden contro la presunta disinformazione russa.

Biden e il “Ministero per la verità”

Joe Biden ha istituito il “Ministero per la Verità” No, non è una barzelletta e manco una sparata delle sue. Diciamo che vorrebbe essere una cosa seria ma, guarda tu, sfortunatamente, coincide proprio col giorno in cui si celebra a livello mondiale la libertà di stampa. Ma lui si dimentica del 1º emendamento”.
Come qualcuno aveva tentato di imporre in Rai contro Innaro da Mosca. Negli Usa il DGB, in Italia c’è chi ha avuto la pensata di coinvolgere Copasir e servizi segreti.

Disinformation Governance Board

Il “Wall Street Journal” ha già dedicato, a codesto capolavoro costituzionale del Presidente americano, un paio di articoli che sembrano rasoiate. Lo stesso hanno fatto, discretamente allibiti, i commentatori di altre testate e riviste. Ma che sta succedendo nella “madre” di tutte le democrazie, per arrivare ad assistere a scempi liberticidi siffatti, che sembrano usciti diritti filati da un romanzo di George Orwell?

Dalla teoria alla pratica

Biden ha incaricato il Dipartimento per la Sicurezza interna di “contrastare la disinformazione relativa alla sicurezza nazionale”. Per questo è stato crepato un organismo, il “Disinformation Governance Board”(DGB), incaricato (secondo quanto scrive “Politico”) di focalizzare i controlli, specificamente, sulla migrazione irregolare e sulla Russia. Roger Kopple e Abigall Devereaux, del WSJ, estensori dell’articolo, dicono che sembra quasi uno scherzo del destino se la sigla DGB, ricorda molto da vicino quella del sovietico KGB.

Lo Stato titolare della sola verità ammessa come a Mosca?

Infatti, spiegano, se l’obiettivo dichiarato è quello di separare la verità dalla disinformazione, chi sarà il detentore assoluto di questa scelta? Un organismo politico che risponde allo Stato. Insomma, sostengono (con molto raziocinio) i due giornalisti, affidare al DGB il potere di stabilire ciò che è vero e ciò che è falso, è una vera e propria idiozia (se non peggio). L’incarico di coordinare tutto l’affaire è stato dato al Segretario alla Sicurezza interna, Alejandro Mayoral, che davanti al Congresso (e pare con qualche impaccio) ha spiegato origini e finalità del provvedimento. “Politico” ha bruciato tutti sul tempo, dando anticipazioni sui contenuti. Apriti cielo.

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L’America non è la Russia!

Da quel momento è cominciato il tiro al bersaglio, perché l’America non è la Russia, e questa volta Biden pare proprio che abbia fatto il passo più lungo della gamba.

Le critiche feroci si sprecano. Jeffrey Lord, su “The American Spectator”, dice: “Il primo posto dove cominciare a combattere la disinformazione, sarebbe proprio l’Amministrazione Biden. Ad esempio, per le affermazioni secondo cui il Presidente non era a conoscenza delle iniziative imprenditoriali di suo figlio Hunter; per l’inflazione transitoria “causata da Putin”; per l’ondata migratoria messicana definita “stagionale”; per l’uscita dall’Afghanistan considerata un successo, e i via di questo passo. Di conseguenza, è tempo di denunciare questo attacco alla libertà di parola, gestito dal governo esattamente per quello che è: vero e proprio fascismo”.

Trumpisti ma non solo

Più articolato e, per certi versi, altrettanto pesante, l’intervento di Tucker Carlson, su Fox News. La coordinatrice di DGB, Nina Jankowicz, viene praticamente etichettata come stretta collaboratrice di Biden, con l’incarico di gestire il Ministero della Verità in vista delle elezioni di Medio termine. Secondo diversi analisti, comunque, la presa di posizione della Casa Bianca, anzi, il vero e proprio giro di vite in tema di comunicazione (e “disinformazione”) ha avuto un’accelerata, dopo l’acquisizione di “Twitter” fatta da Elon Musk.

Democrazia da schieramento

Con i sondaggi che già giravano male, tra i Democratici è suonato l’allarme. La sicurezza nazionale non c’entra un fico secco. Quella che invece c’entra è la sicurezza elettorale, dei liberal e del Presidente. Se Biden perde il controllo del Congresso, potrebbero succedere tante cose. A cominciare dalla “blitz-krieg” che i Repubblicani scatenerebbero, riaprendo le 87 pagine dell’indagine conoscitiva sul figlio di Biden (Hunter), che per ora e “congelata” al Senato. È una vicenda di cui, ora, si parla molto negli Stati Uniti, per i business di Hunter quando il padre era vicepresidente. Il ragazzo, comunque, sarebbe sotto accertamento solo per problemi fiscali.

‘RealClearPolitics’

L’ultimo commento al “Ministero della Verità” di Biden, lo lasciamo a “RealClearPolitics”. Il prestigioso sito di analisi politica si è rivolto direttamente alla Casa Bianca, per sapere quali strumenti si intendano utilizzare per accertare la disinformazione. Hanno paura che, di questo passo, senza che se ne accorga, il Presidente degli Stati Uniti si metta sotto è la suola delle scarpe il 1º emendamento.

Piero Orteca su Remocontro

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