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lunedì 23 Maggio 2022
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La linea rossa della Nato

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio scorso il ruolo della Nato è diventato sempre maggiore, al punto da essere orami decisivo per le sorti dell’esercito ucraino.

Il ruolo della Nato in Ucraina

Per capire quale sia il ruolo della Nato nella guerra che l’Ucraina sta combattendo contro la Russia, prima di tutto occorre tenere presente che quando si dice Nato in realtà si dice Stati Uniti, dato che sono gli americani a comandare la Nato, benché l’America agisca anche indipendentemente dalla Nato (si pensi, ad esempio, al ruolo della Cia).

Quindi sarebbe più corretto chiedersi quale sia il ruolo degli Stati Uniti e della Nato in questa guerra, benché per semplicità si possa usare il termine Nato per denotare anche l’apparato militare e di intelligence dell’America che sta collaborando con le forze armate ucraine.

D’altronde, che sia Washington a detenere le “chiavi strategiche” (ossia politiche ed economiche) del regime ucraino è noto, dato che senza gli aiuti degli Usa (e invero anche quelli della Ue, sia pure solo sotto il profilo economico) lo Stato ucraino sarebbe fallito da un pezzo. Ma quel che qui preme capire è il ruolo militare della Nato in questa guerra.

Certo, i Paesi della Nato non si limitano ad inviare armi ed equipaggiamento militare agli ucraini. Del resto, è noto che la Nato aveva già “integrato” il sistema di comando ucraino nel proprio apparato di comando, controllo, comunicazioni e intelligence prima che scoppiasse questa guerra, tanto è vero che il generale di brigata americano Jospeh Hilbert, comandante del 7° Army Training Command, ha dichiarato qualche giorno fa – la notizia è stata riportata anche da alcuni giornali italiani, tra cui il “Corriere della sera” – che dal 2015 ossia dall’inizio della Joint Multinational Training Group-Ukraine fino al gennaio scorso sono stati addestrati nella base ucraina di Yavoriv 23.000 soldati ucraini.

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Ovviamente dopo l’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio scorso il ruolo della Nato è diventato sempre maggiore, al punto da essere orami decisivo per le sorti dell’esercito ucraino.

In pratica, adesso la Nato collabora con lo Stato maggiore delle forze armate ucraine “monitorando” costantemente il teatro di guerra (con aerei, droni, satelliti ecc.), al fine di acquisire il maggior numero possibile di informazioni sull’esercito russo in Ucraina (e in generale sulle forze armate russe), con il supporto dei servizi di intelligence (in specie angloamericani) che, con ogni probabilità, si avvalgono anche della collaborazione di una “quinta colonna” presente nella stessa Russia e perfino in Bielorussia.

Lo Stato maggiore delle forze armate ucraine può quindi sempre avere “in tempo reale” un quadro chiaro della consistenza e della dislocazione delle forze russe.

Ma la Nato e i servizi di intelligence angloamericani conducono contro la Russia anche una guerra elettronica ed effettuano pure operazioni di cyberwarfare, benché si tratti di “operazioni coperte” eseguite in collaborazione con gli ucraini. Il vantaggio di cui godono gli ucraini è pertanto notevole, tanto più che i russi non possono attaccare le forze armate della Nato se non vogliono scatenare la terza guerra mondiale, e devono quindi limitarsi a cercare di “intossicare” e danneggiare l’apparato di comando, controllo e comunicazioni delle forze armate ucraine.

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In sostanza, l’America insieme con i suoi alleati sta conducendo una guerra non solo “indiretta” contro la Russia, come del resto dimostrano le rivelazioni del “New York Times” sul ruolo decisivo dell’America per quanto concerne l’uccisione di generali russi e l’affondamento dell’incrociatore Moskva.

Si tratta di rivelazioni che hanno messo in serio imbarazzo la Casa Bianca, che ha dovuto gettare subito “acqua sul fuoco” per non aggravare i rapporti – anche già troppo tesi – con il Cremlino. Pare inevitabile allora chiedersi fino a che punto intenda spingersi l’America e fino a che punto la Russia sia disposta a subire di essere attaccata dall’America e dai suoi alleati senza reagire.

D’altra parte, le guerre, possono cambiare anche i confini (basti pensare al conflitto israelo-palestinese) ma in definitiva quel che conta, se non si è accecati dal nazionalismo, è ciò che si può ottenere in cambio di un (limitato, s’intende) mutamento dei confini, soprattutto se, di fatto, non equivale ad una sconfitta. O la libertà, la sicurezza e la pace valgono meno di una (piccola) striscia di terra? Insomma, pare lecito ritenere che anche per quanto concerne la questione ucraina si dovrebbe tener conto del rapporto costi-benefici in un’ottica “realistica”, senza dimenticare che in Ucraina è in corso anche una guerra civile tra il regime di Kiev, che indubbiamente gode del sostegno della stragrande maggioranza degli ucraini, e gli ucraini di etnia russa.

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Questo significa allora che ci si deve schierare con il “regime di Putin”? No, perché è falsa e ingannevole l’alternativa o America o Russia. Ha scritto Marat Gabidullin nel libro “Io, comandante di Wagner” che la Russia in questi anni ha investito in programmi militari “miliardi di dollari, quando le persone anziane sono costrette a vivere di pensioni umilianti e le cure mediche per i bambini sono finanziate con le raccolte fondi in tv!”, e che la maggioranza dei russi “approva la linea del partito e del governo.

Il cervello dei miei connazionali, che la propaganda ha trasformato in pappa, accetta senza battere ciglio l’idea di ‘denazificazione’ e ‘demilitarizzazione’ dell’Ucraina. Pieni di soldi, ben pasciuti e con indosso abiti firmati occidentali, i proprietari di ville in Europa e negli Stati Uniti hanno fiaccato a tal punto lo spirito dei russi che i miei connazionali sono pronti a sentirsi orgogliosi per le esibizioni di forza, dimenticando le loro esistenze miserabili.”

Giudizi duri e anche discutibili, soprattutto considerando la demenziale russofobia che politicanti e media occidentali stanno diffondendo, ma che offrono un’immagine più realistica della Russia di Putin di quella diffusa da chi pensa che il grottesco mondo degli oligarchi russi possa rappresentare un’alternativa valida al capitalismo predatore occidentale e che la macchina della disinformazione del Cremlino non sia dannosa e pericolosa solo perché quella occidentale sta trasformando in pappa il cervello degli occidentali.

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Né riconoscere che di questa terribile mattanza non è responsabile soltanto la Russia implica necessariamente che si debba giustificare l’invasione dell’Ucraina (vi è differenza tra legittima difesa – che implicava la difesa delle due repubbliche del Donbass – ed eccesso di legittima difesa), con tutto quel che ne è conseguito e che ne può conseguire non solo per l’Ucraina ma per la stessa Europa e in particolare per l’Europa continentale occidentale i cui interessi sono sicuramente diversi da quelli degli Stati Uniti.

Comunque sia, ora la questione cruciale è un’altra ossia capire quale sia la linea rossa che non si deve superare. L’alternativa, infatti, come ha riconosciuto anche il filosofo tedesco Jürgen Habermas, non può essere tra vittoria e sconfitta, dato che la Russia è una superpotenza nucleare, non certo una “tigre di carta” come affermano insipienti guerrafondai.

L’alternativa dunque che adesso conta veramente è tra una “pace giusta”, che garantisca l’indipendenza e la sicurezza dell’Ucraina, e una guerra disastrosa, che mette a repentaglio la sicurezza di tutti.

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Fabio Falchi
Fabio Falchi
Saggista e ricercatore indipendente. Tutte le sue pubblicazioni: https://independent.academia.edu/Ffalchi

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