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domenica, Luglio 3, 2022

Bankitalia: stime nere per l’Italia. Ocse: stipendi a picco rispetto al resto d’Europa

Bankitalia ammonisce: se il conflitto in Ucraina dovesse sfociare in un’interruzione nelle forniture di gas dalla Russia, le conseguenze sul Pil sarebbero molto pesanti. L’aumento dei prezzi non era così alto dal 1986.

Bankitalia: inflazione e crescita al ribasso

Bankitalia: “L’interruzione delle forniture di gas, con un inasprirsi del conflitto ucraino, comporterebbe un forte impatto sull’Italia. Il tasso di crescita si ridurrebbe a -0,3 per cento nel 2022 e a -0,5 nel 2023: sarebbe dunque più basso di circa 4 punti percentuali quest’anno e di 3 il prossimo rispetto a quanto stimato in gennaio, comportando una prolungata recessione. Per l’Italia ci sarebbero ripercussioni anche per l’ inflazione che potrebbe arrivare al 7,8%.”

Comunque nessun problema, perché i salari anche in Italia sono “aumentati” in questi ultimi anni.

Difatti, secondo l’Ocse la variazione tra la media degli stipendi del 1990 e quelli del 2020 in Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia e Grecia è stata maggiore del 30%, in Belgio e Austria è stata maggiore del 20%, in Olanda e Portogallo è stata maggiore del 15%, in Spagna è stata del 6,20% e in Italia è stata del 2,90%.

Tuttavia, anche se si prevede che nel 2022 gli stipendi reali saranno più bassi del 5%, il vero problema secondo il presidente di Confindustria Bonomi, è l’esistenza di un “grande competitor” ossia il reddito di Cittadinanza, che ammonta in media a ben 500 euro mensili.

No, così non si può “competere”.

La miseria di chi odia i poveri

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Fabio Falchi
Fabio Falchi
Saggista e ricercatore indipendente. Tutte le sue pubblicazioni: https://independent.academia.edu/Ffalchi

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