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martedì 17 Maggio 2022
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Gramellini promuove il nazista dal volto umano ma nessuno ne chiede la testa alla Rai

Su Rai3 Gramellini paragona il generale Abroskin della brigata Azov a “Schindler” e il nazismo a “una scelta sbagliata“.

Gramellini e il nazista dal volto umano

Continua senza sosta la corsa all’umanizzazione del lato oscuro della resistenza ucraina: la narrazione bellicista italiana, con la scelta del governo di abbandonare ogni parvenza di mediazione, di cautela o anche di semplice osservazione di alcune realtà anche possibili, ha preso a cuore le sorti del controverso battaglione nazionalista Azov.

Controverso in quanto ritenuto pesantemente filo-nazista e stragista, e non perché lo dicono gli amici di Putin in Italia, quella strana congrega che esiste solo nella fantasia di alcuni opinionisti, ma perchè così risulta da rapporto Osce del 2016 che li indica come responsabili di uccisioni di massa, occultamento di cadaveri e torture.

E così siamo passati dall’intervista su Repubblica a un capitano del reggimento, Kuharchuck che legge e cita Kant, al ritratto del maggiore Projipenko, ultrà nero della Dinamo Kiev, che Zelensky ha proclamato eroe nazionale.

Ma la vetta la raggiunge Massimo Gramellini che sabato sera è andato in onda su Rai3 con un elogio struggente di Vyacheslav Abroskin, generale della brigata Azov:

“Soldato sanguinario che chiama ‘orchi’ i russi e ne ha già uccisi a grappoli senza pietà, sta difendendo Odessa, ma sua figlia adolescente è rimasta a Mariupol”, e da lì racconta al papà “dei bambini che stanno al freddo al buio, che bevono l’acqua dei termosifoni e mangiano grano saraceno inzuppato con l’acqua sporca delle pozzanghere”.

Il “terribile generale Abroskin”, prosegue Gramellini, “ha ascoltato sua figlia in silenzio poi ha aperto la sua pagina Facebook e ha scritto una lettera ai russi”, che l’uomo del caffè iperzuccherato legge con estrema solennità facendoci scoprire che il generale nero offre la sua vita in cambio di quella dei bambini di Mariupol.

Ed ecco che Gramellini sente tutto il pathos della narrazione: “Questo generale è un guerriero fanatico, un violento, un simpatizzante nazista ma è disposto a sacrificare la sua vita, e chissà quali torture gli farebbero prima di ucciderlo, per mettere in salvo quella dei piccoli sopravvissuti di Mariupol”. Ma non basta ancora, ed ecco allora il coup de théâtre:

“Abroskin non è un uomo buono. Gli ebrei lo definirebbero un ‘giusto. Com’era Oskar Schindler. I giusti possono anche avere delle idee sbagliate, ma i gesti non li sbagliano mai, perché non sono sordi al richiamo dell’umanità”.

A parte che ci piacerebbe sapere cosa ne pensa la comunità ebraica di questo paragone, ma poi non ci risulta che Oscar Schindler uccidesse persone, anzi. E poi parlare di “idea sbagliata” riferita al nazismo ci sembra lievemente riduttivo.

No, Gramellini ha fatto un vero e proprio elogio del gesto eroico che annulla i peccati precedenti, l’esaltazione del sacrificio finale, cioè tutti gli archetipi della destra reazionaria condensati in un breve racconto di presunta “epica”.

Tra l’altro il generale Abroskin si è limitato a scrivere un post su Facebook, mica è andato a trattare lo scambio con i generali russi. Avete capito? Un post su Facebook è diventato occasione per un panegirico retorico che si conclude nel modo peggiore:

“Sarebbe più tranquillizzante – dice Gramellini – pensare che ci sono solo i buoni e i cattivi, ma è proprio quando la vita ci mette sotto pressione che ci spogliamo dei pregiudizi delle ideologie. E scopriamo chi siamo davvero”. 

Nazisti dal volto umano. E alla Rai trasecolata per le parole “equivoche” di Orsini, questo invece va bene?

 

 

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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