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venerdì, Luglio 1, 2022

Copasir e Corriere rilanciano la caccia ai putiniani d’Italia. Siamo al grottesco e al tragico assieme

Questo il titolo sparato oggi in primo piano dal Corriere: “La rete di Putin in Italia: chi sono influencer e opinionisti che fanno propaganda per Mosca” che unito all’inchiesta del Copasir si fonde in una pagina grottesca e nera della stanca democrazia italiana.

Copasir e Corriere rilanciano la caccia ai putiniani d’Italia

L’inchiesta del Copasir sulla presunta “rete di Putin in Italia” viene accolta dalla maggior parte dei mezzi d’informazione mainstream come fosse una cosa normale e non per quello che è realmente, cioè una vergogna censoria che non dovrebbe essere accettata da nessun democratico, indipendentemente dalle posizioni sulla guerra russo-ucraina.

E invece tutto questo non solo non viene condannato ma addirittura trova sponde floride come sul Corriere della Sera:

“Il materiale raccolto dal Copasir individua i canali usati per la propaganda e ricostruisce i contatti. Così la «macchina» fa partire la controinformazione nei momenti chiave attaccando i politici pro Kiev e sostenendo quelli dalla parte dei russi”.

I capi d’accusa contro “la rete dei putiniani” sono essenzialmente aver esposto le ragioni dei russi e criticato il governo italiano. Il Copasir indaga e il Corriere gli fa da sponda su una questione squisitamente censoria, di delitto d’opinione, in una forma grottesca che ufficialmente vorrebbe affrontare la questione delle fake news.

Nell’articolo invece si finisce alle solite liste di proscrizione. Il reporter Giorgio Bianchi viene messo all’indice:

“Il bombardamento di messaggi anti governativi e filo-putiniani aumenta in corrispondenza dei passaggi politicamente decisivi. Così è stato quando si è votato la prima volta sull’invio di armi e così sarà il 21 giugno, quando si voterà la risoluzione sulla guerra invocata dal M5S di Conte. In questa scia si fa notare Giorgio Bianchi, definito dai report periodici che gli apparati di sicurezza inviano al governo «noto freelance italiano presente in territorio ucraino con finalità di attivismo politico-propagandistico filorusso». Bianchi gestisce il canale Telegram Giubbe Rosse (@rossobruni), che conta almeno 100 mila appartenenti e ha preso di mira più volte il presidente del Copasir, Adolfo Urso.”

All’interno dell’articolo si aggiunge la vetta dell’inserimento tra i “cattivi” di un giornalista, Alberto Fazolo, reo di aver denunciato l’uccisione di 80 giornalisti negli ultimi 8 anni “correlata alla presenza di formazioni paramilitari di matrice neonazista” quando i giornalisti uccisi “sono circa la metà“. Nessuna fonte, così è.

“Quello degli ucraini bollati come «neonazisti» è un filone molto battuto dai sostenitori di Putin e spesso rilanciato da Alberto Fazolo. È un economista e pubblicista che in tv e su Facebook ha sostenuto che «i giornalisti uccisi in Ucraina negli ultimi 8 anni sono 80 e questo numero elevato è correlato alla presenza di formazioni paramilitari di matrice neonazista». In realtà, evidenziano gli analisti, «i giornalisti uccisi a partire dal 2014 sono circa la metà, ma il post di Fazolo ha registrato moltissime condivisioni sia su profili Facebook filorussi, sia su canali Telegram”.

La logica che un paese cobelligerante vieti di diffondere le ragioni del nemico è inevitabile. C’è però il dettaglio (è un eufemismo) che l’Italia non è un paese in guerra, o almeno così ci ripetono da 100 giorni, e se così non fosse qualcuno dovrebbe dircelo, indagare, magari lo stesso Copasir o proprio il Corriere, il principale quotidiano italiano.

Ma anche qui c’è un dettaglio: se l’Italia ammettesse di essere un paese cobelligerante, il Governo cadrebbe un istante dopo averlo ammesso. E allora avanti con l’ipocrisia e con la caccia a chi grida: “Il re è nudo”.

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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