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lunedì 23 Maggio 2022
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Lo stoicismo dell’assistere a Turchia-Italia

Ci voleva del fegato ieri sera per assistere alla partita più inutile della storia del calcio mondiale: Turchia-Italia, finalina tra due squadre eliminate da uno spareggio di qualificazione. Una cosa che solo i geni dietro le scrivanie del mondo autarchico del pallone potevano concepire.

Turchia-Italia 2-3 e poi?

Ammetto che le “finaline” non le amo troppo. Anzi no, non le sopporto proprio. Mica per niente: è quell’atmosfera da gite di fine anno che si fanno pur sapendo tutti che a niente serve, che non aggiungerà nessuna frazione di cultura si suoi più svogliati partecipanti e che rappresenterà semplicemente una sonora rottura di scatole per i malcapitati accompagnatori.

Che è poi esattamente l’atmosfera che si è avvertita ieri sera sul campo che ospitava Turchia-Italia, finale di “consolazione” tra due deluse (forse un po’ di più l’Italia se no per il fatto che la Turchia non è poi così avvezza alle partecipazioni mondiali).

Poi, il termine “consolazione” manda ai matti me, figuriamoci quei giocatori che si vedono obbligati a farne parte: chi ha voglia di essere consolato dopo uno smacco epocale, dopo una debacle definitiva che ti relega all’attesa di quattro (dico quattro) anni per consegnarti la possibilità di giocarti un minimo riscatto? Consola ‘sta cippa, mi verrebbe da dire, ma non lo dirò.  Come quando sei incazzato abbestia e qualcuno, fresco fresco, ti viene ad esortare, premuroso: “stai calmo”. Ecco, quella è la frase che ti fa incazzare ancora di più. Quindi grazie, prego, scusi tornerò, ma la consolazione tiettela pe’ tte.

A Dirla tutta: ma a chi frega se arrivi terzo o quarto? Chi si ricorda chi è arrivato terzo ai mondiali del 1974? A quelli dell’82? A malapena ricordiamo le finaline a cui l’Italia ha partecipato, figuriamoci quelle delle altre nazionali. Per dovere di cronaca e per chi non ha voglia di googolare: nel 1974 la finalina è stata Polonia-Brasile 1-0, nel 1982 Polonia-Francia 3-2. Mi sovviene or ora che magari ai polacchi invece interessa. V’assapè.

Normalmente le finaline, proprio perché disputate in quell’atmosfera di liberi tutti, hanno un andamento da partita scapoli contro ammogliati. Altrettanto normalmente gli scazzatissimi allenatori si adoperano a mettere in campo la peggiore squadra che hanno a disposizione con la scusa di “sperimentare”, quando invece poi sanno tutti che, più semplicemente, stanno cercando di fare un favore – servili – alle squadre di club cui quei giocatori appartengono, facendoli salvi da eventuali infortuni.

Se non altro, e se proprio lo si vuole cercare col lanternino, va riconosciuto il merito, a questo tipo di match, di esercitare una funzione distensiva sugli spalti: è in questi appuntamenti che si palesano i tifosi occasionali cui possono accedere senza temere scontri tra falangi di esagitati, possono portare i figlioletti senza preoccuparsi di portarli via in fretta sotto braccio per sottrarli a risse incontrollate, si possono divertire a fare la hola e praticare altre amenità variegate da gradinata.

Non ci si può aspettare certamente, da questi eventi che sono poco più che tristi vernissage di artisti decadenti, chissà quali contenuti tecnici: state pur certi che l’unico – non dico fuoriclasse – giocatore di spicco dell’una e dell’altra squadra sarà immancabilmente in panchina per tutta la partita (ammesso che non sia già tornato in fretta e furia in patria come hanno già fatto, nel nostro specifico, Berardi, Verratti, Jorginho, Immobile e Insigne).

Lo sventurato spettatore descritto pocanzi si ritroverà ben presto a dover accettare il nefando verdetto: i soldi che ha speso per vedere i suoi beniamini sono irrimediabilmente finiti nel cesso.

E in effetti Turchia-Italia ha rispettato le aspettative: non è neanche il caso di perdere troppo tempo a provare prodigarsi in disquisizioni tecnico-tattiche. Sarebbe dare troppa importanza ad un incontro che suscitava lo stesso interesse di chi decidesse di seguire la finestra di defrag su di un computer che non è neanche suo (si è capito che sono un boomer?).

Ma volendo per forza dire qualcosa: i padroni di casa hanno una squadra per niente malvagia, un paio di giovani che andrebbero seguiti prima che arrivino a costare un’assurdità, e quindi un futuro su cui sarebbe sensato puntare e insistere.

L’Italia ha mostrato la solita sterilità in attacco. Non ingannino i tre gol realizzati: uno è venuto da calcio piazzato ben calciato da Biraghi (che se nel calcio come nel rugby si potesse fare entrare un giocatore solo per calciare da fermo sarebbe uno che fa davvero la differenza), l’altro da un gentile cadeau di Bayindir, il terzo in forma assolutamente casuale. Di azioni ariose, collettive e ficcanti manco l’ombra: e in effetti non si ricorda un solo intervento del sopramenzionato estremo turco.

A proposito di estremi: Donnarumma? Boh: Girata la domanda ad amici milanisti, questi mi rispondono giurando e spergiurando che sia da sempre (e non da quando è andato via facendoli incazzare neri) un sopravvalutato. Mi sa che alla fine gli darò ragione. Raspadori neanche male.

Scamacca dovrebbe intanto lavorare sui fondamentali su cui mi sembra un tantinello scoperto. Per contro, ha fisico, gamba e tiro: rimandato a settembre, ha dalla sua il fatto di essere giovane. Come dicono i veri cronisti del calcio, “ha ampi margini di miglioramento”.

Tonali come mezz’ala sinistra mi è parso frenato alquanto: è uomo dall’azione che reclama un più ampio raggio, non sarebbe forse il caso di osare e dargli – più o meno definitivamente – le chiavi del centrocampo azzurro? Per Sensi, un discorso a parte: se il fisico lo sostenesse con una certa continuità sarebbe un regista di livello superiore e potremmo con Verratti esprimere una qualità che poche altre squadre potrebbero vantare.

Sempre per dovere di cronaca: si è vinto per 2 a 3, ma niente di serio. Il Mancio ha così potuto trovare un motivo per forzare un paio di muscoli facciali per abbozzare un sorriso, che la vita continua, che vedrete che il futuro ci arriderà, che i prossimi mondiali li vinciamo noi a mani basse. I soliti proclami, direbbero i più. E che deve dì, povero cristo, dico io?

Anche ieri mi sono soffermato (ma giusto cinque secondi) a chiedermi come e dove questa squadra abbia trovato forza e capacità per vincere gli ultimi europei: Qualche risposta l’ho trovata scorrendo l’albo d’oro dei campionati europei di calcio disputati fino ad ora e facendo andare un po’ la memoria: ho potuto così constatare che l’europeo è una kermesse che si presta sovente a consegnare l’alloro a squadre carneadi: tralasciando l’URSS vincitrice nel 60 in un torneo che era appena un abbozzo di competizione continentale, tra queste troviamo la Cecoslovacchia del 76, della Danimarca del 1992, della Grecia del 2004.

Insomma la competizione europea se ne infischia delle tradizione e – per motivi che a me sfuggono – si diverte a regalare, ciclicamente, un po’ di gloria anche a certi insospettabili. Sempre scorrendo almanacchi e albi vari, ho scoperto che il fatto di aver vinto la scorsa edizione e non esserci qualificati per i mondiali non è un evento particolarmente raro, è già successo ad altri. Ecco qualcosa che ci può un minimo consolare.

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Lavora "indegnamente" per la forza armata dell’aria da sempre (ma sono solo problemi loro). Lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi, popolano di lignaggio, ha un’insana tendenza ad annoiare e ad annoiarsi.

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