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giovedì 19 Maggio 2022
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Processo plusvalenze: si va verso sanzioni pilatesche

Il processo plusvalenze ha preso ufficialmente il via e per chi verrà ritenuto colpevole  si procederà con ammende e inibizioni, cioè sostanzialmente nulla.

Processo plusvalenze, richieste apparentemente severe e invece…

Il processo plusvalenze ha preso ufficialmente il via con la prima udienza e, come già anticipato da tempo, i club coinvolti, a parte i casi più delicati di Parma e Pisa, non rischiano punti di penalizzazione sul versante sportivo. Per chi verrà ritenuto colpevole di aver contabilizzato plusvalenze fittizie si procederà con ammende e inibizione dei dirigenti sportivi coinvolti.

La tempistica prevista è che la sentenza sarà pronunciata probabilmente venerdì, il processo d’appello scatterà fra un mese prima di chiudere con il Collegio di garanzia presso il Coni dove il pronunciamento potrebbe arrivare almeno dopo un mese visto il numero ingente di posizioni da analizzare.

L’accusa ha richiesto 12 mesi d’inibizione per Andrea Agnelli, 16 per Fabio Paratici, 8 per Pavel Nedved e Maurizio Arrivabene, 11 mesi e 5 giorni per Aurelio De Laurentiis. Chieste anche ammende per Juventus (800.000 euro) e Napoli.

Eppure, dietro l’apparente severità delle sanzioni, all’atto pratico c’è il nulla: non esiste sanzione più inefficace dell’inibizione per un dirigente calcistico

Sul Corriere dello Sport  Alessandro Giudice, tra i più seri e preparati commentatori di questioni economico-finanziarie, ha definito quella della Procura Figc una decisione pilatesca.

Sarà l’atmosfera penitenziale della Settimana Santa ad avere ispirato una decisione pilatesca alla procura federale, ma la richiesta di inibizione per diversi dirigenti in carica (Agnelli, De Laurentiis, Nedved, Arrivabene, Cherubini) come per quelli ormai lontani dalla Serie A (Paratici) e presidenti che nel frattempo hanno venduto (Preziosi) o si sono dimessi (Ferrero) pare espressione del più classico cerchiobottismo italiano.

Dietro l’apparente severità delle sanzioni (mesi e anni di inibizione) all’atto pratico c’è il nulla, perché non esiste sanzione più inefficace per un dirigente calcistico che dichiararlo teoricamente impossibilitato a svolgere le sue attività.

Chi, se non i club, ha beneficiato di questi ipotetici illeciti? Come si può dunque calcare la mano (si fa per dire) sui dirigenti senza sanzionare adeguatamente i club? Le richieste di sanzioni per le società sono solo pecuniarie, del tutto irrisorie se fossero reali i vantaggi indebiti conseguiti negli anni.

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