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venerdì, Luglio 1, 2022

Il ritorno della piccola leggenda: il Nottingham Forest torna in Premier League

A Wembley il Nottingham Forest s’impone per 1-0 contro l’Huddersfield nella finale playoff di Championship e centra lo storico traguardo. Il campionato ritrova una ex big: nel ’79 e ’80 vinse due Coppe dei Campioni di fila.

Il Nottingham Forest torna in Premier League

Era l’estate del 1978 l’anno in cui il Nottingham Forest vinse il suo primo e ultimo campionato inglese. Giusto un anno prima era stato promosso dalla seconda serie, tirato dalle secche delle serie inferiori in un solo triennio dal suo allenatore leggenda, quel Brian Clough che con il suo fido scudiero Peter Taylor qualche anno prima aveva portato alla vittoria del titolo un’altra outsider eccellente, il Derby County.

Quell’anno il Forest prese il primo posto alla nona giornata e non lo lasciò più fino alla fine. I pochi ragazzi che dall’Italia seguivano le vaghe notizie dei campionati esteri dalle pagine del Guerin Sportivo, non potettero che prendere a cuore le vicende di questa squadra di provincia con quel nome che rievocava le avventure di Robin Hood e la sua mitica foresta e così diventarne entusiasti tifosi. Gli eroi di quella cavalcata che più tardi si rivelò solo un preludio ad una vera e propria epopea erano Shilton; Anderson, Lloyd, Burns, Clark; Mills, Mc Govern, Gemmill, Robertson; Birtles, Woodcock.

L’anno dopo il Forest potè partecipare alla sua prima coppa dei Campioni. All’epoca non c’erano gironi e sorteggi pilotati come oggi in Champions League. Il sorteggio era libero e poteva persino succedere che due squadre della stessa nazione potessero incrociarsi già dai primissimi turni.

E infatti capitò che ai neocampioni d’Inghilterra venisse abbinato come avversario del primo turno proprio quel Liverpool che l’anno prima era arrivato secondo in campionato.

Contro ogni pronostico passò il Forest che in casa rifilò il risultato inglese per eccellenza, 2-0, poi al ritorno, impostando una partita tutta fatta in barricate strappò ai Reds il pareggio a reti bianche.

Con un inizio così, non poteva succedere che non arrivasse in fondo alla competizione. Fu così che approdò alla finale dove incontrò gli svedesi del Malmoe. Fu una finale senza storia, 1-0 per gli inglesi con gol di Trevor Francis che un pugno di anni dopo sarebbe approdato anche nella nostra serie A, firmando con la Sampdoria. Francis fu l’unico acquisto – esorbitante per le esigue casse di società – che l’estate precedente Brian Clough aveva imposto alla dirigenza e ne fu – come si vede – abbondantemente ripagato. La formazione tipo era Shilton; Anderson, Lloyd, Burns, Clark; Francis, Mc Govern, Bowyer, Robertson; Birtles, Woodcock.

L’anno successivo il Forest si ripresentò al nastro di partenza della Coppa dei Campioni come detentore, l’anno precedente aveva concluso il campionato al secondo posto.

L’edizione 79/80 propose al Forest una serie di avversari di livello modesto, fino all’approdo alle semifinali per i quali venne estratto come avversario il blasonatissimo Ajax. Non erano certo i lancieri dei tempi migliori, Cruijff già si era spostato in Spagna, nel Barcelona, ma ancora tra i suoi ranghi c’erano mostri sacri come Krol, Arnesen, Kieft e Jensen. I rossi vinsero due a zero in casa, poi lasciarono i tre punti ai lancieri ad Amsterdam in maniera indolore, perdendo di misura 0-1.

La finale li vide opposti all’Amburgo (oggi nobile decaduta) di Magath e Hrubesch ma anche di Kevin Keegan, ex Liverpool giunto in Germania un paio di stagioni prima e per ovvi motivi animato da intenti quanto meno bellicosi. Non fu una partita spettacolare, il Forest segnò al ventesimo con lo scozzese Robertson, poi come di consuetudine Clough impostò il suoi gioco su di una difesa ordinata: stesso risultato della finale dell’anno prima, 0-1 e seconda Coppa Campioni in bacheca.

La vittoria di Madrid fu l’apice di quella epopea: durante il decennio che era alle porte all’epoca di quelle vittorie, il Forest vivacchiò nelle zone di rincalzo della prima divisione togliendosi la soddisfazione, al tramonto degli anni ottanta, di vincere la League Cup due volte e la Full Members Cup, entrambe competizioni di valore minore.

Arrivarono gli anni 90, il calcio stava cambiano un po’ in tutta Europa, i grandi gruppi finanziari avevano cominciato ad appropriarsi di talune società calcistiche. A quei cambiamenti epocali la società Forest non seppe adeguarsi e le proprietà che si avvicendarono per un intero decennio non sembrarono in grado di ridare lustro al blasone che il Forest avrebbe meritato.

Alla fine della stagione 1992/93 arrivò la retrocessione in first division, (e con quella il ritiro di Brian Clough) e successivamente la subitanea promozione, l’anno dopo. Ma ormai la direzione sembrava segnata, verso il basso: una nuova retrocessione arrivò due stagioni dopo. Sarà quella l’ultima partecipazione alla Premier League del glorioso Nottingham Forest che anzi, nella stagione 2004/2005 toccherà il punto piu basso della sua storia recente: la retrocessione in Football League One, la nostra serie C.

Per fortuna non vi si stabilì per troppo tempo e l’anno dopo fu promosso di nuovo in Championship. Sono stati vari i tentativi di riportare il Forest in Premier league durante il primo decennio del duemila, tra numerosi avvicendamenti societari e svariati cambi di allenatore: gli esiti sono stati quasi sempre nefasti.

E si arriva a oggi, campionato 2021-2022 e le cose sono cambiate: nell’attuale stagione il Forest ha iniziato male, poi con un incredibile crescendo rossiniano iniziato nel girone di ritorno, ha scalato posti su posti a suon di gol e di vittorie convincenti, agganciando solo verso la fine del campionato i posti validi per giocarsi i playoff.

All’ultima giornata il Forest ospitava la seconda in classifica, il Bournemouth, a soli tre punti sopra, Una vittoria avrebbe assicurato la diretta promozione in Premier League. Purtroppo i ragazzi di Steve Cooper quella partita la giocano contratti, timorosi e intimiditi: perderanno per 0-1, scalando al quarto posto, comunque valido a giocarsi il playoff.

In semifinale incontrano lo Sheffield United retrocesso la stagione prima. Il Forest vince fuori casa per 1-2, lasciando intendere che il ritorno sarà poco più che una formalità. Ma come contro il Bournemouth la squadra gioca bloccata, senza animo. Finisce che perde con lo stesso punteggio dell’andata. Ai rigori Brice Samba si veste da Superman e para tre rigori: per il Forest sarà finale finale playoff.

Si gioca a Wembley, e la data è… oggi.

Quella finale se la giocano Nottingham Forest e Huddersfield Town al Wembley Stadium davanti a 80mila spettatori, divisi equamente in total red da una parte e blue and white dall’altra.

Le squadre si dividono anche il gioco, il primo tempo è tutto ad appannaggio del Forest, il secondo dell’Huddersfield che preme forte fino al 96esimo. Premerà senza successo: purtroppo per loro il Forest ha fatto suo il primo tempo, segnando al ventesimo con un’autorete di Colwill.

Al 97esimo è l’apoteosi, l’arbiitro sancisce la fine dell’incontro 0-1, e al suono dei ventimila reds che cantano We’ve Got the Whole World in His Hands il fatto atteso per ben ventitre anni è finalmente diventato realtà: il Nottingham Forest ritorna in Premier League. I ragazzi di Steve Cooper sono: Samba; Worrall, Cook, McKenna; Spencer, Yates, Garner,Colback; Zinckernagel, Johnson, Davis.

Bentornato Forest!

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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