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lunedì, Luglio 4, 2022

Nation League, Italia-Germania e la ripartenza con quel che c’è: Barella, Tonali e poco altro

Il debutto in Nation League per la squadra di Mancini è un passaggio interlocutorio nella ricostruzione di una nazionale con pochi talenti, Italia-Germania (1-1) lo ha confermato.

Italia-Germania 1-1, la ripartenza con quel che c’è

Gira che ti rigira, anche nel mondo del calcio arriva poi il momento di voltare pagina. É quello che ha fatto Mancini all’indomani della “finalissima” tra le nazionali vincitrici delle rispettive competizioni continentali per nazioni, Italia e Argentina.

Non é stato sbagliato regalare quella finalissima che finalissima non é ai ragazzi che hanno permesso di arrivarci, ‘che la riconoscenza é sempre una bella cosa. In fondo, non é che poi si chiedesse loro troppo se non – per favore – rimediare una figura barbina. Missione ahimé, non compiuta: l’Argentina ha praticamente camminato sui resti di quei campioni uscenti, non solo in termini di “score” ma soprattutto in termini di gioco giocato.

Troppo é stato il divario tecnico anche solo per spendere due righe a spiegarne le ragioni: quando hai da una parte una squadra conscia delle sue enormi potenzialità, che schiera almeno tre fuoriclasse e una miscellanea di esperienza e freschezza atletica e dall’altra parte hai una squadra smarrita e balbettante, non può certo esserci una tenzone ad armi pari.

Un pó tutti noi tifosi degli azzurri una ragione ce la siam fatta da tempo: la conquista di quella Coppa Europea fu frutto di una serie irripetibile di contingenze favorevoli. Purtroppo appena i pianeti si sono disallineati, la pochezza di quella nazionale é venuta alla luce sfrontatamente con quegli esiti nefasti che tutti conosciamo.

Mancini, esaurita quindi la pratica “riconoscenza”, ha schierato ieri, contro la forte Germania, una nazionale in azzurroverde. Va subito premesso: in questo periodo storico, in Italia non si vedono grandi talenti spingere dietro le prime linee.

Se Tonali può valere Jorginho, Frattesi non vale Barella (che per fortuna é giovane ed arruolabile per ancora una decina d’anni), Locatelli ha ancora molto da imparare da Verratti. Sulla falsa riga del progetto Manciniano ma nell’esigenza di non rendere troppo sperimentale l’undici, il coach ha puntellato la difesa con attori di lungo corso, Florenzi, Acerbi e quel Bastoni che pur giovane d’etá pare che conosca i fatti del campo come un veterano di battaglia.

Davanti, lo Scamacca per il quale il Sassuolo chiede ai suoi pretendenti di mercato mille milioni di trilioni di euro, rappresenta una affidabile scelta in attesa di tempi migliori. Pellegrini dovrá faticare sette camicie per trovar posto in squadra una volta che Chiesa si sará ristabilito, Politano puó al momento contare su una scarsa presenza di concorrenti: insomma, si “conza” il pane con quello che c’é, inutile fare gli schizzinosi.

Anche la Germania sembra in quella fase di rinnovo che quasi sempre é – per tutti – lunga e dolorosa. Invece loro sembrano essere davanti soprattutto perché possono vantare su uno zoccolo duro di giocatori rodati, talentuosi e lontani dalla data di pensionamento: Neuer, Rudiger, Kimmich e Goretzka tra gli altri.

La loro linea verde é ben rappresentata da Sule, Gnabry e Sané e ne hanno di che essere contenti. Purtroppo per loro sono sguarniti davanti: Sané é troppo umorale, Werner é… solo Werner. Infatti non é un caso che Flick gli abbini una cariatide come Müller: dove non arriva il talento magari arriva l’emulazione.

Purtroppo per loro, pare che funzioni diversamente, i tre davanti non vedono palla e la Germania raggiunge il pareggio con Kimmich, un centrocampista, dopo settanta minuti di nulla assoluto del terzetto d’attacco. L’Italia, passata in vantaggio con Pellegrini ha avuto il pregio di non sbracare nel primo tempo quando la Germania ha fatto più la partita è rischiato più volte di segnare.

Ha fatto il compitino e ha preso la sufficienza e per oggi può bastare. Non é il caso di deprimersi, la Nations League é una kermesse più che un vero torneo e quindi si puó sperimentare a piene mani anche a costo di sfondoni indolori. La vera meta sono i prossimi campionati europei, ma per quelli ci vorranno due anni e – in mezzo – un mondiale da studiare davanti alla tv.

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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