Luciano Spalletti è un grande allenatore dipinto dai media, spesso, come un personaggio borderline. Lui ci ha messo del suo e con i suoi comportamenti ha lasciato che gli fosse cucito addosso il vestito dell’allenatore bravo ma desideroso di polemiche ad ogni costo.
Luciano Spalletti non è un filosofo ma un bravo allenatore
Lo chiamano “filosofo” per sminuirlo, ma sono le solite idiosincrasie: in tutto il campionato ha dato dimostrazione di avere grande tecnica e duttilità e contro la Lazio ha perfino insegnato il sarrismo a Sarri.
Inoltre, la sua frase del dopo partita davvero andrebbe scolpita accanto alla statua del Pibe de Oro, davanti al San Paolo (io lo chiamo ancora così, come lo chiamava Diego), ma starebbe benissimo anche alle porte della città o a Piazza del Plebiscito. “Non si può vivere di mediocrità“. Che potrebbe essere un grandioso invito ai giovani di questa città, un invito a volare alto, a darsi grandi sfide, nonostante tutto.
Un invito anche al mondo del pallone, che da quella mediocrità è abitato, dalle società ai suoi commentatori e narratori fino all’ultimo tifoso che mette la mano al culo alla cronista (certo, è violenza, ma è violenza che nasce dalla banalità). Spalletti, beninteso, è un uomo che ha i suoi difetti, come tutti noi – a me non è piaciuto quello che ha fatto alla fine della partita con lo Spartak -, ma mi pare permeato da un senso della sfida, ovunque ci si trovi, che comincia a mancare a molti.

Le strategie di adattamento agli eventi avversi fanno parte dell’umano ma è umano anche forzare, andare oltre il mero adeguamento, porsi domande, rischiare ed avere una visione più ampia, più ricca, più ambiziosa. Si chiama qualità. Mertens, che dopo le sue prodezze si diverte come un bambino, è un esempio di tutto questo, è tecnica eccelsa ed è giocosità unita alla serietà, ma non come in Squid Game, qui il gioco umanizza la vita e le sue forme, non è sadismo.
Forse, ma lo abbiamo scritto in tutte le salse, lo sport è evasione dalla realtà ma di un tipo particolare, che aiuta, a ben vedere, a comprendere la vita. E anche la morte.
Affari da affrontare senza risentimento verso Dio e gli altri, pensando “in grande”, migliorando sé stessi e se ci riesce anche le persone che ci sono attorno. Appunto: non accontentandosi della nostra mediocrità.

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