Il nuovo fair play finanziario di chiamerà regolamento di sostenibilità finanziaria, ma le società più ricche potranno aggirare ancora i limiti salariali.
Per il NYT il nuovo fair play finanziario non cambia nulla
Con la gattopardesca vocazione del mondo del calcio, il nuovo fair play finanziario dell’Uefa si chiamerà regolamento di sostenibilità finanziaria.
L’annunciata riforma si è concentrata molto sulla forma, che è il classico modo per far finta che le cose cambino, senza in realtà cambiarle.
Ad anticipare i contenuti della riforma ci ha pensato il New York Times confermando quel che circolava già da tempo, cioè un progetto frutto di più di un anno in trattative con un gruppo di club d’élite che prevede, di base, che le spese non potranno superare il 70% delle entrate.
“I club più ricchi del calcio aggireranno i limiti salariali con questi nuovi controlli sui costi. I nuovi regolamenti finanziari legheranno la spesa alle entrate del club, rafforzando i vantaggi di cui godono già i più ricchi sul mercato”.
Secondo il Nyt le riforme così concepite non arriveranno a creare tetti salariali e difficilmente impediranno ai club più facoltosi di acquistare i migliori giocatori e continuare a vincere come in questi anni.

“Un regolamento che sembra annacquare l’idea del tetto salariale a lungo sostenuta dal presidente Aleksander Ceferin”. “La Uefa ha abbandonato il concetto e ha optato per una proposta che entrerà in vigore dopo un periodo di attuazione di tre anni”.
Sempre secondo l’analisi del Nyt ci guadagneranno le squadre inglesi, mentre
“in Italia i soli costi salariali spesso superano i parametri proposti dalla Uefa”.
Il nuovo sistema prevede la possibilità per la Uefa avrà il potere di imporre sanzioni sportive finanziarie, e anche la retrocessione tra competizioni: una squadra potrebbe essere retrocessa dalla Champions League in Europa League.
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