Pensiamo ancora che la storia universale coincida con un’europeizzazione del mondo, e non ci stiamo accorgendo che la storia sta andando avanti senza di noi, lasciandoci come scorie.
La storia universale e la guerra
Nei media del mondo si inizia a ridere dello stato totalitario dei media occidentali, e di come l’opinione pubblica occidentale viva in un orizzonte di irrealtà.
Pensiamo ancora che l’Occidente sia “il mondo”, e non riusciamo a realizzare che siamo un angolino, continuiamo a confondere i valori occidentali e il modo di vita correlato con la verità tout court. E gli altri (Cina, Russia, India, tutti paesi emergenti) ci guardano con un misto di stupore e compatimento.
Con questa scelta di spostare la Russia sul versante asiatico (verso Cina, India, Pakistan) ci siamo definitivamente condannati alla marginalità.
Pensiamo ancora di essere la storia universale, che la storia universale coincida con un’europeizzazione del mondo, con l’assunzione universale dei nostri valori e delle nostre forme di organizzazione sociale e politica, e non ci stiamo accorgendo che la storia sta andando avanti senza di noi, lasciandoci come scorie.
L‘’Europa rischia di diventare solo un relitto del passato, incapace di pensare un mondo multipolare.

La filosofia degli ultimi trent’anni, avendo perso la capacità di pensare storicamente, con il suo universalismo astratto che diventa banale eurocentrismo ottocentesco, ha preparato tutto questo.
Salvare la cultura europea significherà sottrarla a questa regressione, a questa incapacità di assumere il punto di vista altrui, a questo delirio per il quale gli altri sono buoni solo se sono come noi, se ci dicono: “vogliamo essere come voi”.
L’universalismo odierno, di fatto una banale copertura ideologica dell’Atlantismo più bieco, è un pensiero di guerra, produce la guerra, perché non può tollerare la differenza e le differenze.
Una ricaduta nell’ottocento, siamo al livello del “fardello dell’uomo bianco”.
Con una differenza: che nell’Ottocento l’Occidente aveva la forza economica e militare per imporre il suo dominio culturale nel mondo.
Ora, invece, ci può solo portare alla catastrofe nucleare o a guerre senza fine.

L’Occidente non sa affrontare il lutto, non sa accettare di essere una tra le tante culture al mondo, e che deve negoziare, parlare, incontrare, dialogare.
La cultura occidentale è malata di universalismo astratto. Mentre viene l’ora di una storia diversa. E di nuovi pensieri.
Non di diffusione della propria identità, della dissoluzione di tutte le culture nell’ordine di mercato, ma della contaminazione. Il pensiero universalistico astratto è un impedimento per andare in questa direzione. Ed è inutile perdere tempo con esso.

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