La docu-serie Netflix Wanna, porta sullo schermo l’incredibile storia della regina delle televendite e di un paese caduto nella seduzione del nulla. E che continua a inseguire slogan senza voler imparare nulla.
Wanna Marchi, santona delle televendite
Grande successo e grandi discussioni, com’era prevedibile, sta suscitando la docus-erie Wanna, in onda su Netflix, che racconta la storia di Wanna Marchi e della figlia Stefania Nobile, salite alla ribalta negli anni Ottanta ma diventate un fenomeno tipicamente “cult” nei Novanta, quelli del “maestro” Do Nascimento e del business che dalla bislacca cosmesi passò incredibilmente a quello della fortuna.
Wanna Marchi è stata la regina indiscussa delle televendite, un volto noto a milioni di italiani, capace di guadagnare miliardi di lire, piazzando a un numero portentoso di clienti prodotti senza alcun valore, dal famigerato prodotto dimagrante che chiamava “scioglipancia” ai rametti di edera spacciati per amuleti contro il malocchio.
Nel documentario di Alessandro Garramone c’è il “colpo” mediatico dell’aver riportato davanti alle telecamere il “maestro” Do Nascimento a Bahia, ricostruendo la sua vicenda.
E dal racconto capiamo che l’ex cameriere del marchese Attilio Capra de Carré (personaggio che scopriamo centrale nella vicenda di Wanna, “oscuro intrallazzatore” con buoni agganci nel mondo di Berlusconi), non ha molto da dire: non è la mente delle varie truffe ma uno che ha avuto un colpo di fortuna ed è scappato ai primi guai.
Quello che si vede poco nella serie sono le vittime e il perchè è abbastanza semplice da capire anche solo attraverso le testimonianze di chi ha accettato di parlare: la vergogna.
Il sentimento prevalente del truffato è quello della vergogna, l’imbarazzo per la propria condizione di inettitudine e sprovvedutezza, in un paese come il nostro dove la furbizia è considerata una dote.
E infatti sull’intera vicenda aleggia subdolamente, a mo’ di pendolo beffardo, l’antico detto “Viene prima l’uovo o la gallina” in forma di nuova parafrasi: la truffa c’è perchè c’è il truffatore o perchè c’è un ‘truffabile’?
Il buco nero dell’illusione
Uno dei punti cardine della vicenda è il rapporto tra Wanna Marchi e sua figlia, un legame madre-figlia malatissimo, simbiotico, che le porta a condividere successi, pericoli, fino alla cella del carcere e anche ora, oggi, la stessa casa.
Due donne consapevoli delle loro azioni ma convinte di poterlo fare perché “io sono Wanna Marchi”. E infatti non traspare nessun pentimento per le loro azioni. “I coglioni vanno inculati” è una delle frasi intercettate alla televenditrice che sintetizza non solo la loro vicenda, ma tutto un modo di vedere il mondo da una parte sistemica della società: con parole più forbite, eufemismi, e comunicati stampa dalla grammatica artefatta, ma cosa credete che pensino dei loro clienti gli addetti ai lavori della finanza, del marketing, dei media e, come approdo finale, della politica?
Quello che emerge dall’intera vicenda ricostruita, non è solo l’assurdo che qualcuno riesca a vendere il nulla (i numeri fortunati) raccogliendo con quest’attività utili per 63 miliardi (!), e non è nemmeno lo spaccato della vita degli anni ‘80, ma la disponibilità di centinaia di migliaia di persone a credere fideisticamente alle parole del volto noto che passava sullo schermo, reputandolo familiare, vicino, finendo poi per fidarsi anche della voce di sconosciuti loro collaboratori al telefono.
Negli archivi della società di Wanna Marchi sono stati trovati i nominativi di 300.000 clienti, ma di queste, a denunciare sono state solo poco più di un centinaio. Gli altri non pervenuti, nascosti, forse in preda alla vergogna o pronti a ricommettere lo stesso errore più e più volte perché incapaci di riconoscere l’origine di quell’errore.
Una dinamica spostata di pari passo nella vita politica del paese, con una massa di individui pronti a fidarsi dell’immagine di personaggi costruiti da esperti della comunicazione, che vendono frasi a effetto per i social, polemiche fittizie, gesti, look, foto di famiglia e sempre meno affrontano questioni politiche reali.
E in questo Wanna Marchi aveva ragione: si può vendere di tutto alle persone, anche il nulla. Soprattutto il nulla.
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- Le destre in guerra: libero commercio e moralismo confessionale
- De Magistris a tutto campo: contro Draghi, PD e destre, serve una rivoluzione etica e culturale
- Come rispondere quando ti dicono: “Se non ti piace l’Occidente perchè non te ne vai in Russia (o Cina, etc etc)”
- Gli equilibri che cambiano: il Pacifico nuovo cuore geopolitico mondiale
- “Dopo Draghi c’è solo Draghi”: la libidine autoritaria del Corriere
- Jeffrey D. Sachs: “L’Ucraina è l’ultimo disastro neocon”
- La politica tra Jus Scholae e Fantabosco
- Cartoline da Salò: il nuovo libro di Alexandro Sabetti

















