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mercoledì, Agosto 17, 2022

Gli equilibri che cambiano: il Pacifico nuovo cuore geopolitico mondiale

Il Pacifico nuovo cuore geopolitico mondiale, chi lo controlla, controlla le merci e la principale via marittima della nuova potenza mondiale; chi vi si affaccia conta un enorme vantaggio strategico.

Il Pacifico nuovo cuore geopolitico mondiale

Il pensiero classico geopolitico (quello anglosassone) identifica l’Asia Centrale e aree adiacenti (Artico asiatico, Siberia, Russia; ogni teorico ha declinato l’area con qualche sfumatura) come il cuore della strategia continentale.

Chi controlla quella fascia di terreno controlla le risorse e possiede profondità strategica (un’area dove ritirarsi).
Attorno a questa area è il Rimland: aree costiere temperate.

Alcuni studiosi hanno puntato sul Rimland come area focale: in questa fascia si sarebbero sviluppate le civiltà complesse.

Storicamente il baricentro economico mondiale si è spostato lungo queste due aree.
Dalla seconda metà del ‘900 stiamo assistendo a un rientro del baricentro verso l’Estremo Oriente (nulla di eccezionale, in realtà la normalità storica).

La Cina sta ritrovando il suo posto nel mondo (la stranezza era che avesse perso così tanto, per così tanto tempo), i paesi adiacenti hanno elevata densità demografica e forte crescita economica.
Il Giappone è terza economia mondiale.

Il presupposto di queste teorie è che una potenza terrestre avrebbe puntato al controllo dell’Europa (Russia e con qualche sfumatura Germania); la nuova affermazione asiatica in parte scardina questa aspettativa.

Vediamo che la complessità globale sta aumentando. Gli Stati si sommano in organizzazioni che perseguono scopi comuni (dove con più, dove con meno coerenza).

Una congiunzione Cina – Russia (con tutti i satelliti euroasiatici annessi) riporta a un blocco tra Asia centrale, Siberia, Russia storica e Estremo Oriente; questo blocco disporrebbe di risorse energetiche, industrie, tecnologie, uomini, profondità strategica.

La nuova affermazione del Pacifico e dell’Indiano spinti dalle rotte commerciali cinesi indeboliranno l’Occidente ancora di più sul lungo periodo (allontanamento lento, ma inesorabile di Australia e Giappone; rilancio produttivo di Africa Orientale, Australe e America Latina).

Il Pacifico diventa nuovo cuore geopolitico mondiale, chi lo controlla, controlla le merci e la principale via marittima della nuova potenza mondiale; chi vi si affaccia conta un enorme vantaggio strategico.

La domanda da porci a questo punto è: quando accadrà? Quanto tempo ci vorrà? Che rivalità nasceranno?

Brasile, India, Cina, Sudafrica, Vietnam, Iran, Perù, Cile, Argentina… Non ci sono troppi galli nel pollaio? Non pensiamo ad oggi, ma guardiamo in prospettiva.

Già ora gli interessi di IBSA (India, Brasile, Sudafrica) non coincidono al 100% con quelli cinesi e la Cina tende a fare da monopolista.

Ora siamo in un momento di tensione e il gruppo regge (come ressero gli Alleati durante la II Guerra Mondiale), ma dopo?

E se gli USA stessero puntando a una temporanea chiusura nel proprio cortile nord-atlantico in attesa che le divisioni interne facciano il resto?

Se ci pensate è la strategia che Nixon e Kissinger adottarono durante la Guerra fredda con Cina e Russia e non a caso Kissinger sull’Ucraina dice di lasciarli fare.
Quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima.

“Un’operazione militare comporta l’inganno. Anche se sei competente, cerca di sembrare incompetente. Anche se capace, cerca di sembrare incapace” una massima di Sun Tzu che si adatta a tutti.

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Si è occupato di storia, geopolitica e psicologia a livello universitario. Pubblica di storia e antropologia latinoamericana. Condivide riflessioni in libertà sul suo profilo Facebook.

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