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mercoledì, Agosto 17, 2022

De Magistris a tutto campo: contro Draghi, PD e destre, serve una rivoluzione etica e culturale

Il 9 luglio è iniziato il percorso che dovrebbe portare alla nascita dell’Unione Popolare, il nuovo soggetto politico che si prefigge di rappresentare gli strati più sfruttati della popolazione, i territori marginali, le vertenze ambientali, le pacifiste ed i pacifisti; una forza aggregativa fondata sulla partecipazione, tenuta a battesimo da Luigi De Magistris e promossa con Rifondazione, Potere al Popolo, le parlamentari di ManifestA, i movimenti ambientalisti ed animalisti, il sindacato di base, le reti di studenti e studentesse.

Ne abbiamo parlato con l’ex sindaco di Napoli in una lunga chiacchierata che ha toccato vari temi.

Luigi De Magistris a tutto campo

L’Unione Popolare: una partenza per arrivare dove?

In realtà è un progetto partito da tempo, non nelle chiacchierate tra questo o quel dirigente di partito o movimento politico, ma camminando in giro per l’Italia, seminando, ascoltando e progettando. È una risposta a un bisogno che cresce nella pancia e nella testa del paese, che si sente sempre più estraneo alla politica e al potere dominante che ci sta impoverendo non solo economicamente ma come società, come valori.

A Roma c’è stata una tappa importante di questo processo perché lancia anche l’ipotesi di un nome che valuteremo nelle prossime settimane per poi arrivare a fine settembre a una sorta di fase congressuale in cui ci sarà l’ascolto delle proposte ma anche una sintesi.

Saremo tante cose ma certamente non una riedizione camuffata di esperienze passate che sono state fallimentari, come liste arcobaleno o rivoluzioni civili, né saremo la gamba sinistra del Pd: per noi il Partito democratico è un avversario politico.

Siamo aperti e interessati a collaborare con tutte quelle realtà che hanno partecipato insieme a me, ma non solo, in questi anni, a un modo diverso di fare politica: associazioni, reti civiche, movimenti, centri sociali, e quella parte di paese che ha continuato a lottare anche nei momenti più difficili. Dobbiamo essere credibili perché dopo la sbornia dei 5 Stelle la gente è disincantata.

Verso l'Unione Popolare: la sinistra unita per il lavoro e contro la guerra

Cosa teme di più in questa fase, le problematiche interne o quelle esterne?

Mi appesantiscono le questioni interne, la cosiddetta zavorra liturgica, quelli che pensano a come vanno scritte le virgole per concentrarsi poi sulle analisi delle sconfitte. Ecco, noi dobbiamo uscir fuori da questa retorica della sconfitta. Si può anche perdere ma la mia storia non è quella di chi si presenta col volto che deve spiegare costantemente le sconfitte. Non sono un perdente. Poi se parli di queste cose a un ragazzo di 18 anni o a una persona, con tutti i problemi che ha in questo momento, figuriamoci cosa può importargli delle nostre “analisi della sconfitta”.

Ora bisogna essere bravi, mettere in campo democrazia partecipativa ai massimi livelli, organizzazione, trasparenza del percorso e andare per l’Italia perché li fuori, non ci aspettano col tappeto rosso.

A chi si riferisce?

Quando noi diciamo che abbiamo l’obiettivo ambizioso di rompere il sistema per costruire un’alternativa, non solo politica ed economica, ma anche culturale e sociale, significa che vogliamo dichiarare guerra al sistema, ovviamente in modo pacifico non violento, democratico e costituzionale. E il sistema non sta con le mani in mano e, come già successo, ti isola, ti silenzia.

Parliamo di un blocco di potere che governa da decenni e che ha interessi micidiali, quindi noi dobbiamo volare alto ed evitare la tentazione, magari di qualche dirigente, di riproporre esperienze precedenti che hanno già fallito.

Non dobbiamo fare l’errore di apparire come una operazione calata dall’alto con De Magistris a metterci la faccia: non è così, io mi metto a disposizione ma per costruire un progetto nuovo, solido, che non si riduca a maquillage elettorale.

Noi vogliamo aprire al sindacalismo di base, alle lotte studentesche, ambientali, pacifiste. Ci sono anche tanti cattolici che guardano a noi, perché abbiamo la possibilità e la capacità di aprire un fronte per i diritti sociali e per l’uguaglianza, contro questo modello di vita ormai insostenibile.

Sull’edizione online di Repubblica non c’era nemmeno un trafiletto sull’assemblea dell’Unione Popolare, e almeno 5 articoli sui Maneskin. Come si sfonda il muro dei media?

Non mi meraviglia per nulla perchè è esattamente quello che mi aspettavo e mi aspetto. Faccio un altro esempio di una elezione recente: noi abbiamo preso alle elezioni regionali in Calabria, una delle regioni più difficili, il 17%, muovendoci per poche settimane, senza un manifesto, senza 1 euro, andando in giro letteralmente con lo zainetto in spalla.

Calenda ha preso più o meno lo stesso risultato a Roma e stava sulle prime pagine di tutti i giornali italiani, sempre in tv, ed è stato presentato come un successo clamoroso. Mentre di noi hanno detto che abbiamo fatto “flop”. Sono sfacciati e non vogliono darci voce perché noi rappresentiamo l’alternativa politica, economica, etica e culturale a questo sistema fallimentare che tutela sempre i soliti.

A Napoli ho subito un embargo totale perché ho dimostrato che un altro modello di politica, di economia, di partecipazione è possibile ma questo è devastante per il sistema perché il liberismo dell’economia criminale del capitalismo predatorio delle oligarchie, dei profitti senza regole, delle disuguaglianze, si fonda soprattutto sulla letteratura, cioè che non esiste un’alternativa e chi la pensa è solo un utopista, un visionario senza speranze, quindi noi ci dobbiamo aspettare, non solo il silenziatore, ma anche peggio.

Ma è la nostra sfida, lo sappiamo, e siamo pronti a girare l’Italia a cominciare dalle aree più lontane, e poi le periferie delle città, i borghi, le campagne, e poi le fabbriche, ovunque ci sia da ascoltare e da raccogliere voci noi ci saremo e non potranno nasconderci sempre perché saremo credibili, presenti ed entusiasti. Gli spazi li creeremo nonostante la forza contraria del draghismo e di tutto quello che gli ruota attorno.

La guerra è un tema dirimente oggi

Assolutamente sì. La maggioranza degli italiani è contro la guerra, contro l’invio delle armi ed è critica su come il governo italiano si sta muovendo. Quindi, anche qui, noi dobbiamo essere bravi a non schiacciare la nostra dialettica solo sulla questione “sinistra“.

Io credo che negli ultimi vent’anni la città più a sinistra d’Italia è stata l’esperienza che abbiamo fatto a Napoli: abbiamo realizzato cose impensabili, come l’acqua completamente pubblica, solo per dirne una, senza trincerarci con il termine “sinistra”, e tanta gente che non avrebbe mai immaginato di fare cose di sinistra è venuta con noi per fare cose radicali. Non dobbiamo solo dire di essere di sinistra, dobbiamo fare cose di sinistra semmai: dobbiamo essere bravi a usare parole chiave radicali, forti, credibili, che parlano non tanto alla pancia, ma al cuore e alla testa delle persone: una di queste è la pace.

In Italia c’è un mondo cattolico sempre molto vasto, le parole del Papa le abbiamo sentite tutti eppure non trovano rappresentanza. Certo, non su tutti i temi la pensiamo allo stesso modo, ma sulle questioni come la guerra, la lotta alle disuguaglianze, possiamo costruire un terreno di dialogo e collaborazione, un percorso comune.

Dialogo con Sinistra italiana?

Continua il grande equivoco: loro la pensano come noi, fanno i complimenti a Melenchon, ma poi insistono con l’alleanza col PD ad ogni costo. Su questo tema bisogna finirla, cioè, se loro vogliono costruire un’alternativa al draghismo, al liberismo, devono venire fuori da quella roba là: non puoi stare in un accordo elettorale per eleggere poi un deputato, perché di questo parliamo alla fine.

E con Giuseppe Conte?

La questione è più complessa. Il potere lavora a un grande centro, in cui ci sono un pezzo di Lega, Berlusconi, Toti, Renzi, Calenda, Di Maio, Letta; poi c’è la destra con la Meloni e un altro pezzo di Lega; poi ci siamo noi di sinistra ma in realtà è ancora più grande la nostra idea, cioè quella di una rottura del sistema con una prospettiva larga. E Conte come si pone?

Lui ha un problema con la base, enorme, ma non è coraggioso, non ha la stoffa di chi fa il salto più grande della sua gamba, è un uomo del sistema. Però sa che ha ancora un consenso personale che si sta erodendo continuamente e che va sotto il 10%  se rimane attaccato al governo.

Sta quindi giocando una partita al ribasso per salvare il salvabile. Certo, se uscisse fuori dal governo e dall’alleanza con il Pd potrebbe essere un interlocutore con cui almeno dialogare. Ma dubito che accadrà.

Draghi stronca il superbonus, ira del M5S

Ultimo punto, che poi dovrebbe essere il primo: il lavoro

Su questo siamo netti: l’Italia deve adeguare i salari e il potere d’acquisto, il cosiddetto salario minimo per capirci, in maniera adeguata. Ma non è sufficiente, a questo dobbiamo aggiungere il tema della riduzione degli orari di lavoro, una conferma del reddito di cittadinanza, ma formulata in maniera diversa perché non può essere una stanza di compensazione, che poi diventa un alibi per il potere che non investe nelle politiche per il lavoro.

E poi occorre una grande campagna di riassunzioni nel Pubblico. Si va in pensione ma chi si assume poi? Nessuno, gli organici sono carenti. Ormai anche col PNRR stanno privilegiando formule di consulenze con incarichi per poco tempo agli amici degli amici.

Noi invece dobbiamo mettere in campo una fase seria di concorsi con cui innervare tutta la filiera pubblica, dalla sanità alle forze di polizia e vigili del fuoco, alla scuola pubblica, all’ amministrazione dello Stato. Abbiamo tanti giovani da sostenere e immettere nel mondo del lavoro e il pubblico deve essere il motore di un paese, soprattutto in un momento di crisi.

Dobbiamo arrivare a un modello in cui si lavora tutti e si lavora meno. E va affrontato in maniera completamente diversa il tema della sicurezza sul lavoro, la dignità alla retribuzione, la lotta al nero.

A Napoli ho fatto una cosa che in pochi sanno: abbiamo reintrodotto l’articolo 18, pur essendo stato eliminato per legge, in tutte le aziende partecipate del Comune di Napoli. Le cose si possono fare se c’è la forza e la volontà politica. Noi ce l’abbiamo.

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