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L’effetto della bolla social fa si che per molti l’Italia sia una entità astratta coincidente con la propria privata immagine mentale.
La bolla social
Di Pierluigi Fagan*
Purtroppo, sebbene molti pensino di esser immuni dalla complessa manovra di trasferimento della politica dalla società reale a quella virtuale anche solo perché in grado di “criticare” questo modo, nei fatti tale trasferimento ha agito nel profondo.
Tocca constatare e lamentare la mancanza di quel complesso di ricercatori ed istituti sociali che decenni fa davano la fotografia reale del Paese. Ancora pochi decenni fa, nessuno si sognava di strologare sulla società senza almeno aver avuto una sommaria infarinatura di dati sociali.
Scambiare la propria bolla o anche più di una bolla, per il mare è la prima forma di cecità indotta che non permette un rapporto corretto col mondo. Pare che gli odiati “numeri” siano come l’aglio per i vampiri dove questi s’immaginano mondi che esistono solo dentro la loro testa o nelle immediate vicinanze.
Tale problema, però, si forma nel virtuale e più in generale nel modo del dibattito pubblico, ma poi è introiettato nel mentale. Rimane allora il compito di far riflessioni autocritiche anche nel virtuale per ricordarci realisticamente di come stanno le cose là fuori. Occorre in primis correggere questa malformazione che ormai è mentale.
Per molti, “Italia” è una entità astratta coincidente con la propria privata immagine mentale. Toccherebbe rieducare al numero-peso-misura perché non puoi cambiare ciò che non conosci.

* Ripreso da Pierluigi Fagan – Complessità
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