Berlino sfida il mercato, Roma lo accompagna: due modelli di città a confronto

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Berlino, premiando la Linke, sceglie un programma radicale contro speculazione immobiliare ed espulsione degli abitanti; Roma, da anni, favorisce invece la collaborazione pubblico-privato. Il confronto investe urbanistica, turismo, patrimonio e rapporti tra politica e movimenti.

Come si fa a Berlino, come non si fa a Roma.

È sicuramente vero che la sinistra, o almeno un certo tipo di sinistra, ha il proprio bacino d’utenza nelle grandi città metropolitane. Ma stavolta a Berlino non si è verificata una ripetizione della classica mobilitazione ZTL. Le intenzioni di Elif Eralp sembrano genuine, e, soprattutto, la popolazione ha scelto un programma sinceramente radicale, estremamente conflittuale.

Statalizzare i condomini ed espropriare i grandi fondi immobiliari sono misure che vogliono far fronte a un’esigenza reale: il saccheggio delle città da parte del capitale privato con la conseguente espulsione degli abitanti. La città neoliberale si compie attraverso una sua completa turistificazione, integrata dai grandi eventi culturali. Una città dove pubblico e privato si compenetrano in spericolate fondazioni, governate direttamente dagli istituti bancari.

Ecco a Roma, grazie al cosiddetto modello Gualtieri, si percorre la strada opposta. Come da tradizione, il Partito democratico facilita il profitto privato, dissimulando impegno civile. Dai Mercati Generali agli studentati di lusso, la giunta democratica ribadisce il ruolo da comprimario del settore pubblico di fronte al diritto degli investitori a speculare.

Nelle grandi città italiane questo processo di commistione tra amministrazioni e privati nel settore immobiliare si è cristallizzato con la nascita dei supersindaci maggioritari, quando i consigli comunali persero capacità di controllo sulle attività della giunta e da quando la cosiddetta “squadra” prese il controllo diretto delle città.

Da allora i piani regolatori, gli interventi edilizi, la svendita del patrimonio sono attività diventate indirizzo politico. Le varianti in deroga di Walter Veltroni saccheggiarono Roma, nascoste però dai red carpet dei festival cinematografici, lì dove gli amici artisti lucidavano il proprio presentabile prestigio.

Ma nonostante lo spirito evidentemente reazionario di queste giunte, compresa quella Gualtieri, qualche frangia della sinistra radicale ancora oggi sembra considerarle virtuose. La mobilitazione dello Spin Time, invece di procedere a una denuncia politica dell’amministrazione, si è dimostrata molto amichevole nei suoi confronti, tanto da invitarla a manifestazioni e a cortei, producendo così un cortocircuito davvero seducente: la giunta che protesta contro sé stessa.

Ecco, la differenza tra Roma e Berlino sta tutta qui. Non esistono solo le porte girevoli tra management privato e direzione pubblica. A Roma esistono anche quelle montate tra il variegato mondo della militanza radicale e il brulicante andirivieni degli assessorati. Qui i fondi immobiliari non hanno di che preoccuparsi. Qui si studiano modelli inclusivi: quelli dove i capitalisti possono fregiarsi di un ritrovato attivismo sociale.

 

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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