La farsa dei valori occidentali: un’ipocrisia storica

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La storia non è un luogo ideale e pacifico ma in comparazione con la violenza e la crudeltà altrui, l’Occidente si distingue per una radicalità e prepotenza fuori scala. Il ciclo della colonizzazione e dello sfruttamento si ripete, camuffato sotto nuovi nomi e nuovi obiettivi.

I valori dell’Occidente hanno la memoria corta

Nonostante sia sempre più difficile affermarlo, ‘è ancora chi difende l’Occidente come il baluardo della difesa dei diritti umani, della democrazia e dell’autodeterminazione dei popoli. Generalmente si trovano oramai solo nei salotti tv o alle grandi kermesse delle feste dei gironali mainstream. Rampini si è superato facendone addirittura un libro!

Queste persone dipingono il mondo non-occidentale come un luogo oscuro, autoritario e oppressivo, quasi come un inferno distopico. Ma la realtà storica è ben diversa: l’Occidente moderno è, in verità, la civiltà più aggressiva e predatoria che il mondo abbia mai conosciuto.

L’espansionismo occidentale, iniziato secoli fa, non è mai stato un semplice atto di benevolenza. Dietro le maschere ideologiche – che vanno dall’evangelizzazione alla civilizzazione, fino alla recente “esportazione della democrazia” – si nasconde una brutalità sistematica senza precedenti. L’Occidente ha invaso, conquistato, colonizzato e sfruttato gran parte del pianeta, devastando popoli e culture ovunque si sia spinto.

Questa aggressione non si è limitata a sottomettere e schiavizzare popolazioni indigene. Ha anche imposto la sua lingua, la sua cultura e i suoi interessi economici. Basta osservare la geografia linguistica globale per comprenderlo: gli abitanti di interi continenti, come l’America del Nord e l’Oceania, parlano oggi inglese, mentre in gran parte dell’America Latina si parla spagnolo o portoghese.

In Africa, milioni di persone comunicano in francese, e in paesi come il Sudafrica si parla ancora olandese o derivati. Questi non sono il risultato di incontri pacifici o scambi culturali volontari, ma delle violente imposizioni di un colonialismo selvaggio.

Nel frattempo, ciò che viene dipinto come “l’altro”, l’Oriente o il “mondo non-occidentale”, si distingue per un diverso approccio all’espansione. I russi parlano russo quasi esclusivamente in Russia e nei territori limitrofi, il cinese è parlato principalmente in Cina e nelle vicinanze, il persiano in Iran e dintorni. Questi popoli non hanno mai imposto con la stessa brutalità e portata la loro lingua e cultura su altri continenti.

La storia dell’espansionismo occidentale è costellata di episodi di barbarie che continuano fino ai giorni nostri. Dalla guerra dell’oppio alle atrocità nel Congo belga, dalle invasioni in Vietnam fino alle recenti “guerre preventive” in Afghanistan e Iraq, l’Occidente ha sempre giustificato le proprie azioni con un presunto senso di superiorità morale e civilizzatrice. Ma queste azioni, in realtà, dimostrano una violenza e un opportunismo di proporzioni epiche.

Un’altra nota di questo atteggiamento ipocrita è l’ossessione occidentale per le “scuse”. Le scuse pubbliche per le ingiustizie storiche, specialità degli anglosassoni, vengono sbandierate come segno di maturità e coscienza etica.

Tuttavia, per i popoli che hanno subito decenni, secoli di oppressione, queste “scuse” non hanno alcun valore concreto. Gli indigeni delle Americhe, i Maori, gli aborigeni e molti altri popoli non hanno bisogno di parole vuote: hanno perso le loro terre, la loro cultura e spesso la loro stessa identità. Davanti a questo, il chiedere scusa sembra solo un modo per lavarsi la coscienza e proseguire indisturbati con le stesse politiche di dominio, sia economico che politico.

Eppure, nonostante questa lunga storia di violenze e prevaricazioni, l’Occidente si vanta di “riconoscere i propri errori”. Questo atto di autoassoluzione diventa la base per continuare a imporre i suoi valori e il suo modello al resto del mondo, spesso con mezzi militari o economici. E quando qualcuno resiste, quando una nazione si oppone a questa imposizione, viene subito demonizzata come arretrata, barbara o disumana.

Il ciclo della colonizzazione e dello sfruttamento si ripete, camuffato sotto nuovi nomi e nuovi obiettivi.

In conclusione, la pretesa superiorità morale dell’Occidente è una farsa che nasconde secoli di violenza, ipocrisia e arroganza. Il mito dei valori occidentali come guida per il progresso dell’umanità è solo un’illusione, un racconto che serve a giustificare l’incessante espansionismo e il dominio sugli altri popoli.

L’unico modo per iniziare a correggere questo immenso squilibrio sarebbe smettere di raccontarsi favole, riconoscere la vera portata delle ingiustizie passate e costruire un futuro basato sul rispetto reciproco, e non sulla continua prevaricazione. Ma questo richiederebbe un cambiamento radicale nel modo in cui l’Occidente vede se stesso e il mondo.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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