Giorgia una di noi: Meloni: “Non è stata colpa mia!”
I traumatizzati dall’emergenza “fascismo“, i terrorizzati sulla via del Nazareno, i folgorati sulla via della “competenza”, possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: Giorgia Meloni è entrata a pieno titolo nella democrazia rappresentativa all’italiana facendo sue le più tipiche liturgie.
Dopo tre anni passati a twittare “Siamo pronti” e a riempire di manifesti le città con la stessa frase, la prima dichiarazione politica che rilascia è il classico dei classici: “Ereditiamo una situazione difficile”.
E a ruota, tutto il corollario di:
– I conti non tornano
– C’è un buco di bilancio
– Il PNRR è in ritardo
C’è da stropicciarsi gli occhi: Giorgia una di noi! È democratica, è democratica!

Effetto Meloni e danni collaterali
E mentre sulle nostre teste sibilano le bombe della geopolitica mondiale in movimento, l’effetto collaterale di questa situazione in divenire è che a noi provincia dell’impero tocca invece sorbire l’ennesimo psicodramma del Partito Democratico: sciogliersi o cambiare nome?
Ed ecco l’occupazione dei palinsesti tv per sapere le ultime dalle correnti interne in vista del Congresso, le riflessioni a tutta pagina dei maître à penser del gruppo Gedi, la proposta del “ticket” Schlein-Bonaccini, la nemesi del cambio di segreteria politica, per poi ritrovarsi tra 18 mesi al governo con la Meloni “per salvare il paese”.
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