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giovedì 19 Maggio 2022
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Crisi? C’è il sussidio nascosto della BCE alle banche e il resto è mancia

Il ritorno dell’austerity di matrice europea alimenta discussioni ma, come sempre, vi sono settori che superano indenni questo dibattito, come le banche sostenute da una sorta di sussidio nascosto della BCE.

Occhio non vede, cuore non duole: il sussidio nascosto della BCE alle banche

Con la fine ormai prossima della sospensione del Patto di Stabilità, il dibattito sulla spending review e sulla riduzione della spesa pubblica che finanzia scuole, ospedali e pensioni si fa sempre più insistente, aprendo la strada al ritorno dell’austerity di matrice europea.

Come sempre, tuttavia, vi sono diversi settori che superano indenni questo dibattito, a partire dal comparto bancario.

A offrirci lo spunto, qualche tempo fa Minenna (Direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) dalle pagine del Sole24Ore e Imperatore da quelle del FattoQuotidiano discutevano degli arbitraggi delle banche europee sui tassi di policy negativi della BCE – ossia operazioni di acquisto e rivendita di attività finanziarie sui mercati che sfruttano le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto certo, senza che il soggetto che la pone in essere corra alcun rischio.

Questi arbitraggi avrebbero fruttato alle banche in questione vari miliardi, regalati loro dalla BCE, in barba a tutta la retorica che stampare moneta per finanziare la spesa è male.

Ma andiamo con ordine e proviamo a capire meglio la situazione semplificando un quadro molto complicato. Attualmente i tassi sui depositi bancari presso la banca centrale sono negativi, al tasso di -0.5%.

Quando le banche hanno della liquidità che non riescono (o non vogliono!) utilizzare la depositano presso la BCE. Un tasso negativo su questi depositi significa che le banche devono pagare un costo per “parcheggiare” liquidità presso la banca centrale.

Lo scopo sarebbe cercare di far usare alle banche questa liquidità invece di parcheggiarla (dimenticando però che le banche prestano se c’è una domanda di credito ritenuta accettabile dal punto di vista del rischio e che se non si rilancia la domanda aggregata le banche possono fare poco).

Nel frattempo, le banche possono chiedere liquidità alla BCE pagando un tasso dello 0% (tasso di rifinanziamento principale), cioè a costo zero. Tuttavia, con la pandemia sono state lanciate delle operazioni di rifinanziamento delle banche a lungo termine a un tasso del -0.5% o -1% a seconda che le banche utilizzino o meno la liquidità ricevuta.

Dall'abbraccio amorale tra banche e armi alla finanza etica

In altre parole, le banche possono chiedere liquidità alla BCE a un tasso di -0.5% o -1%. Cosa significa questo? Significa che se la banca X chiede 100 euro alla BCE, invece di pagare qualcosa per questo prestito, guadagnerà 1 euro o 0,5 euro a seconda dei prestiti che a sua volta farà nel settore reale.

Prima di chiudere il cerchio, ricordiamo anche che dal 2019 è in vigore nell’Eurozona un sistema di doppia remunerazione dei depositi delle banche presso la BCE (two tier system), con il risultato che solamente una parte dei depositi è sottoposto al tasso di -0.5%, mentre un’altra è depositabile gratuitamente (tasso dello 0%).

Questi numeri ci indicano il tasso che le banche ricevono sui soldi che depositano presso la BCE. Inoltre, Minenna afferma che per accedere al tasso negativo più conveniente (-1%) basta non ridurre i crediti in essere. Quest’ultima cifra fa invece riferimento al tasso d’interesse che le banche PAGANO sui soldi che prendono in prestito dalla BCE. Infine, altri programmi di rifinanziamento a lungo termine, con condizioni un po’ diverse da quelli sopra spiegati, rafforzano il quadro delle regalie alle banche.

Ed eccoci al capolavoro: le banche possono prendere liquidità a -1% e depositarla presso la banca centrale a tasso 0 (nel caso più favorevole). Su 100 euro prestati c’è un guadagno netto di 1! Ecco che l’incentivo a utilizzare la liquidità viene completamente a mancare, risultando profittevole o al minimo non costoso parcheggiare liquidità presso la BCE.

E questo è doppiamente vantaggioso per le banche perché non hanno alcuna intenzione di fare credito in un’economia dissestata dalla pandemia e con l’incertezza di una guerra potenzialmente nucleare alle porte dell’Europa (a meno che ovviamente questi crediti non siano garantiti dallo Stato, com’è avvenuto durante la pandemia!).

Se poi si ragiona sulle cifre reali, non si tratta più di un guadagno di 1 euro o 10 euro, ma di miliardi di euro! Le cifre che ballano sono nell’ordine dei 3 miliardi, se ci limitiamo ai profitti fatti con questo giochino dalle banche italiane o 8 miliardi se allarghiamo lo sguardo alle banche europee.

Oltre al fatto che piove sul bagnato, c’è un dato politico molto interessante. Questo sussidio nascosto per le banche europee è finanziato direttamente dalla banca centrale, cioè stampando moneta. Dopo che per anni si è ripetuto come un mantra degno di 1984 che la spesa pubblica finanziata stampando moneta sia una manifestazione del Maligno.

In altre parole, quando si propone di stampare moneta per pagare pensioni e costruire ospedali si viene accusati di essere degli irresponsabili populisti, ma quando la stessa cosa è finalizzata a garantire profitti alle banche – o finanziare guerre della NATO – va benissimo, soprattutto se non passa per una discussione parlamentare e per il dibattito pubblico. E intanto ci vengono a dire che non ci sono le risorse, la coperta è corta, l’Europa ce lo chiede…

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Collettivo di economisti per resistere alla crisi, per maturare complicità verso chi si oppone alle scelte “dei mercati”.

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