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giovedì 19 Maggio 2022
TecnèMusicaMark Lanegan, la voce che trapassava gli inferni

Mark Lanegan, la voce che trapassava gli inferni

Trapassare inferni. Di questo è stato specialista Mark Lanegan. Ma lui traeva dai regni dei morti che già bazzicava in vita un qualcosa di diverso. Di vitale.

Mark Lanegan, Ode To Sad Disco

Trapassare inferni. Di questo è stato specialista, in vita, Mark Lanegan.

Eppure sarebbe ingiusto ridurre anche la sua arte a questo, nonostante la sua insofferenza per l’edificante e il gradevole (che intravedeva, sbagliando, nei detestati Beach Boys come in una canzone di Sam Cooke).

Stanotte ho riascoltato alcuni suoi lavori. Dentro c’era molta depressione in forma di blues ma non solo. La depressione non è un affare nostro, in quanto singoli: oggi attraversa l’umano occidentale, ne è un connotato in quanto espressione di una lacerazione che quell’uomo vive. Ma ripeto, Lanegan non era solo questo.

Lui traeva dai regni dei morti che già bazzicava in vita un qualcosa di diverso. Di vitale, nonostante tutto. E mi è venuto in mente il vecchio Gregory Corso che, uscito da una sequenza di inferni, dagli orfanotrofi alle prigioni passando per i riformatori, scrisse: “…a volte anche l’inferno è un buon posto, se serve a dimostrare con la sua esistenza, che deve esistere anche il suo contrario, cioè il paradiso. E cos’è questo paradiso? La poesia…”.

Si, Lanegan era a modo suo un angelo. E gli si addicono perciò, ora che ha smesso di vagare per i veri inferni, anche questi altri versi di Corso, che il poeta volle fossero sulla sua lapide e starebbero bene anche su quella di Mark:

Spirito
è Vita
Scorre attraverso
La mia morte
Incessantemente
Come un fiume
Che non ha paura
Di diventare
Mare

 

 

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Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

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