La vittoria di Elly Schlein alle primarie democratiche sugella il progressismo hollywoodiano al fianco di Amazon, Uber e Hillary Clinton, della Ferragni e dei Maneskin. Un mondo bello e appagato dalle bombe intelligenti. Tisane, depurazione, civiltà.
Schlein e il progressismo hollywoodiano
Elly Schlein è la quintessenza del capitalismo contemporaneo. La sua cultura è distante da quella industrialotta dei padroncini avvolti dalla nebbia, nostalgici del Cinzano e del China Martini, come lo è dalla mistica della ditta emiliano-romagnola che accompagnò la lunga transizione della sinistra dal Partito agli affari.
Lei è l’immateriale che si avvera in ideologia. Il mondo del denaro circola libero sull’onda libertaria della scintilla creativa. Rappresenta la realtà del nuovo militante capitalista. Le sue pose condensano quello spirito. Chi ha idee innovative si assume il carico di responsabilità che grava sulle spalle dei vincenti. Tutto diventa un percorso, un’esperienza. Tisane, depurazione, civiltà.
Vince il progressismo hollywoodiano. Lo star system che si auto-alimenta nei propri drammi esistenziali. Vince la riverniciatura consolante dell’imperialismo. Si codifica un “saper essere” un “saper stare al mondo”, setacciando il linguaggio giusto perché il capitale non appaia violento, prevaricatore, ingiusto. Si propone la grammatica dell’inclusione.
L’arrendevolezza compiaciuta delle resilienze. L’obiettivo è disinstallare definitivamente il conflitto. La vita procede diretta verso la gioia del presente nel mantra ossessionante de “il personale è politico”.
La Schlein comunque rappresenta una novità nel nostro andirivieni di personaggi nella politica spettacolarizzata. È la prima vedette che non ha bisogno di corsi accelerati per adeguarsi agli storytelling della spoliticizzazione. Nasce già imparata.
Una nativa del “hanno tutti ragione”. Fa parte di una generazione già addomesticata dalle sirene dell’individualismo artistico. Quello per cui anche una start up o un buon vino pregiato fanno cultura. Sì, basta promuovere innovazione e inclusione per concedersi il lusso di bombardare gli arcaici, per licenziare i Fantozzi. È la gita Erasmus dove le birrette fanno tanta introspezione.
Incarna la poetica sottostante alla serie “Circeo”. Quella che racconta una vera e propria sopraffazione di classe quando tre ricchi militanti fascisti si accanirono sui corpi straziati di due giovani “borgatare”. Allora, quando ancora l’interpretazione politica dei fatti prendeva il sopravvento sulle semplificazioni del buon senso comune, nessuno aveva dubbi sul carattere classista e politico della vicenda.
La serie, al contrario, ammoderna quella coscienza collettiva. Ci dice che la realtà è più semplice. Erano uomini contro donne. Tutto è più immediato, comprensibile, disadorno, lineare e purificato. Progressista come lo è Elly Schlein. O un’Emma Bonino qualsiasi.
Un progressismo al fianco di Amazon, Uber e Hillary Clinton, della Ferragni e dei Maneskin. Un mondo bello e appagato dalle bombe intelligenti, dai nazisti kantiani del battaglione Azov e da tanta inclusione.
Quando un giorno Ursula von der Leyen potrà godere delle stesse consulenze di Mario Draghi, quando Cate Blachette usufruirà degli stessi cachet di Brad Pitt giustizia sarà fatta. Quello è il nuovo sol dell’avvenire.

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