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giovedì 19 Maggio 2022
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Nuovi equilibri: piccola apologia del mondo multipolare

Il futuro che si delinea è inevitabilmente quello di un mondo multipolare, dove le vecchie egemonie sono destinate a mutare, bisogna decidere quale costo comporterà.

Piccola apologia del mondo multipolare

Quando parliamo di liberalismo dovremmo distinguere molte cose, poiché attorno a questo termine si annodano prospettive differenziate. Quello che si sta affermando oggi (tra le elites, beninteso, che vivono nel mondo del Corriere e di Repubblica) è un’idea tra il delirante e il fanatico, secondo cui tutto il mondo dovrebbe abbracciare i loro valori.

Questi credono che tutti dovremmo desiderare diventare come loro, come se fossero l’oggetto del desiderio di tutti gli uomini e le donne del mondo.

Tra i grandi pensatori liberali che bisognerebbe rivalutare vi è Isaiah Berlin, che aveva coscienza del fatto che vi sono diverse idee di libertà, che ciò che per te è libertà può essere per me oppressione, che ciò che è libertà per un cinese non lo è per un Maneskin. E che bisogna tenere conto di questo per evitare il disastro.

Isaiah Berlin

L’idea di trovare una formula al cui interno tutti i valori possano armonizzarsi, dunque l’idea di uno stato finale in cui le contraddizioni tra libertà, responsabilità e giustizia possano venire meno, non solo è per Berlin di carattere metafisico, ma è anche perniciosa, poiché produce la tentazione di costringere gli altri ad adeguarsi ad essa.

Bisogna, invece, abbandonare l’idea di un’armonia finale in cui tutti i diversi diventino uno, e pensare il rapporto intersoggettivo a partire dalla categoria della molteplicità, e cioè che «i fini degli uomini siano molteplici e che non tutti siano in linea di principio compatibili l’uno con l’altro; e se questo è vero, allora non si potrà mai eliminare del tutto la possibilità del conflitto – e della tragedia – della vita umana, sia personale sia sociale»

Non si potrà mai eliminare, ma tenere conto della pluralità dei punti di vista e delle aspirazioni, delle culture e delle differenze culturali (per dirla con Hannerz) è un requisito fondamentale per vivere da uomini oggi, per sapere abitare un mondo multipolare.

I russi, i cinesi, gli indiani hanno la loro strada, che non è la nostra, e devono trovare da se la loro strada. C’è follia in questa idea che devono assumere i nostri modelli economici e politici. C’è cretineria nel pensare che tutti desiderano la democrazia occidentale. Desiderano il benessere e il consumo, quello si, alcuni.

Come anche, questa enfasi per l’ingresso dell’Ucraina nella UE è una sciocchezza.
Gli ucraini non desiderano la democrazia (quella che c’era solo in modo assai lasco può essere considerata una democrazia): desiderano i fondi europei, come li desiderano i polacchi che poi dei valori occidentali (lo abbiamo dimenticato in fretta) se ne infischiano.

Vogliono i fondi strutturali, e sarebbe anche ora di finirla con questa idiozia dilagante, questa pubblicità progresso.

Non va dimenticato che nella Costituzione ucraina c’è l’articolo 16 che pone come condizione della repubblica il mantenimento del “patrimonio genetico ucraino”. Questo non è nazista vero? Stiamo lottando per la libertà e la democrazia e per la purezza della razza.

Cerchiamo quindi di essere meno assertivi, di abbandonare questo delirio diritto umanista a corrente alternata, che vede quello che vuole vedere e non vedere quello che non vuole.

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Vincenzo Costa
Vincenzo Costa
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.

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