Italo Calvino e le lettere a Elsa: l’amore irragionevole

Italo Calvino e le lettere a Elsa De Giorgi costituiscono un unicum letterario nell’epistolario considerato tra i più intensi del Novecento.

Su Italo Calvino e le lettere a Elsa De Giorgi

Dello scrittore, partigiano e intellettuale nato  a Santiago de las Vegas, nell’isola di Cuba, sappiamo tutto o quasi. È stato uno degli scrittori più importanti della seconda metà del Novecento, tra gli intellettuali più influenti del secolo, che all’attività letteraria ha unito, come recita ogni antologia a modo, anche il grande impegno politico, civile e culturale.

Eppure, senza il demone dell’amore che lo attraversò rivoltandolo come un indumento, forse avremmo conosciuto un Italo Calvino diverso. E quest’amore è arrivato a noi attraverso l’arte perduta della corrispondenza epistolare d’amorosi sensi.

A Italo Calvino piaceva scrivere lettere. Lo confessò lui stesso proprio in una missiva indirizzata ad un suo amico nel 1942, tale Eugenio Scalfari: scrivere vuol dire avere una scusa morale per non studiare.

E infatti ne scrisse tantissime. Una parte sono raccolte nel Meridiano Lettere 1940-1985, si parla di quasi mille, molte inedite, che hanno fatto emergere molti momenti importanti della vita dello scrittore: gli anni della guerra e della Resistenza, l’impegno nel PCI, il distacco dal partito, il lavoro editoriale presso Einaudi.

Italo Calvino e le lettere a Elsa: il demone dell'amore

Ma in mezzo ad esse ritroviamo anche lettere d’amore, tante. Italo Calvino, in particolare, ne indirizzò centinaia alla contessa Elsa De Giorgi (Pe­saro, 1914 – Roma, 1997).

La sua sto­ria d’amore con Elsa, co­min­ciata nel ’55 e fi­nita nel ’58, era argomento da salotto letterario, ma senza la testimonianza epistolare se né sarebbe saputo po­chis­simo. Dell’epi­sto­la­rio, con­ser­vato dal ’94 nel Fondo Ma­no­scritti di Pa­via, al­cune carte fu­rono rese note nel ’ 90 dalla stessa De Giorgi che vo­leva di­mo­strare quanto quella re­la­zione in­cise sul per­corso in­tel­let­tuale e ar­ti­stico dello scrit­tore.

A lei Italo Calvino dedicò molti dei suoi libri e capì quanto il sentimento amoroso fosse parimenti importante per la sua formazione di intellettuale.

Le let­tere ad Elsa pre­sen­tano un ver­sante quasi sco­no­sciuto dello scrit­tore e dell’uomo, in cui si rivela un Calvino passionale e irrequieto, ap­pas­sio­nato, ina­spet­tato, pri­vato quanto an­che let­te­ra­rio, cul­tu­rale e po­li­tico come invece lo abbiamo sempre conosciuto.

Elsa De Giorgi era una donna vissuta quando incontrò Italo Calvino per la prima volta, durante una conferenza letteraria. Aveva dieci anni più dello scrittore. Era stata un’attrice ammirata per la sua bellezza, ma anche coraggiosa. tanto da opporsi al regime fascista e sostenere la Resistenza.

Italo Calvino e le lettere a Elsa: il demone dell'amore

Si era sposata con il nobile Sandrino Contini Bonacossi, viveva frequentando circoli di intellettuali, circondata dalla bellezza di preziose collezioni d’arte. Quella che oggi avremmo definito con sentenza tranchant, una radical chic.

Una vita agiata e serena che si avvitò su se stessa, sgretolandosi a cospetto di un amore improvviso e galeotto, pericoloso e disdicevole. Fu lei stessa a raccontare il suo travaglio, anni dopo, nel libro Ho visto partire il tuo treno, in cui svelava una storia poco conosciuta consumata attraverso centinaia di lettere, incontri rubati, sotterfugi e molti treni tra Roma e Torino.

Era l’Italia degli anni cinquanta, benpensante, e Italo Calvino era un uomo libero e innamorato, certo di aver trovato la sua musa, ma Elsa De Giorgi  era una donna sposata. Si rincorsero per diversi anni, dal 1955 al 1958, senza mai trovare il punto d’equilibrio.

Di quell’amore irragionevole ci restano oggi 407 lettere conservate nel Fondo Manoscritti di Pavia.

Italo Calvino e le lettere a Elsa: il demone dell'amore

Italo Calvino e le lettere a Elsa

Nel settembre del 1990, il settimanale Epoca pubblicò stralci delle corrispondenza tra Italo Calvino e Elsa De Giorgi.

Eccone degli estratti.

Italo Calvino e le lettere a Elsa: l'amore irragionvole

Cara, amore ho sempre un’apprensione quando apro una tua lettera e uno slancio enorme di gratitudine e amore leggendo le tue parole d’amore. Il ritratto del giovane P.P. [Pier Paolo Pasolini] è molto bello, uno dei migliori della tua vena ritrattistica, di questa tua intelligenza delle personalità umane fatta di discrezione e capacità di intendere i tipi più diversi, questa tua gran dote largamente provata nei coetanei.

È la stessa dote che portata all’estremo accanimento dell’amore ti fa dire delle cose così acute e sorprendenti quando parli con me di me che ti sto a sentire a bocca aperta, abbacinato un insieme d’ammirazione per l’intelligenza, o incontenibile narcisismo, e di gratitudine amorosa.

Ho più che mai bisogno di stare fra le tue braccia. E questo tuo ghiribizzo di civettare che ora ti ripiglia non mi piace niente, lo giudico un’intrusione di un moti psicologico completamente estraneo all’atmosfera che deve reagire tra noi. Gioia cara, vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la vita?

Ora basta, perché ho cominciato così questa lettera, io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro. È forse anche qui la paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro.

Sto scrivendo una cosa su Thomas Mann per il Contemporaneo sotto forma di lettera su cosa significa per me il suo atteggiamento d’uomo classico e razionale al cospetto dell’estrema crisi romantica e irrazionale del nostro tempo. Sono temi che ritornano puntualmente nella cultura e nell’arte contemporanea come nella mia vita: il mio rapporto con Pavese, o la coscienza della poesia, il mio rapporto con te, o la coscienza dell’amore. Io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro, siamo davvero drogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore.

 

 

 

 

Sira De Vanna
Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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