Quale pace giusta? La falsa coscienza europea tra Ucraina e Palestina

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L’Europa condanna Mosca ma resta muta sul genocidio di Gaza. Nessuna sanzione, nessuna pressione, solo complicità. La doppia morale tra Ucraina e Palestina svuota di senso la “pace giusta” proclamata dalle cancellerie, minando la credibilità dell’Unione.

Europa ipocrita: condanna Mosca, ma tace sul genocidio di Gaza

Continua a far discutere l’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin e il successivo summit dei “volenterosi” che ha provocato una nuova ondata di dichiarazioni indignate da parte delle cancellerie europee. Tuttavia, dietro il velo del cosiddetto protagonismo “offeso” si cela un dato macroscopico: la profonda e sistematica ipocrisia con cui l’Europa continua a invocare una “pace giusta” basata su principi universali che, in realtà, non vengono mai applicati in maniera coerente.

Se da un lato i governi europei si presentano come paladini del diritto internazionale e della difesa dei popoli aggrediti, dall’altro mantengono un silenzio complice di fronte al massacro quotidiano che si consuma a Gaza. Qui, un genocidio ampiamente riconosciuto da osservatori indipendenti e da gran parte della società civile mondiale viene semplicemente ignorato quando si tratta di trasformare l’indignazione in atti politici concreti.

A eccezione di coloro che, per fanatismo o convenienza, sostengono incondizionatamente le politiche di Benjamin Netanyahu, la maggioranza dell’opinione pubblica sa bene che la tragedia palestinese rappresenta qualcosa di inaudito nella storia recente. Eppure, l’Europa non ha mosso un dito: nessuna sanzione, nessuna pressione diplomatica reale, nessuna misura capace di fermare i massacri.

L’asimmetria morale tra Ucraina e Gaza

Il confronto tra la reazione europea alla guerra in Ucraina e quella al conflitto in Palestina è tanto evidente quanto imbarazzante. Di fronte all’invasione russa, i governi dell’Unione hanno risposto con sanzioni durissime, miliardi in aiuti economici e militari, l’accoglienza di milioni di profughi ucraini. Una mobilitazione totale, capace di ridisegnare l’agenda politica e strategica del continente.

Eppure, quando si parla di Gaza, tutto tace. I leader che sbraitano contro Mosca diventano improvvisamente muti di fronte a Tel Aviv. Anzi, qualcuno arriva persino a usare l’arma del ricatto morale: “Come potete criticare Israele senza condannare con la stessa forza la Russia?”. Una forzatura che si rivela non solo infondata, ma anche intellettualmente disonesta.

Infatti, contro Mosca l’Europa ha già fatto molto, al punto da danneggiare gravemente la propria stessa economia. Il paragone con Gaza è quindi del tutto privo di senso. Non si tratta di scegliere quale indignazione sia più legittima, ma di ammettere che due pesi e due misure hanno ormai demolito la credibilità dei governi europei.

Questa asimmetria morale mina la fiducia nella politica estera dell’Unione. Chi si erge a difensore degli oppressi ma chiude gli occhi davanti a un genocidio non può pretendere di essere creduto quando parla di giustizia e diritti universali. Lo slancio verso l’Ucraina, pur comprensibile, viene annullato dal rifiuto di condannare Israele con la stessa chiarezza e determinazione.

Un’Europa senza voce e senza coerenza

Il risultato è un’Europa intrappolata nella sua stessa retorica, incapace di mantenere un minimo di coerenza tra i principi proclamati e le azioni compiute. Questa falsa coscienza produce due effetti devastanti. Da un lato, svuota di significato ogni appello europeo a una “pace giusta”, trasformandolo in una formula retorica sempre più screditata. Dall’altro, consegna all’opinione pubblica mondiale l’immagine di un continente schierato non in difesa del diritto, ma degli interessi geopolitici più opportunistici.

Il paradosso è che, continuando su questa strada, l’Europa non solo tradisce i palestinesi, ma anche gli stessi ucraini. Perché un impegno che si fonda sull’ipocrisia e sulla parzialità finisce inevitabilmente per perdere forza, credibilità e legittimità.

La questione centrale non è più soltanto Gaza o Kiev, ma la crisi profonda di una leadership europea che non sa – o non vuole – essere fedele ai valori che proclama. La “pace giusta” di cui parlano i governi resta così un simulacro vuoto, utile solo a mascherare una complicità sempre più evidente con chi perpetua massacri e ingiustizie.

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