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Un approfondimento sul fanatismo degli ultraortodossi in Israele: gruppi radicali che aggrediscono donne, impongono segregazione e inneggiano alla guerra santa. Un pericolo interno, sempre più legittimato. Anche tra gli ebrei cresce il dissenso.
La bomba demografica di Israele, gli ultraortodossi tra esenzioni e risentimento: come la crescita esplosiva della comunità haredi sta mettendo alla prova l’economia, l’esercito e la coesione sociale israeliana.
Nel cuore di Israele si sta consumando una battaglia tutta interna allo stesso Stato sionista che va oltre la politica e tocca l’essenza stessa dell’identità nazionale. Al centro della controversia ci sono gli ebrei ultraortodossi, gli haredi, una comunità in rapida crescita che sfida il tradizionale equilibrio tra doveri civici e libertà religiosa.
Con la loro esplosiva crescita demografica, i bassi tassi di occupazione e l’esenzione dal servizio militare, gli ultraortodossi sono diventati un serio e grave problema per il futuro dello Stato di Israele.
La questione ha raggiunto un punto di svolta nel giugno 2024, quando la Corte Suprema israeliana ha stabilito unanimemente che i giovani haredi devono essere arruolati nell’esercito, ponendo fine a quasi otto decenni di esenzioni.
Questa decisione storica ha acceso un fortissimo dibattito che va al cuore dell’identità israeliana: può una democrazia moderna sostenere economicamente e militarmente una comunità che rifiuta di partecipare pienamente agli oneri collettivi?
Chi sono gli ultraortodossi: una comunità in crescita esplosiva
Gli ebrei ultraortodossi, conosciuti in ebraico come haredi (che significa “coloro che tremano” davanti alla parola di Dio), rappresentano una corrente dell’ebraismo che emerse nell’Europa del XIX secolo come reazione ai cambiamenti sociali dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione.
Gli haredi seguono rigorosamente le leggi della Torah e vivono in comunità conservative e isolate, limitando i contatti con ebrei non haredi e non ebrei. Riconoscibili per i loro abiti tradizionali neri, i cappelli, le lunghe barbe e i riccioli laterali, gli haredi costituiscono oggi una delle forze demografiche più dinamiche di Israele.
La crescita demografica degli ultraortodossi è semplicemente sbalorditiva. Attualmente rappresentano il 13,5% della popolazione israeliana totale, con 1,28 milioni di persone, ma le proiezioni indicano una trasformazione radicale del Paese nei prossimi decenni.
Le donne haredi hanno in media 6,5 figli, più del doppio delle altre donne ebree israeliane (2,5 figli). Questo tasso di natalità eccezionale, combinato con un alto tasso di mantenimento della fede religiosa, sta portando a una crescita esponenziale della comunità. Le proiezioni sono impressionanti: si stima che entro la fine di questo decennio gli ultraortodossi rappresenteranno il 16% della popolazione israeliana, e entro il 2050 un ebreo israeliano su tre sarà haredi.
L’esenzione militare
L’esenzione degli ultraortodossi dal servizio militare affonda le radici nella fondazione dello Stato di Israele. Nel 1948, durante la Guerra d’Indipendenza, il Primo Ministro David Ben-Gurion strinse un accordo con i leader della comunità haredi per esentare dal servizio militare obbligatorio coloro la cui occupazione a tempo pieno fosse lo studio della Torah.
Questo accordo, conosciuto come “torato omanuto” (la Torah è la sua professione), fu implementato non attraverso una legislazione, ma tramite un regolamento del Ministero della Difesa. Il meccanismo permette agli uomini haredi di “rimandare” il servizio nelle Forze di Difesa Israeliane (IDF) studiando in una yeshivah (istituzione educativa ebraica che si basa sullo studio dei testi religiosi tradizionali), dall’età di 18 anni fino al raggiungimento di un’età stabilita in cui la leva non si applica più.
All’epoca, l’accordo riguardava solo 400 studenti di yeshivah. Oggi, circa 63.000 giovani haredi in età di leva sono potenzialmente esentabili dal servizio.
La decisione storica della Corte Suprema
Nel giugno 2024, la Corte Suprema israeliana ha emesso una sentenza unanime che ha cambiato le regole del gioco. Tutti e nove i giudici, inclusi due conservatori di linea dura religiosamente osservanti, hanno stabilito che gli uomini haredi devono essere arruolati nell’IDF.
La Corte ha scritto: “La mancanza di applicazione delle disposizioni della Legge sul Servizio di Sicurezza crea una grave discriminazione tra coloro che sono tenuti a servire” e coloro che sono esentati dal servizio militare.
La decisione è arrivata dopo che nel giugno 2023 erano scadute le clausole nella Legge per il Servizio di Sicurezza che permettevano esenzioni generali per gli studenti ultraortodossi, il che significava che l’IDF aveva il diritto di arruolare chiunque fosse idoneo al servizio militare, inclusi gli ultraortodossi stessi.
Il disastro economico: una comunità che vive di sussidi
La situazione occupazionale degli ultraortodossi presenta un quadro allarmante per l’economia israeliana. Nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni, i dati rimangono preoccupanti. Solo il 55,8% degli uomini haredi è attualmente impiegato, un record storico che tuttavia rimane significativamente inferiore al tasso di occupazione dell’86% degli ebrei israeliani non haredi.
Ancora più preoccupante è il fatto che solo un terzo degli uomini haredi occupati lavora a tempo pieno, con la maggior parte impiegata in lavori mal pagati. Le donne haredi mostrano performance migliori rispetto agli uomini, con un tasso di occupazione del 79,3%, molto vicino alla media nazionale dell’82% per le donne non haredi. Tuttavia, anche loro tendono a lavorare meno ore settimanali rispetto alle controparti non haredi.
La Concentrazione settoriale
La distribuzione settoriale dell’occupazione haredi rivela un altro problema strutturale. Il 30% degli uomini haredi lavora nell’educazione, rispetto al solo 4,5% degli altri uomini. Nel cruciale settore tecnologico, che rappresenta il motore principale della crescita economica israeliana, solo il 3,5% degli uomini haredi trova impiego, contro il 20% degli altri uomini ebrei.
Tra le donne, il 40% delle haredi lavora nell’educazione rispetto al 16% delle altre donne ebree, mentre solo il 4,5% lavora nel settore tecnologico, la metà rispetto al 9% delle donne non haredi.
La disparità di supporto pubblico tra le famiglie è stratosferico: secondo uno studio dell’Israel Democracy Institute, una famiglia non haredi paga nove volte più tasse di una famiglia haredi, mentre quest’ultima riceve oltre il 50% in più di supporto statale.
Il peso politico sproporzionato: i partiti haredi al governo
Nonostante rappresentino una minoranza della popolazione, i partiti ultraortodossi esercitano un’influenza politica sproporzionata nel sistema israeliano. I due principali partiti haredi, United Torah Judaism (UTJ) e Shas, detengono 18 dei 72 seggi della coalizione di Netanyahu.
Il sistema di coalizioni israeliano permette a questi partiti relativamente piccoli di diventare kingmaker, essenziali per la formazione di qualsiasi governo. Questa posizione di forza ha permesso loro di ottenere concessioni significative, incluso l’aumento dei sussidi per le scuole religiose e il mantenimento dell’esenzione militare.
Il ricatto politico
La minaccia costante di far cadere il governo dà ai partiti haredi un potere di ricatto che va ben oltre il loro peso elettorale. Netanyahu, per mantenere la sua coalizione, ha dovuto promettere di raddoppiare i sussidi governativi agli studenti degli istituti religiosi haredi, una decisione che ha suscitato indignazione tra le famiglie i cui figli servono nell’IDF.
La giustificazione religiosa: “Senza Torah, nessun successo”
I leader haredi giustificano l’esenzione militare con argomenti teologici profondamente radicati nella loro visione del mondo. Secondo la loro interpretazione, lo studio della Torah e la preghiera costituiscono la vera difesa di Israele.
Aryeh Deri, Presidente del partito Shas, ha dichiarato in risposta alla sentenza della Corte Suprema: “Non c’è forza al mondo che possa disconnettere il popolo di Israele dallo studio della Torah, e chiunque abbia provato in passato ha fallito miseramente.” Per gli haredi, abbandonare lo studio per il servizio militare significherebbe compromettere la protezione divina di Israele.
L’Opinione pubblica contro l’esenzione
Il sostegno pubblico per l’esenzione militare haredi è crollato: un sondaggio del Jewish People Policy Institute ha rivelato che l’81% degli ebrei israeliani è favorevole a cambiare l’esenzione ultraortodossa, con il 45% che supporta misure “coercitive” e il 36% che preferisce metodi “persuasivi”.
L’equità del carico
Il principio dell'”equità del carico” (sharing the burden) è diventato un rallying cry per molti israeliani non haredi. In buona sostanza, l’idea che alcuni cittadini possano beneficiare della protezione dello Stato senza contribuire alla sua difesa è vista come fondamentalmente ingiusta in una società dove il servizio militare è considerato un rito di passaggio e un dovere civico fondamentale.
La frustrazione è aumentata anche dai recenti programmi governativi, che prevedono l’estensione del servizio militare degli uomini a tre anni e il raddoppio del servizio di riserva a 42 giorni all’anno durante le emergenze, mentre gli haredi continuano a essere esentati.
Un sistema educativo inadeguato
Una delle radici del problema economico haredi risiede nel loro sistema educativo. Le scuole private ultraortodosse, sovvenzionate dallo Stato, insegnano pochissime materie secolari. Gli studenti si concentrano quasi esclusivamente sullo studio religioso, con scarsa o nessuna istruzione in matematica, scienze, inglese o altre competenze essenziali per l’economia moderna.
Questo sistema educativo, mentre preserva l’identità religiosa, prepara male i giovani haredi per il mercato del lavoro moderno e sostanzialmente li costringe a vivere in una bolla senza riferimenti spazio-temporali, impermeabili a quanto accade nel mondo. Anche quando decidono di entrare nella forza lavoro, mancano delle competenze di base necessarie per lavori ben pagati, perpetuando il ciclo di povertà e dipendenza dai sussidi.
Il paradosso Netanyahu
Ironicamente, è stato lo stesso Netanyahu che, come Ministro delle Finanze nel 2003, aveva tagliato i sussidi agli ultraortodossi come parte di uno sforzo nazionale per farli entrare nella forza lavoro. Ora, come primo Ministro dipendente dai voti haredi, ha promesso di finanziare tutte le scuole, anche quelle che non forniscono una preparazione di base di matematica, inglese e scienze.
Le conseguenze a lungo termine: la trasformazione demografica
Se i trend attuali continueranno ad essere costanti nel tempo, Israele si trasformerà in una società molto diversa entro la metà del secolo. Con un terzo della popolazione ebraica che sarà haredi entro il 2050, le implicazioni per l’economia, l’esercito e la società saranno profonde.
Gilad Malach dell’Israel Democracy Institute ha avvertito: “Per mantenere lo stesso livello di qualità della sicurezza e dello standard economico e di sviluppo, la popolazione non haredi dovrà portare più peso. E questo era evidente nel discorso pubblico riguardo al servizio militare, ma lo stesso vale nel campo economico.”
La sostenibilità economica
Esperti economisti hanno lanciato allarmi sulla sostenibilità a lungo termine. Omer Moav, professore di economia all’Università di Londra e all’Università ebraica di Gerusalemme, ha dichiarato senza mezzi termini: “[Gli haredi] sono un vero pericolo per Israele. Se andiamo in bancarotta è la fine della storia per noi. Il nostro forte esercito si basa su un’economia forte”.
La matematica è semplice: se una percentuale crescente della popolazione non lavora a tempo pieno, non paga tasse significative e richiede sussidi governativi, mentre si astiene dal servizio militare, il sistema diventa insostenibile.
In conclusione, il governo israeliano si trova di fronte a scelte difficili. Può tentare di implementare gradualmente la decisione della Corte Suprema, rischiando la caduta della coalizione, oppure può cercare di aggirare la sentenza con nuova legislazione, rischiando una crisi costituzionale. Alcune proposte di compromesso includono il servizio civile nazionale per gli haredi in ospedali, scuole o con organizzazioni come Magen David Adom (l’equivalente israeliano della Croce Rossa), ma i leader haredi hanno finora respinto anche queste alternative.
Netanyahu si trova in una posizione particolarmente difficile. Da un lato, dipende dai partiti haredi per mantenere il potere; dall’altro, la pressione pubblica per l’arruolamento degli ultraortodossi è diventata insostenibile, specialmente durante un periodo come quello attuale dove il governo Netanyahu attacca più Paesi contemporaneamente mentre allo stesso tempo cerca di portare a casa l’annessione totale dei territori palestinesi (Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est), perseguitando mortalmente i legittimi proprietari.
In buona sostanza, la questione degli ultraortodossi in Israele è esplosiva, comunque la si guardi: tocca questioni fondamentali sull’identità nazionale, l’equità sociale e la sostenibilità economica.
La stratosferica crescita demografica degli ultraortodossi, combinata con i loro bassi tassi di partecipazione economica e militare, sta creando tensioni che minacciano la coesione sociale israeliana, già messa a dura prova dal terribile governo Netanyahu, con il Primo Ministro sul quale pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e un processo interno per corruzione.

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