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Le forze russe avanzano su Kharkiv, Sumy e Zaporizhia. L’Ucraina è logorata, tra perdite crescenti e supporto occidentale incerto. Mentre Trump oscilla, l’UE promette aiuti futuri. La grande offensiva estiva russa potrebbe essere già iniziata.
La nuova offensiva russa in Ucraina, gli imbarazzi occidentali
L’estate 2025 segna una nuova fase nella guerra in Ucraina, con un’escalation sul campo che, seppur non ancora ufficialmente dichiarata come “grande offensiva estiva”, mostra i tratti di un’espansione militare russa sistematica e pianificata.
Secondo i rilievi di ‘Analisi Difesa’, le forze di Mosca stanno avanzando su più fronti: a nord-est, nelle regioni di Kharkiv e Sumy, e a sud, lungo la linea di Zaporizhia. Il silenzio mediatico e la disattenzione occidentale sembrano nascondere, più che attenuare, la portata di questo nuovo impulso strategico.
Il quadro descritto da diverse fonti, tra cui il New York Times, è inquietante. L’Ucraina sta pagando un prezzo altissimo in termini umani, con reparti lasciati per settimane in prima linea senza rotazioni e senza possibilità di evacuare i feriti. I droni russi dominano lo spazio aereo, contribuendo alla superiorità tattica sul campo e rendendo più realistica la possibilità di accerchiamenti multipli.
La strategia russa appare chiara: evitare assalti frontali alle roccaforti ucraine, in particolare si è visto nelle operazioni nella regione di Donetsk, fortificata dal 2014, per adottare manovre di accerchiamento progressivo. Si tratta di operazioni più lente, ma che consentono di ridurre le perdite tra le truppe di Mosca, colpendo invece le vie logistiche e isolando i battaglioni nemici fino al loro collasso. Questa forma di logoramento, sostenuta da artiglieria e aviazione, ha già dato segni di efficacia.
Dal punto di vista politico, il Cremlino continua a dichiararsi disposto a un negoziato, come ribadito da Vladimir Putin nell’ultimo colloquio telefonico con Donald Trump. Tuttavia, le condizioni richieste da Mosca sono considerate inaccettabili da Kiev, rendendo la prosecuzione del conflitto inevitabile. Emblematico lo squilibrio nel numero di corpi restituiti: quasi 6.100 soldati ucraini contro meno di 80 russi, segno di un logoramento drammatico e asimmetrico.
Intanto, negli Stati Uniti, la linea politica appare ondivaga. Dopo aver annunciato la sospensione delle forniture militari a Kiev, Trump ha fatto marcia indietro, promettendo l’invio di nuovi sistemi d’arma. Ma la credibilità del sostegno americano è in calo: secondo l’ANSA, le scorte di sistemi Patriot sono al minimo, e il Pentagono ha rivisto le priorità logistiche dopo aver rifornito Israele nella campagna contro l’Iran. A Kiev, l’incertezza regna: a fronte di una promessa di 30 intercettori, Trump ne avrebbe garantiti solo 10.
Il Cremlino, evitando di rispondere agli insulti personali di Trump – che ha definito le dichiarazioni di Putin come “un sacco di stronzate” – ha comunque riconosciuto i tentativi dell’ex presidente USA di avviare un canale di negoziazione diretto. Tuttavia, accusa l’Unione Europea di essere corresponsabile della prosecuzione del conflitto, con aiuti modesti e tardivi. L’ipotesi di un fondo da 100 miliardi di euro per Kiev, proposta da Bruxelles, resterebbe lettera morta fino al 2028, troppo tardi per influire sugli sviluppi attuali.
La guerra, dunque, continua su tutti i fronti, alimentata da esitazioni diplomatiche, disorganizzazione occidentale e una Russia che pare sempre più intenzionata a sfruttare il momento per consolidare posizioni strategiche. La grande offensiva estiva, forse, è già cominciata.

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