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L’embargo USA contro Cuba: una reliquia della guerra fredda che danneggia solo il popolo

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L’embargo USA contro Cuba, relitto della Guerra Fredda, continua a colpire duramente la popolazione cubana senza aver mai raggiunto i suoi obiettivi politici. Condannato dall’ONU, superato dalla storia, è ora di sostituirlo con cooperazione e dialogo. Basta punizioni, serve futuro.

Embargo USA contro Cuba: un’anacronistica eredità degli anni ’60

L’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba, noto anche come “el bloqueo“, rappresenta una delle più longeve misure economiche restrittive nella storia moderna.

Istituito nei primi anni ’60 durante la presidenza di Dwight Eisenhower e ampliato dal presidente Kennedy nel 1962, questo blocco è sopravvissuto a undici presidenti americani, alla caduta dell’Unione Sovietica e persino alla morte di Fidel Castro.

Ma ha senso continuare questa politica nel 2025? Direi proprio di no. Mentre il mondo è cambiato radicalmente, l’embargo rimane un fossile della Guerra Fredda, causando sofferenze evidenti al popolo cubano senza aver nemmeno raggiunto i suoi obiettivi politici originari tanto cari ai vari Presidenti USA: la caduta del regime castrista.

Gli effetti dell’embargo sulla popolazione cubana

L’impatto dell’embargo sulla vita quotidiana dei cubani è devastante. La crisi attuale sull’isola ne è la dimostrazione: aumenti del 500% del prezzo del carburante annunciati a marzo, frequenti blackout elettrici con tagli fino al 74% dell’elettricità, scarsità di beni di prima necessità come pane, farina, latte e medicinali.

La mancanza di valuta estera, aggravata dalle restrizioni commerciali e finanziarie, rende quasi impossibile per Cuba importare prodotti essenziali, nonostante l’isola dipenda dall’importazione dell’80% dei beni che consuma.

Una condanna internazionale quasi unanime

La comunità internazionale ha ripetutamente condannato questa politica. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato per ben 31 volte a favore della cessazione dell’embargo, con l’ultima risoluzione approvata nel 2023 con 187 voti favorevoli. Solo gli Stati Uniti e Israele hanno votato contro.

Questa politica è considerata illegale secondo il diritto internazionale, in quanto rappresenta una forma di coercizione economica unilaterale che viola i diritti umani dei cittadini cubani.

Biden ha tolto Cuba dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo

Un passo nella direzione giusta è arrivato di recente. Il 14 gennaio 2025, l’amministrazione uscente di Biden ha deciso di rimuovere Cuba dalla lista degli Stati patrocinatori del terrorismo, un elenco in cui l’isola era stata inserita nuovamente da Trump negli ultimi giorni del suo mandato nel gennaio 2021.

Questa decisione è stata descritta dal governo cubano come “una decisione in direzione positiva, seppur parziale e tardiva”, poiché mette fine a specifiche misure coercitive che hanno causato gravi danni all’economia cubana, con un effetto severo sulla popolazione.

Tuttavia, la decisione rischia di essere annullata dalla nuova amministrazione Trump: il nuovo Segretario di Stato Marco Rubio, di origine cubana, ha sempre sostenuto l’imposizione di sanzioni contro l’isola.

La collaborazione medica: un esempio di potenziale

Un aspetto illuminante di ciò che potrebbe essere una relazione costruttiva tra Cuba e altri Paesi è rappresentato dalla collaborazione medica. Dal 2022, circa 270 medici cubani lavorano in Calabria, una regione italiana con un sistema sanitario in difficoltà. Nonostante le polemiche iniziali, questi professionisti sono oggi apprezzati dalle strutture sanitarie locali, definiti come “una boccata d’ossigeno” e “indispensabili”.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha addirittura dichiarato: “I medici cubani ci hanno consentito di garantire servizi essenziali per la cura dei cittadini, impedendo talvolta la chiusura di reparti o ospedali”.

La cooperazione medica rappresenta un esempio tangibile di come le relazioni internazionali con Cuba potrebbero essere costruttive anziché punitive. Il sistema sanitario cubano, nonostante le difficoltà economiche, è riconosciuto a livello mondiale per la sua efficienza, tanto che Ban Ki-Moon, ex segretario delle Nazioni Unite, ha definito la scuola di medicina cubana ELAM come “la scuola di medicina più avanzata al mondo”.

Verso una nuova politica

È tempo di riconoscere che l’embargo ha fallito nel suo obiettivo politico di rovesciare il governo cubano, riuscendo solo a infliggere sofferenze al popolo.

La revoca completa di questa misura anacronistica potrebbe portare benefici sia agli Stati Uniti che a Cuba, tra le quali le opportunità economiche, che si aprirebbero, con le aziende americane che potrebbero accedere a un mercato di 11 milioni di consumatori a soli 150 km dalle coste della Florida e la cooperazione in ambiti cruciali, ovvero cooperazione che potrebbe estendersi ad altri settori oltre a quello medico, come l’ambiente, la gestione delle emergenze climatiche e la ricerca scientifica.

È tempo di girare pagina e costruire un nuovo capitolo nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba, basato sul rispetto reciproco e sulla collaborazione, non sull’isolamento e le sanzioni.

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Eugenio Cardi
Eugenio Cardi
Scrittore, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato ad oggi dodici romanzi, pubblicati in Italia e all’estero

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