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L’Eternauta: un capolavoro del fumetto e della memoria

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“L’Eternauta” è molto più di un fumetto: è memoria viva, allegoria del totalitarismo, atto di resistenza. Fantascienza e tragedia si intrecciano nella Buenos Aires reale, mentre Oesterheld, suo autore, fu ucciso dalla dittatura. Un capolavoro che continua a parlare.

L’Eternauta: un capolavoro del fumetto e della memoria (non la serie)

Tra le opere più straordinarie della narrativa a fumetti del XX secolo, L’Eternauta, scritto da Héctor Germán Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López, occupa un posto d’onore.

Pubblicato per la prima volta tra il 1957 e il 1959 sulla rivista argentina Hora Cero Semanal, questo fumetto ha saputo fondere in modo unico fantascienza, politica, filosofia e cronaca sociale, diventando una delle espressioni più potenti del pensiero critico e della cultura popolare argentina.

Uno degli aspetti più originali e inquietanti de L’Eternauta è la scelta dell’ambientazione: la storia non si svolge in una metropoli futuristica o in un luogo di fantasia, ma nella Buenos Aires reale degli anni ’50. Le strade, i quartieri, le piazze, le stazioni e le case sono riconoscibili a chi conosce la città. Questo conferisce all’opera un impatto psicologico enorme: l’apocalisse non è lontana, ma accade qui, adesso, a casa nostra.

Il protagonista, Juan Salvo, vive in una tranquilla casa borghese con la moglie e la figlia. Quando una misteriosa nevicata letale inizia a cadere su Buenos Aires, ogni fiocco di neve uccide a contatto. Insieme a un gruppo di amici, Salvo si rifugia nella casa, trasformata in bunker, e inizia una lunga lotta per la sopravvivenza. Ben presto si scopre che dietro la nevicata si nasconde un’invasione aliena: esseri spietati, ma invisibili, che dominano da lontano e controllano la popolazione con una catena di comando che arriva fino all’uomo comune.

Juan Salvo non è un supereroe. È un padre, un marito, un vicino di casa. È l’uomo qualunque che, posto di fronte all’assurdità della distruzione, si aggrappa alla solidarietà come unica arma. L’Eternauta non racconta la storia di un salvatore solitario, ma di un’intera comunità che tenta di resistere unita. Oesterheld rompe con il modello classico dell’eroe invincibile e lo sostituisce con una figura più umana, più fragile, ma anche più reale e vicina al lettore.

Questa visione, radicale per l’epoca, è anche una dichiarazione politica: il vero eroe è collettivo, e la lotta contro il potere oppressivo può essere combattuta solo insieme.

Scritta anni prima dell’instaurarsi della dittatura militare argentina, L’Eternauta può essere letto anche come una profetica allegoria del totalitarismo. Gli invasori alieni rappresentano un potere remoto, disumanizzato, che agisce tramite intermediari, i “Manos”, gli uomini-mano, e gli “Ellos”, gli alieni veri e propri, proprio come nelle dittature moderne, dove il potere è impersonale, violento, ma difficilmente identificabile.

Con una lucidità rara, Oesterheld usa la fantascienza per raccontare la perdita della libertà, la manipolazione, la sparizione dell’individuo sotto il controllo autoritario. E lo fa in anni in cui queste idee erano pericolose da esprimere apertamente.

Il prezzo della verità: la tragica fine di Oesterheld

La forza e il coraggio di L’Eternauta non sono solo narrativi: sono anche esistenziali. Héctor Oesterheld pagò con la vita il suo impegno politico e umano. Negli anni ’70, l’autore si avvicinò sempre più alla sinistra rivoluzionaria e aderì al movimento dei Montoneros. Questo lo rese un bersaglio della giunta militare argentina, che prese il potere con il golpe del 1976 e instaurò un regime di terrore.

Nel 1977 Oesterheld fu rapito dalla polizia militare. Morì torturato in un centro clandestino di detenzione. Non fu mai ritrovato il suo corpo. Ma la tragedia non finì con lui.

Anche le sue quattro figlie, Estrela Ines, Diana, Marina e Beatriz, furono rapite e uccise. Estrela Ines fu uccisa con il marito. Una di loro, Marina, era incina di 8 mesi. Come molte delle vittime del regime, anche lei è oggi considerata tra i cosiddetti “desaparecidos“, le decine di migliaia di persone scomparse sotto la dittatura.

L’Eternauta, dunque, non è solo una grande storia: è una testimonianza, una denuncia, un atto di resistenza. L’opera e la biografia del suo autore si intrecciano in un nodo inseparabile, che trasforma il fumetto in memoria viva, necessaria.

Il segno di Solano López

I disegni di Francisco Solano López contribuiscono in modo essenziale all’atmosfera del fumetto. Il suo tratto realistico, espressivo e dettagliato immerge il lettore in una Buenos Aires cupa, paralizzata dal silenzio e dalla paura. Non si tratta di un mondo astratto, ma di una città reale: le strade esistono davvero, gli edifici sono riconoscibili, le espressioni dei personaggi sono quelle di persone comuni, sopraffatte dalla tragedia.

Il bianco e nero, lontano da ogni effetto spettacolare, amplifica il senso di isolamento e di imminente catastrofe. Ogni vignetta è carica di tensione, e il ritmo visivo accompagna perfettamente la narrazione incalzante di Oesterheld.

Eredità e attualità

L’Eternauta è stato ripubblicato più volte, tradotto in numerose lingue e reinterpretato da vari artisti. In Italia uscì per la prima volta nel 1977 su Lanciostory. Nel 1976 Oesterheld ne scrisse una seconda versione, più apertamente politica, che fu pubblicata postuma. L’opera è diventata simbolo della memoria collettiva argentina, ed è oggi studiata nelle scuole, oggetto di mostre e omaggi, nonché riferimento per riflessioni sulla storia e sui diritti umani.

Nel suo viaggio senza fine, Juan Salvo, l’Eternauta, continua a camminare nel tempo, portando con sé la voce di chi non c’è più, e quella di chi continua a lottare per ricordare.

L’Eternauta è un’opera imprescindibile. È fumetto, sì, ma anche romanzo filosofico, manifesto politico e tragedia esistenziale. È una storia di fantascienza che diventa cronaca della realtà. È l’urlo silenzioso di un’intera generazione, inghiottita dalla dittatura, ma che ha lasciato dietro di sé una scintilla di speranza e dignità.

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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