www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
La strategia economica di Trump trasforma gli USA in uno “stato canaglia” del commercio mondiale. Dazi, ricatti e violazioni dell’OMC spingono verso un ordine globale frammentato, con l’Europa debole e i Brics pronti a reagire.
Gli Stati Uniti di Trump, un attacco sistematico all’ordine multilaterale e la minaccia di un mondo senza regole condivise
Con la retorica minacciosa e gli ultimatum perentori, la politica economica di Donald Trump ha assunto sempre più i contorni di una sfida frontale all’architettura del commercio internazionale. La sua strategia, basata su dazi unilaterali, ricatti diplomatici e pressioni asimmetriche, non mira solo a ottenere vantaggi immediati per gli Stati Uniti, ma a riscrivere dalle fondamenta le regole della cooperazione economica globale.
Tuttavia, se è vero che l’economia statunitense rappresenta ancora circa un terzo del commercio mondiale, è sui restanti due terzi – Sud Globale in testa – che si deciderà la tenuta dell’ordine multilaterale.
L’Europa divisa e indebolita
Nel contesto europeo, le manovre di Trump hanno colto di sorpresa un’Unione Europea già indebolita da divisioni interne e interessi divergenti. L’atteggiamento conciliante, se non subalterno, di alcuni Paesi come Germania e Italia ha vanificato la possibilità di una risposta coordinata e incisiva.
Nonostante l’UE gestisca un commercio transatlantico di oltre 1.600 miliardi di euro – ben più dei 363 miliardi del Regno Unito – le sue capacità negoziali si sono rivelate deboli. L’esempio più eloquente è quello dell’Irlanda, considerata da Washington un alleato chiave per il suo regime fiscale favorevole alle multinazionali USA.
Il ministro delle Finanze irlandese Pascal Donohoe, sostenuto per un secondo mandato alla guida dell’Eurogruppo, è accusato di favorire l’elusione fiscale delle big tech americane a scapito degli altri membri dell’Unione. Un cavallo di Troia del trumpismo, secondo alcuni osservatori.
Fuori dall’Europa: resistenze e alternative
Al di fuori dell’ambito euro-atlantico, le pressioni statunitensi trovano una resistenza crescente. Nelle ultime settimane, all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ha preso corpo un dibattito inedito: l’espulsione degli Stati Uniti dall’organismo stesso. Una proposta avanzata da Kristen Hopewell, docente alla British Columbia University, che in un documento definisce gli USA di Trump come una vera minaccia per l’equilibrio multilaterale.
Il testo, che circola tra i membri dell’OMC, propone la rimozione degli Stati Uniti per violazione sistematica delle regole condivise. L’argomento è chiaro: Washington non solo disconosce le regole che ha contribuito a scrivere, ma mina apertamente l’esistenza stessa dell’organizzazione.
Uno scenario estremo, ma non impossibile
Sebbene l’OMC non preveda un meccanismo automatico di espulsione, l’articolo 10 del suo statuto consentirebbe una modifica dell’accordo fondativo con il voto favorevole dei due terzi dei membri. Qualora gli Stati Uniti rifiutassero di adeguarsi, si potrebbe procedere con un voto dei tre quarti. Il rischio per l’economia statunitense sarebbe notevole: dazi illimitati, perdita dell’accesso ai mercati, esclusione dalle tutele per i servizi e per la proprietà intellettuale – elementi centrali per la sua supremazia tecnologica e finanziaria.
Il bluff trumpiano
Trump ha più volte minacciato l’uscita volontaria dall’OMC, ma la sua strategia appare più come un bluff di potenza che un reale piano d’azione. Tuttavia, il costo politico e reputazionale delle sue azioni resta altissimo.
Gli Stati Uniti rischiano di diventare, nel commercio globale, ciò che nel linguaggio della diplomazia si definisce uno “Stato canaglia”: un attore che agisce al di fuori delle regole comuni, minando la fiducia nel sistema e aprendo la strada a una frammentazione disordinata delle relazioni economiche internazionali. In un mondo già attraversato da nuove polarizzazioni, sarebbe un passo pericoloso verso il caos.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL NOSTRO BOOKSTORE
E PER I NOSTRI GADGET CLICCA SUL LINK – https://edizioni.kulturjam.it/negozio/
Leggi anche
- Israele senza maschera: la trasparenza del genocidio
- L’embargo USA contro Cuba: una reliquia della guerra fredda che danneggia solo il popolo
- L’Eternauta: un capolavoro del fumetto e della memoria
- “Israele contro Hamas”: il bestseller perfetto secondo le regole della narrazione
E ti consigliamo
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- Musikkeller, un luogo-non luogo
- Breve guida per riconoscere il “coatto”
- Achab. Gli occhi di Argo sul carcere
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente













