Quotidiano on-line ®

23.3 C
Rome
martedì, Luglio 5, 2022

“The Butcher” Pietro Rossetti, nato per la boxe, infiamma il Palasantoro di Roma

Esiste ancora il pugilato? È praticamente scomparso dai circuiti televisivi, anche da quelli a pagamento perché non rende quanto gli sport maggiori, ma lontano dalle telecamere ci sono atleti e appassionati, palestre e tifosi, e ci sono ancora gli incontri di cartello, come quello che ha visto Pietro Rossetti infliggere una dura lezione ad Aleksander Kallashi al PalaSantoro di Roma. Il nostro inviato ce lo racconta.

“The Butcher” Pietro Rossetti, nato per la boxe, infiamma il Palasantoro di Roma 2

Pietro Rossetti in cattedra contro Aleksander Kallashi

C’è chi fa il pugile. C’è chi è portato per fare il pugile. E poi c’è chi è nato per fare il pugile. A quest’ultima categoria appartiene Pietro Rossetti (12-1-0), 23 anni, tecnica e impeto, freddezza e cuore, tutto insieme in 65 chilogrammi e rotti di nobile arte. Il suo manager lo definisce “pugile d’altri tempi”, e ha ragione, perché questo ragazzo incarna la quintessenza della boxe, che è sangue e dolore. (E poi non ha nemmeno un tatuaggio, in Italia sarà l’unico della sua età a non essersi scarabocchiato fesserie addosso).

Stasera incontra Aleksander Kallashi (3-1-0), tedesco di origine albanese, dicono che viene dall’MMA. Ieri c’è stata la cerimonia del peso (attualmente si dice “weight-in”, ma io sono antico). Un tempo i due contendenti posavano con sguardo all’obiettivo dei fotografi e pugno appoggiato sul mento dell’altro, adesso si usa guardarsi in cagnesco faccia a faccia tipo wrestling.

E c’è chi esagera, come Kallashi che -forse credendo di essere Conor Mc Gregor- ha dato uno spintone a Rossetti. Il quale pochi minuti dopo ha dichiarato: “L’ho visto bello carico. M’ha spinto, ha fatto una ca**ata. Ha firmato la sua condanna”.

 

 

Ed ecco il momento della verità, il ring non mente. Kallashi vi entra ignorato dal pubblico, giusto qualche fischio e qualche buuu, mentre all’ingresso di Rossetti il Palasantoro esplode.

Io sono in prima fila a bordo ring (per guadagnarmi questo posto, non numerato, sono arrivato con un anticipo che nemmeno Fantozzi quando va alla stazione per partire assieme al Duca Conte Semenzara), e vedo che al momento delle raccomandazioni dell’arbitro Rossetti guarda in terra, evitando lo sguardo dell’avversario. È fatta, mi dico: non vuole nemmeno saperne di eventuali provocazioni, Kallashi non esiste, Pietro sa già quello che deve fare. E lo fa.

“The Butcher” Pietro Rossetti, nato per la boxe, infiamma il Palasantoro di Roma 2
“Manco er sangue me fai usci’, a cornuto”

La magia del montante al fegato

Rossetti in pochi istanti prende le misure a Kallashi (probabilmente non ha avuto modo di studiarlo a tavolino, l’avversario designato era il brasiliano Paulo Cesar Galdino, 11-4-0, che poi ha dato forfait) e con un colpo al corpo preciso e potente lo mette in ginocchio. Kallashi prova a riprendere fiato ma è già tanto se è sopravvissuto, nel frattempo Rossetti gli grida qualcosa (che non riesco a sentire, perché anche io sto gridando parole che non vi dirò), il conteggio finisce e in 57 secondi giustizia è fatta.

“The Butcher” Pietro Rossetti, nato per la boxe, infiamma il Palasantoro di Roma 2
“Arzate, arzate, a cornuto, arzate!”

“Me dispiace che l’incontro è durato così poco. Volevo faje più male”

Le parole di Rossetti, nell’intervista del ring announcer Valerio Lamanna, sono pura poesia. Per qualcuno forse sarà un linguaggio un po’ crudo, come è crudo il pugilato. Questo sport è così, se non vi piace potete andare a vedere i calciatori che corrono freschi di parrucchiere e nelle interviste dicono sempre le stesse banalità.

Rossetti ha meno della metà dei miei anni (molti meno): se lui continua a progredire, e se io campo abbastanza, scommetto che vedrò tanti altri bei match. Qualche giorno prima dell’incontro sono stato ospite nella palestra della Team Boxe Roma XI alla Montagnola, dove Rossetti si allena sotto la guida dei maestri Italo Mattioli e Luigi Ascani.

È una bella realtà di quartiere nata nel 2004 grazie alla concessione degli spazi da parte dell’XI Municipio nel 2004. Spazi che consistono in un capannone industriale, ma al pugilato non servono interni di design, qui i ragazzi si allenano con passione e educazione. A voi un paio di foto.

“The Butcher” Pietro Rossetti, nato per la boxe, infiamma il Palasantoro di Roma 5
Pietro Rossetti
“The Butcher” Pietro Rossetti, nato per la boxe, infiamma il Palasantoro di Roma 5
Ai colpitori col M° Italo Mattioli

Nel sottoclou vincono i pugili di casa…

…ma non è tutto oro quel che luccica. Organizza la BBT di Davide Buccioni, e anche stavolta niente incontri finti con figuranti presi chissà dove, tutta roba vera.

Il peso leggero Christian Gasparri (6-0-2), 22 anni di Tarquinia (VT), batte ai punti il decoroso venezuelano di Barcellona Hermin Isava (10-35-0).

Muhamet Qamili (5-0-0) ha la meglio sul georgiano Khvicha Gigolashvili, che a dispetto del suo record se l’è giocata, colpendo spesso con il jab e portando anche qualche bel gancio, ma per lo più colpi isolati contro la maggiore continuità di Qamili.

Kahil El Arraz (13-2-1) detto “Arabetto” (nessuna sfumatura razzista in questo soprannome, tant’è che il pugile lo ha adottato come nome di battaglia: l’ambiente del pugilato è ruvido ma tendenzialmente ugualitario), che è stato campione italiano dei pesi medi, se la vede con Giorgi Ungiadze (22-42-2), georgiano di 37 anni che non vince un incontro dal gennaio 2017 e che sulla carta sembra essere il “perdente di professione” buono per arricchire il record di pugili in crescita.

Invece combatte bene, l’incontro è bello perché molto tecnico e combattuto, ma il finale non mi piace: io avevo assegnato 4 riprese su 6 a Ungiadze, che è contrariato quanto me (anzi, sicuramente di più) per il fatto che giudici dichiarano vincitore El Harraz. Spiace dirlo, ma questi verdetti “casalinghi” non fanno bene alla boxe: El Harraz non era in serata, serviva il coraggio di decretare la sconfitta, ché di verdetti negativi non è mai morto nessuno. Oppure ha veramente vinto lui e io con la vecchiaia mi sono rimbambito al punto che non sono più in grado di contare i colpi validi.

Cartoline da Salò: un anno marchiato dalle stimmate della pandemia

 

Leggi anche

Artemio Altidori
Artemio Altidori
"So' contento"

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli