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martedì 17 Maggio 2022
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Benedetta Piola Caselli: in Ucraina ho visto cose del tutto diverse da quelle raccontate nei tg

Benedetta Piola Caselli, di ritorno dall’Ucraina, dov’è stata per raccogliere informazioni e testimonianze, racconta tutte le discrepanze nella narrazione del conflitto.

Benedetta Piola Caselli: riportando tutto a casa

Come ci stanno facendo accettare una catastrofe con una narrazione falsa.
Queste sono le cose che ho documentato andando in Ucraina, e che voi avete seguito insieme a me attraverso i video in diretta.

Perchè dici che i numeri ONU sui profughi non sono credibili?

Per una questione logica e per una esperienziale.
Sono stata alla frontiera fra Romania e Ucraina il 6/3/22 (a 12 giorni dall’ inizio del conflitto) dalle 7.30 alle 11 e dalle 18:30 alle 21.

Secondo l’ONU, a quel giorno, erano passate dalla frontiera di Siret oltre 80.000 persone.
Questo significa oltre 6660 al giorno tutti i giorni, e 277 all’ora, sulle 24 ore.
Ho filmato e diffuso quello che ho visto.

La mattina del 6/3 c’era poca gente, che ha cominciato ad arrivare verso le 10.30 – 11.00
Questo significa che molte persone si stavano allontanando, ma non stavano scappando, altrimenti avrebbero affollato la frontiera a tutte le ore del giorno e della notte.

La sera si era formata una coda di macchine di molti Km, e c’era un centinaio di persone a piedi che aspettavano al freddo.

Da parte rumena le persone continuavano ad essere poche, segno che le code si formavano per le lungaggini dei controlli e non per il numero esorbitante di profughi.

Può darsi che nei giorni precedenti la cosa fosse diversa.
Evidentemente anche nei giorni successivi, perché i numeri dati dall’ ONU hanno continuato a crescere.

Insomma, il numero delle persone che lasciava il paese era contenuto solo nel giorno in cui ero presente io (!).

Il 25/3 (30 giorni di guerra) ho attraversato la frontiera da parte polacca, su un comodo pullman.
Secondo i dati ONU da quella frontiera – al giorno in cui sono passata io- sono uscite 2.500.000 di persone, quindi 83.300 e passa al giorno, 3.470 ogni ora sulle 24 ore.

Il dato è del tutto inverosimile.

Anche qui, quando sono passata io non c’ era quasi nessuno, come ho dimostrato con i video, salvo 11 pullman mezzi vuoti.

Ho dovuto aspettare 4 ore per passare, a causa dei i controlli.
Anche qui, ufficialmente i numeri hanno ripreso a crescere nei giorni successivi, sempre in mia assenza.

Come lo spieghi che però c’erano tantissime persone alle stazioni?

Posto che il flusso non è stato costante, però alle stazioni c’ ero anche io.

Ho filmato la stazione di Premyzil, prima stazione in Polonia, l’ 11/3 accanto a 7 troupes televisive.

I profughi c’ erano, ma in numero del tutto diverso da quello che i media ci hanno fatto credere.

Ho filmato in più occasioni la stazione ferroviaria e la stazione dei bus di Leopoli, fianco a fianco con le varie troupes televisive.

Evidentemente abbiamo visto cose diverse: secondo quello che ho filmato io, i profughi c’erano, ma in numero del tutto diverso da quello che risultava da quello che facevano vedere loro.

È solo questione di quello che si inquadra.

Come lo spieghi che le città erano invase dai profughi?

Ma quali? Io sono stata a Leopoli, che è quella che ne ha ricevuti di più, e poi a Cracovia.

Gli ucraini si organizzano da soli, quindi trovano una sistemazione facilmente.
Detto questo, ho monitorato la situazione degli alloggi nei paesi di frontiera dal 7/3, al 1/4 , sia perché serviva a me, sia perché mi pareva strano sentire che “non c’ era neanche un buco” e non vedere più di tanta gente in giro. Ho sempre trovato alloggio facilmente e da per tutto.

I giornalisti che hanno riportato che non c’erano posti per dormire, intendevano “in un albergo che ci piace e corrisponde a quello che vogliamo spendere”.

In ostello c’è sempre stato posto.
Molte strutture aspettavano i profughi ed erano mezze vuote, come ho filmato.

È molto pericoloso spostarsi all’interno del paese?

No: da per tutto nel paese e dal paese verso l’ estero si viaggia con pullman e treni e la gente, come ho filmato, si sposta tranquillamente.
Gli ucraini sono molto organizzati, e tutti sanno cosa fare e dove andare.

Come si vive nelle grandi città?

Contrariamente a quello che viene raccontato, nelle città si vive abbastanza normalmente, salvo in quelle sulla linea del fronte.

C’è elettricità, si paga con il bancomat, i supermercati sono pieni, ci si sposta con i mezzi pubblici.

C’è il coprifuoco e le regole sono molto rispettate.

Nelle città realmente pericolose i giornalisti non ci sono, salvo alcuni free lance ignorati dai media, a cui va tutta la mia stima.

Ma perchè tanti giornalisti in assetto da guerra?

Leopoli, Odessa e Kiev sono tranquille. I giornalisti si filmano con elmetti e giubbotti anti proiettile vicini ai sacchi di sabbia e ai cavalli di Frisia, ma è per fare scena.
Ho postato delle foto a riguardo.

Ho fatto molti video sulla vita a Leopoli, descritta dai media come bombardata, invivibile, piena di profughi e con la gente armata fino ai denti.
Avete visto da voi la situazione della città.

A Kiev si è tenuto addirittura un summit europeo, a prova del fatto che è una città sicura.
A Odessa non succede niente di niente, come vi ho fatto vedere dagli screenshot delle chat dei giornalisti.
In tutte si arriva con pullman e treni.

È vero che la gente sta tornando a casa?

Il 12/3 sono entrata in Ucraina con il treno.
Insieme a me viaggiavano famiglie con bambini che rientravano, dopo essere scappati, perché si erano resi conto di essere stati vittime di un racconto che non corrispondeva al vero.

Qualche giorno fa, le autorità di Leopoli hanno annunciato che oltre 500.000 persone sono rientrate in Ucraina (Leopoli è lo snodo ferroviario e autostradale per tutte le direzioni).

Il numero mi sembra esagerato,. ma è comunque indicativo.
Perché la gente torna se il paese è sconvolto ed è nel caos?

Perchè i giornalisti parlando di decine di raid al giorno?

I corrispondenti confondono gli allarmi antiaerei con i “raid”.
Non è lo stesso.
Le sirene suonano spesso, ma a questo corrisponde raramente a un vero pericolo.

A Leopoli dal 26 febbraio al 28 marzo sono suonate 62 volte, ma i bombardamenti sono stati 3 – su obiettivi militari.

C’è una ratio di 1/20: secondo la propaganda l’aviazione avrebbe abbattuto 800 missili lanciati su Leopoli, che nessuno ha mai visto esplodere.
Lascio all’intelligenza del lettore le conclusioni.

Ho filmato la gente che, in piena allerta e con l’allarme che suona, continua tranquillamente la sua vita come niente fosse.
Dovesse esserci una vera emergenza, sarebbe un disastro.

Chi è veramente stressato, sono i corrispondenti dei media, che poi scrivono la qualunque – appunto, che gli allarmi sono i raid.

Facciamo solo informazione pro-Ucraina?

NO: facciamo “informazione” pro- noi.
Nonostante tutta la retorica pro ucraina, quando quello che chiedono non ci piace, tagliamo il pezzo che non ci piace e basta.

Come vi ho fatto vedere, la manifestazione dei passeggini serviva a chiedere la No Fly Zone: era nero su bianco sui cartelli.
Invece i media l’ hanno presentata come spontanea (!) e hanno saltato a piè pari il motivo, spacciandola come una iniziativa per ricordare le piccole vittime di guerra.

Chi sta combattendo?

Stanno combattendo solo soldati e volontari (che vengono addestrati).
I media ci hanno raccontato di un paese in armi, ma non è così.

I livelli di mobilitazione sono 4:

a) esercito (e volontari)
b) la riserva
c) i carcerati
d) la mobilitazione generale.

Siamo al livello 1.

Non ci sono mamme e spose col cuore spezzato per la partenza dei loro uomini verso il fronte.
Se ci sono andati, è perché sono militari di professione o volontari.
Per il resto la vita continua regolarmente.

La guerra è guerra e porta già di suo distruzione e morte.

Perché raccontarla in un modo totalmente falso?
La domanda va posta, date le sue conseguenze.
E le prime le abbiamo già viste: l’ aumento quasi senza opposizione delle spese militari.
Ma per fare cosa?
E contro chi?
E dove ci porterà il futuro seguendo questa china?
Opporsi alle menzogne dei media e ragionare, è nostro dovere di cittadinanza.

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