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mercoledì 18 Maggio 2022
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Nella nuova guerra fredda più della metà del mondo si è astenuta dal condannare la Russia

“A molti asiatici, latinoamericani e africani non sembra che Putin violi il diritto internazionale più di altri. Anzi, la sua retorica antioccidentale ad alcuni piace”, scrive su Internazionale Pankaj Mishra, saggista e romanziere indiano. Nella nuova guerra fredda ci sono però quei 35 Paesi che non hanno votato la condanna Onu alla Russia. Cina e India che da sole fanno quasi le metà della popolazione del pianeta. E il mondo arabo e africano che detiene le maggiori risorse del mondo.

Di Remocontro*

I ‘non allineati’ della prima Guerra Fredda

I paesi non allineati nella nuova guerra fredda e gli astenuti alla condanna Onu della Russia

Retorica pericolosa

«Le democrazie si stanno dimostrando all’altezza del momento», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden mentre il presidente russo Vladimir Putin scatenava la sua guerra contro l’Ucraina. Secondo il politologo Fukuyama e altri commentatori, staremmo per assistere a una “rinascita della libertà”. «Una simile retorica, solitamente usata da uomini che hanno vissuto gli ultimi giorni della guerra fredda, è pericolosa», sostiene invece Pankaj Mishra, saggista e romanziere indiano di fama internazionale. «A molti asiatici, latinoamericani e africani non sembra che Putin violi il diritto internazionale più di altri. Anzi, la sua retorica antioccidentale ad alcuni piace».

L’occidente e il mondo

Noi buoni e tutti gli altri cattivi, retorica pericolosa. «Potrebbe spingere di nuovo l’occidente a interpretare male il mondo. Le realtà geopolitiche di oggi sono ancora più complicate di quanto lo fossero nel novecento, e confondono ogni possibile distinzione tra democrazia e autocrazia».

Sconti di democrazia

«Rivolgendosi al Venezuela e forse addirittura all’Iran per alleviare la pressione sul prezzo del petrolio, gli Stati Uniti stanno già indebolendo il senso della loro “alleanza delle democrazie”». «La Cina, un affidabile partner antisovietico negli anni settanta, sembra aver capito che un legame stretto con l’occidente non è né auspicabile né sostenibile, e fa da megafono alla propaganda russa».

Fuori dalla guerra fredda

Di fatto, molti governi stanno tenendosi fuori da una nuova guerra fredda tra un occidente ricompattato o in fretta e la Russia. «Il paese che meglio rappresenta questa scelta di non schierarsi è l’India. I legami di lunga data con Mosca – metà degli armamenti militari in India arrivano dalla Russia – spiegano solo in parte il rifiuto di New Delhi di schierarsi al fianco di Stati Uniti, Australia e Giappone, suoi alleati all’interno del Quad, l’intesa per contenere l’espansionismo cinese».

Inflazione e crisi americana

«Come molti governi che devono fare i conti con le insidie dell’inflazione, il primo ministro Narendra Modi è preoccupato dall’aumento dei prezzi delle merci esportate dalla Russia: petrolio, grano e fertilizzanti. E apprezza il sostegno di Mosca allo smantellamento dell’autonomia del Kashmir. Quindi l’India non si schiererà».

Con noi o contro di noi

«I sostenitori della guerra fredda, che insistono sul “con noi o contro di noi”, non hanno mai capito i mutevoli rapporti d’interesse che stanno al cuore del non allineamento. Né cercano di comprendere la cautela con cui i paesi più popolosi al mondo misurano la loro cooperazione all’interno di un ordine internazionale dominato dall’occidente».

Memoria orientale

«Gli indonesiani ricordano ancora il collasso finanziario del 1998 nel sudest asiatico, la cui responsabilità è attribuita agli investitori occidentali. I nazionalisti cinesi denunciano ancora il bombardamento della Nato sull’ambasciata di Pechino a Belgrado nel 1999. E in Asia e in Africa il ricordo dell’invasione dell’Iraq nel 2003 rimane doloroso».

Usa indeboliti e instabili

Doppia sfiducia. «La sfiducia verso le potenze regionali aggressive come Russia, Cina, Turchia e Iran è bilanciata dal sospetto che gli Stati Uniti siano una superpotenza indebolita e instabile. Questi timori sono stati confermati durante la presidenza di Donald Trump e non sono ancora stati dissipati, vista l’influenza del trumpismo nella politica statunitense».

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L’egoismo ‘virale’

«L’egoistica risposta europea e statunitense alla pandemia ha contribuito a rafforzare il risentimento antioccidentale». Gli Stati Uniti che congelano le riserve in dollari della banca centrale russa mentre la Apple, l’American Express e McDonald’s scappano dalla Russia. Ed ecco che molte nazioni in tutto il mondo «stanno riconsiderando la loro dipendenza da beni, tecnologie e sistemi finanziari occidentali». Soprattutto il dominio globale del dollaro.

Globalizzazione in pezzi

«Man mano che la globalizzazione va in pezzi, le prospettive per la democrazia s’indeboliscono», sostiene l’intellettuale indiano. «Le dittature del mondo stavano già costruendo fortezze digitali per reprimere il dissenso». «Qualunque cosa succeda in Ucraina, il non allineamento e l’indebolimento della democrazia sono destinati a crescere».

L’articolo originale è pubblicato su Remocontro

 

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