Un ragazzo di 17 anni impiegato in una carrozzeria, durante un percorso di alternanza scuola-lavoro a Merano, è rimasto gravemente ferito ieri pomeriggio a causa di un ritorno di fiamma. Lesioni anche per un operaio di 36 anni.
Alternanza scuola-lavoro: tre parole contro tutto questo: odio di classe
Di Giorgio Cremaschi.
Uno studente di Merano è gravissimo perché è stato bruciato vivo in una carrozzeria da un incendio improvviso, che ovviamente non doveva accadere.
Ma che è accaduto come i tanti incidenti sul lavoro che si susseguono, solo ed unicamente per la ricerca del profitto a tutti i costi da parte delle imprese e per l’assenza di controlli da parte dello stato.

Il ragazzo, di cui ci auguriamo con tutto il cuore la guarigione, è vittima della famigerata alternanza scuola lavoro, che ora ha cambiato burocraticamente nome, ma non sostanza.
Essa serve ad educare i giovani allo sfruttamento e a quell’assenza di diritti che oggi dominano il mondo del lavoro; e così espone anche i ragazzi a quel rischio della vita che ogni giorno incombe e poi precipita su tutti i lavoratori.
L’alternanza scuola lavoro è l’ultimo degrado di una scuola pubblica che è sempre più sottomessa agli affari privati; e le parole stanche, inutili e offensive del ministro Bianchi, più sicurezza nel lavoro, sono la voce inerte di un potere politico servo del profitto.
L’alternanza va semplicemente abolita, come segno di rispetto per la formazione e la vita dei giovani. E come primo atto per rovesciare il degrado della scuola e della società di fronte al devastante potere della competitività capitalista.
Il ragazzo colpito a Merano si aggiunge ad altre giovani vittime di un sistema infame di sfruttamento che colpisce prima di tutto i giovani, nella scuola e nel lavoro. Altro che fannulloni, come miserabili padroni alla moda insultano.
I giovani di oggi sono costretti fin dalla scuola a subire il ricatto di un sistema che impone lavoro sottopagato o addirittura gratuito, senza diritti, compreso quello alla sicurezza della vita.
Vogliono giovani schiavi, da consumare a piacimento, e se per fortuna non sempre li trovano, si indignano. E politici e giornalisti danno credito a questa infamia.
Dobbiamo al ragazzo di Merano, dobbiamo ai giovani feriti e morti per colpa del profitto nella scuola e nel lavoro, dobbiamo a tutti i giovani e a tutto il mondo del lavoro sfruttato, questo impegno.
Quello di rovesciare questo dominio dei soldi sulla vita, magari cominciando a urlare che non ci sono fannulloni, ma padroni sfruttatori e parassiti. Dobbiamo ai giovani di sentire, esprimere, ricambiare e diffondere odio di classe.
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