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martedì 17 Maggio 2022
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In Francia con Macron-Le Pen la classe dominante ha già vinto: la storia si ripete

Le elezioni presidenziali francesi ci riportano indietro di cinque anni: al secondo turno, sarà ancora sfida Macron-Le Pen, con il primo quasi certo della vittoria. Ottimo risultato per Jean-Luc Mélenchon, ma non basta.

In Francia con Macron-Le Pen la storia si ripete

Sono passati cinque anni, eppure gli elettori francesi sembrano essere rimasti politicamente fermi in questo quinquennio. I risultati delle elezioni presidenziali tenutesi in Francia lo scorso 10 aprile risultano infatti preoccupantemente simili a quelle del 23 aprile 2017, come se nel frattempo non fosse accaduto nulla.

Il presidente in carica Emmanuel Macron sarà il grande favorito per la riconferma. Il leader de La République En Marche! (LREM) ha infatti ottenuto il primo posto con il 27,84% delle preferenze ed oltre 9,7 milioni di schede favorevoli, con un incremento di 1,1 milioni rispetto alle precedenti elezioni. Un risultato che è stato sostenuto soprattutto dal voto dell’elettorato più anziano, dove Macron ha spopolato.

Il presidente dell’establishment e della grande finanza internazionale sarà nuovamente sfidato dalla finta anti-sistema Marine Le Pen. La candidata della destra ha ottenuto il 23,15% dei voti e 8,1 schede, facendo a sua volta segnare un incremento di circa mezzo milione di voti.

In questi anni, Le Pen ha tentato di togliersi l’etichetta di nazionalista (quando non razzista) che era stata affibiata al suo partito sin dai tempi di suo padre Jean-Marie Le Pen, ribattezzando il Front National (FN) come Rassemblement National (RN). Tuttavia, questo cambio d’abito non ha cambiato molto le carte in tavola: il resto dei partiti ancora percepisce Le Pen come pericolosa, e per questo quasi tutti coalizzeranno i propri voti in favore di Macron.

È il caso anche di Jean-Luc Mélenchon, il leader di La France Insoumise (LFI), che ha sfiorato lo storico secondo turno con il 21,95% delle preferenze. Mélenchon è passato da 7 milioni a 7,7 milioni di voti, confermandosi come il candidato più credibile della sinistra, ma questa volta ha dato una chiara indicazione di voto a favore di Macron, al contrario di quanto aveva fatto nel 2017, quando si era sottratto a questo gioco opponendosi ad entrambi i candidati. Mélenchon è stato il candidato più votato dai giovani sotto i 25 anni, ed ha lamentato il mancato sostegno da parte di alcune forze politiche, con il cui appoggio avrebbe potuto battere Le Pen.

Jean-Luc Mélenchon

Pensiamo soprattutto al Parti Communiste Français (PCF), che ha presentato la candidatura di Fabien Roussel, raccogliendo il 2,28%, un risultato certamente accettabile.

Il PCF aveva sostenuto Mélenchon nel 2012, mentre nel 2017 non aveva appoggiato direttamente il candidato de LFI, ma aveva comunque rinunciato a presentare un proprio candidato per non sottrarre voti a Mélenchon.

Sebbene la politica non sia una scienza esatta come la matematica, a livello aritmetico gli 800.000 voti di Roussel avrebbero permesso a Mélenchon di battere Le Pen, garantendosi il passaggio al secondo turno, e questo sicuramente ha provocato non pochi mal di pancia in seno a LFI e all’elettorato di sinistra.

I comunisti si sono comunque tolti la soddisfazione di battere Anne Hidalgo, la candidata del Parti Socialiste (PS). Sindaco di Parigi dal 2014, Hidalgo sperava di poter contare sul sostegno di cui gode nella capitale per rilanciare le sorti dei socialisti, usciti con le ossa rotte dopo la disastrosa presidenza di François Hollande.

Invece, il PS ha ottenuto il peggior risultato della sua storia, con un misero 1,75%. Non va molto meglio all’altro partito storico della politica francese, Les Républicains (LR): la candidatura di Valérie Pécresse non ha superato il 4,78% (cinque anni fa l’ex primo ministro François Fillon aveva superato il 20%).

Valérie Pécresse

Garantendosi l’appoggio della maggioranza dei candidati sconfitti dovrebbe garantire a Macron una vittoria senza grosse difficoltà. Le Pen dovrebbe invece poter contare solamente sui voti degli altri partiti di estrema destra, in particolare quelli del partito Reconquête di Éric Zemmour (7,07%) e di Debout la France, la formazione di Nicolas Dupont-Aignan (2,06%), personaggio assai discusso che spesso viene etichettato come “complottista”.

L’epilogo di questa storia sarà dunque quella di una nuova vittoria della grande borghesia finanziaria, ma in una sfida tutta interna alla classe dominante, di cui Marine Le Pen rappresenta una fazione minoritaria che utilizza una retorica certamente diversa, ma che non si distingue in maniera significativa sulle questioni fondamentali.

Per questo riteniamo un errore il pronunciamento di Mélenchon in favore del presidente in carica. O meglio, contro Marine Le Pen: “Sappiamo per chi non voteremo mai. Non dobbiamo dare un solo voto alla signora Le Pen”, ha detto.

Dando uno sguardo ai sondaggi, Macron dovrebbe essere eletto con un risultato tra il 52% ed il 55% delle preferenze, mentre Le Pen dovrebbe attestarsi tra il 45% ed il 48%. Questo dimostra comunque che il fronte anti-Le Pen si è fortemente indebolito rispetto a cinque anni fa, quando Macron superò il 66% delle preferenze, e soprattutto rispetto al 2002, quando Jacques Chirac ottenne un plebiscito (82,12%) di fronte al pericolo di una vittoria di Jean-Marie Le Pen, potendo contare sul sostegno di un’ampia campagna mediatica contro il candidato del FN.

Giulio Chinappi su World Politics Blog.

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Giulio Chinappi
Giulio Chinappihttps://giuliochinappi.wordpress.com/
Laureato in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale e in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo. Ha svolto numerose attività con diverse ONG, occupandosi soprattutto di minori. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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