La retorica delle “guerre per la democrazia”

Le guerre per la democrazia sono una trappola retorica per nascondere i veri interessi della classe dominante USA: controllo delle risorse naturali, compattare l’opinione pubblica e gonfiare la spesa interna attraverso commesse militari.

Le guerre per la democrazia

Gli USA sono in una fase declinante, superato il periodo di apogeo (fine Guerra Fredda), sono entrati in una fase strutturale e mal gestita di indebitamento e espansionismo esasperato.

Le guerre per la democrazia erano una trappola retorica per nascondere i veri interessi della classe egemone USA: controllo del petrolio, controllo delle vie d’acqua/oceani, compattare l’opinione pubblica attorno a un nemico, gonfiare la spesa interna attraverso commissioni militari.

Il rilancio dell’Islam come nemico pubblico aveva due fini:

– Colpire l’irriducibilità dell’Islam (moderno) come religione alla dottrina liberale – questo non per connotazioni dell’Islam, che ha avuto dei rami liberali, ma per condizioni strutturali dovute alla maturazione dei sentimenti anti-imperialisti e anti-colonialisti nel mondo islamico;
– Creare un nemico anti-moderno da contrapporre al moderno per l’opinione pubblica.

Si identifica così il moderno con ogni sentimento positivo: il sostanziale “fatevi i cazzi vostri e tirate a campa” con i diritti civili ed economici, le vacanze alle Bermuda a basso costo (ma sempre troppo alto e soprattutto con bilancio ecologico enorme), con la societa del siamo tutti speciali e possiamo sognare una Ferrari, ma alla fine sono ben pochi a poterla comprare.

In altre parole, viviamo un’ideologia -nel senso più pieno-, noi subiamo una visione ideologico della classe dominante: ci viene calata una verità, con cui vediamo il mondo.

In questo non siamo diversi da una società totemica con qualche tabù o di qualche particolare dittatore degli anni ’60 che ricattava la popolazione con spiriti e maledizioni.

Più che prendere la Bastiglia, noi dovremmo prendere le varie università (la Bocconi per prima!) e avviare una sciopero della propaganda.

Invece, come gli scribi nell’antico Egitto, studiamo per avere un ruolo in una società e più studiamo (cose di parte, non neutrali e vere in quanto tali) e più diventiamo vittime e megafoni della propaganda.

 

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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