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giovedì 20 Gennaio 2022
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Le guerre umanitarie sono giuste se si vince: la strana teoria di Galli Della Loggia

Il crollo della coalizione occidentale e del governo fantoccio che teneva in piedi in Afghanistan è la definitiva conferma, se mai fosse stata necessaria, che l’esportazione della democrazia e dei valori occidentali con la forza delle armi è destinata a fallire sempre e comunque.

Ma tutto questo non sembra attraversare la linea editoriale del Corsera, che tutti i giorni rilancia opinioni a sostegno del fatto che, in primis, questa guerra “non è stata inutile“, e poi con Ernesto Galli della Loggia arriva anche l’ultima frontiera: le guerre umanitarie sono giuste se si vincono.

Di Carlo Formenti*

Le guerre umanitarie sono giuste se si vince

Bando alle ipocrisie: certo che la democrazia si esporta, e farlo con la guerra non è sbagliato, a condizione che si vinca: così un trinariciuto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di qualche giorno fa.

Con un’argomentazione che definire capziosa è eufemistico, il nostro agitprop della guerra fredda (ma anche calda) per diffondere i valori dell’occidente in tutto il mondo ci spiega che a decidere se vogliono essere “liberati” e inclusi nel meraviglioso mondo della democrazia dovrebbero essere gli interessati e non i cattivoni che li governano.

Peccato che gli “interessati” in questione siano le élite (minoritarie) al servizio delle potenze imperiali, certamente non le masse irachene, siriane, afghane ecc. che in nome della democrazia hanno subito bombardamenti, stragi e sofferenze di ogni sorta.

L’inutile devastazione dell’Afghanistan e la ritirata americana

Poi, dopo il solito pistolotto contro i governanti fascisti e comunisti (ormai accomunati di default, tanto si può sempre citare la infame risoluzione del Parlamento Ue che lo sancisce) il nostro digrigna i denti contro i tiepidi democratici di casa nostra che pontificano che la democrazia non si esporta con la guerra, e conclude che invece no, non c’è dubbio che ciò si può (e anzi si deve) fare ma che, “se si fa una guerra del genere, allora bisogna assolutamente vincere, costi quel che costi“.

Indirettamente il nostro guerrafondaio dà quindi dei vigliacchi ai generali Usa che se ne andarono dal Vietnam e che posero fine alla guerra di Corea invece di, perché no, buttare qualche atomica sul nemico (visto che avrebbero potuto vincere solo così).

A questi personaggi andrebbe fatto presente che, visto che l’Occidente fa ormai solo guerre a suon di bombe dal cielo, perchè i suoi eserciti (perlopiù mercenari) sono fatti di soldati che non hanno la minima voglia di lottare sul terreno, toccherebbe a chi invoca a gran voce il sangue arruolarsi volontario per contribuire alla vittoria “costi quel che costi”. Quando pensi di armarti e partire caro Galli della Loggia?

Le guerre umanitarie sono giuste se si vince: la strana teoria di Galli Della Loggia

 

Carlo Formenti*

Giornalista, professore e ricercatore in pensione. Autore di “Il socialismo è morto. Viva il socialismo! Dalla disfatta della sinistra al momento populista” (Meltemi, 2019).

 

 

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