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martedì 17 Maggio 2022
In EvidenzaGuerra e pace tricolore. E Tolstoj muto

Guerra e pace tricolore. E Tolstoj muto

Stavolta con la guerra e pace all’italiana, lo scrittore di Nikolaevsk non centra nulla: è l’abilità della nostra classe politica capace di far convivere nello stesso discorso il desiderio di pace con programmi di riarmamento e cobelligeranza.

Guerra e pace tricolore

Se esistesse un premio Nobel per l’ipocrisia se lo aggiudicherebbe sicuramente uno dei tanti nostri politici, che in diretta tv, nel recinto di un’articolata circonlocuzione verbale riesce a far convivere l’impulso a combattere con il desiderio di pace, l’auspicio di un negoziato conclusivo con parole di fuoco contro i russi.

Interessanti poi molte discettazioni sulla democrazia. Secondo la vulgata propinata pressoché a reti unificate, il popolo russo condividerebbe in effetti la politica di Putin, o quantomeno una larga maggioranza lo sosterrebbe, ma ciò non é ritenuto sufficiente per parlare di un regime democratico, anzi la Russia ne sarebbe la totale negazione.

Il parlamento della Duma, secondo tale ragionamento un po’ spiccio, sarebbe finto, la stampa solo propaggine di un ufficio di propaganda governativa stile Goebbels, la chiesa controllata, l’opinione pubblica traviata.

Mentre se il nostro parlamento delibera per l’invio di armi contro la volontà evidente di una maggioranza schiacciante della popolazione, ciò sarebbe comunque in linea con uno spirito democratico puro, limpido, di una repubblica parlamentare perfetta.

In definitiva la democrazia, a differenza di quanto si é pensato fino ad oggi, non corrisponderebbe in entrambi i casi con il rispetto della volontà della maggioranza popolare.

Tutto è il contrario di tutto pur di appagare una sete di argomentazioni a favore del riarmo. Siamo di fronte ad una classe politica che si sente belligerante senza avere il coraggio di esserlo veramente. Varcando i limiti di ogni antinomia, il redivivo democristiano Tabacci arriva a congiungere in uno stesso discorso l’apprezzamento per le parole del Papa con l’opportunità di produrre armi ed esportarle.

Si potrebbe pensare che il papa in questione sia il Bonifacio VIII della distruzione di Palestrina o il papa delle Crociate, della guerra agli albigesi o dell’Inquisizione. L’accostamento invece é proprio con Papa Francesco che si vergogna dell’ aumento delle spese in armi. Ma evidentemente esponenti politici e commentatori non si vergognano di sentirsi cristiani cattolico romani e tifare per la guerra.

L'assenza del "fare gioco" e il sentimento della vergogna nel Papa

La nuova deriva nazionalistica e militarista, minoritaria nel paese è imperante invece nei media, dove l’allarme lanciato per il novello Hitler impone l’urgenza di rimpinguare gli italici arsenali. Difendersi Prima di tutto, prima delle scuole, degli ospedali, della salute.

É infatti evidente come le mire espansionistiche russe, dopo la regione di Donetsk, siano proiettate verso il Tavoliere delle Puglie. Ma laddove i cosacchi russi non dovessero giungere a far abbeverare i loro cavalli nelle fontane di San Pietro, sarebbe comunque improbabile una nostra azione tesa a misurarsi con una qualsivoglia potenza nucleare.

In ultima analisi se il governo italiano non è impegnato nell’ approvvigionare di scarponi cartonati i nostri soldati per una nuova avventura senza ritorno nelle steppe russe, l’incremento dei fondi per la difesa potrebbe avere come unica intenzione il rafforzamento di un comune esercito europeo.

La condivisione di una politica di difesa presuppone però  un’unica politica estera. Ma questo obiettivo, ammesso che veda tutti i paesi membri dell’ Unione Europea allineati, sarebbe comunque sbilanciato. Se una nazione tra tutte come la Francia detiene, e non ha intenzione di cedere, un seggio permanente all’ONU, rappresentando solo se stessa, e dispone di un proprio arsenale nucleare, è improbabile pensare che si possa costruire una comune difesa in cui all’Italia venga riconosciuta pari dignità.

Una simile scelta si ridurrebbe ad un rapporto di servilismo, altra specialità per la quale molti nostri connazionali meriterebbero un premio Nobel.

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Emanuele Bruschi
Emanuele Bruschi
Laureato in lettere, ha lavorato come educatore, insegnante, e nell'ambito della comunicazione social.

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