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domenica 28 Febbraio 2021
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Il governo dei competenti e della Provvidenza per non pensare

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La trasversalità del tripudio in Italia per il governo dei competenti appare come la gioia deresponsabilizzante in cui ogni colpa passata si cancella.

Arriva il governo dei competenti

Tra le cose che in Italia sappiamo fare meglio c’è senz’altro la beatificazione per la nascita in pompa magna del nuovo in politica. Inaugurare una nuova sede di partito, una fondazione, lanciare una candidatura, battezzare una nuova maggioranza, una nuova coalizione, è sempre una gran festa tra dichiarazioni, flash dei fotografi, previsioni ottimistiche, sondaggi promettenti.

Per non parlar della nascita di un nuovo governo! La provvidenza manzoniana è sempre li, dietro l’angolo, ad attendere un esecutivo nuovo di zecca. Per questo si sente sempre il bisogno di cambiare, un po’ come quei presidenti di squadre di calcio che non potendo cambiare tutti e 11 i calciatori per gli scarsi risultati, cambiano continuamente allenatore sperando nello Special One di turno. Solo così si spiegano 66 esecutivi in 75 anni di storia repubblicana.

Tra l’altro affidarsi al nuovo durante una crisi è sempre una strategia efficacissima perché si chiude una porta alle proprie spalle, si gira a doppia mandata e chi si è visto si è visto:  nessuna riflessione su quello che è stato, nessun analisi e dunque, nel caso di fallimento, nessun responsabile.

E questo, se da un lato è tutela per i governanti, è anche deresponsabilizzante per i governati: non c’è il tempo materiale per scendere in piazza che già sì è votata la fiducia a un nuovo esecutivo.

Governo Draghi il mucchio selvaggio

Alla critica da bar da contraltare c’è l’apertura di credito costante al nuovo: lasciamoli lavorare, vediamo cosa fanno.

D’altronde, una non-colpa diviene una colpa di tutti e allora ognuno si sceglie il bersaglio che preferisce, il più comodo: è colpa della sinistra (un classico), del PD (i man in black della politica), dell’Europa, fino al classico dei classici: è colpa daa soscietà!

Bei tempi quando era tutta colpa di Berlusconi, ora abbiamo troppa scelta.

Ben venga il nuovo continuamente: nell’instabilità cronica del paese il provvisorio resta un totem identitario e la continuità del potere è garantita dalla sua provvisorietà, come la storia della DC insegna: quarant’anni al governo, ma sempre provvisoriamente, tra rimpasti, crisi lampo, ridefinizioni, aperture, monocolori e pentapartiti, inaugurandosi sempre sotto una nuova forma.

Come diceva Leo Longanesi: Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione.

E al nuovo aggiungiamo ora il tripudio per l’arrivo dei supermen, il governo dei competenti. Finalmente arrivano gli esperti (più qualche infiltrato direttamente dagli anni di Silvio, sempre per quel nostro bisogno di continuità). E se ci sono loro, i competenti, non c’è bisogno di farsi troppe domande: le competenze si giustificano da sole, senza bisogno di un contesto, senza dover giudicare.

Il liberismo è considerato ormai alla stregua di un fatto di natura, non di una possibilità, di una scelta. Gli schieramenti sono concordi quasi su tutto nella sostanza ma si dividono sulla forma, sulla maniera. E dunque, senza alternative al liberismo tanto vale che decidano i tecnici del liberismo. I criteri sono semplici: titoli accademici, successo professionale, reddito annuo.

La Bocconi, la Luiss, i master di economia e finanza negli States, sono un marchio di fabbrica stampato in migliaia di copie ogni anno per l’archetipo dell’esperto contemporaneo. Tutti competenti nello stesso campo, nella stessa visione, nello stesso modo di affrontare le cose, solo con diversi gradi di competenza: dal 3 stelle al 5 Deluxe, con stretta di mano di Standard’s and Poor. Una competenza che esiste esclusivamente in un sistema di riferimento.

Dunque un sistema considerato da tutti iniquo, nelle grandi discussioni dai salotti alle home dei social, e che ha generato la crisi perenne di cui periodicamente si dibatte, crea competenze per curarsi, perpetrare e ritornare ad ammalarsi. Chapeau al diavolo!

La competenza di von Braun

Avere successo in un sistema considerato da tutti sbagliato non dovrebbe essere un merito, ma una colpa.

Facciamo un salto indietro nella storia. Pensate per esempio a Magnus Maximilian von Braun. Si proprio lui, il geniale inventore dei razzi V1 e V2, che colpirono Londra e il Belgio nell’autunno del 1944 e che nelle intenzioni del Füehrer dovevano costituire l’arma segreta della Germania per raggiungere l’Endsieg (la vittoria finale). Non era un competente? Un esperto?

Il governo dei competenti e della Provvidenza per non pensare

Von Braun si era iscritto la partito nazista nel 1937 e già nel 1940 era diventato ufficiale delle SS. Himmler lo promosse ripetutamente fino al grado di maggiore. Il brillante scienziato progettò i missili V2 (Vergeltungswaffe 2), che fecero migliaia di vittime nella capitale britannica. Per produrre i suoi razzi, von Braun non si fece scrupolo ad attingere a piene mani alla forza lavoro di migliaia di deportati del lager di Mittelbau-Dora, costretti a lavorare in condizioni disumane in fabbriche che erano nascoste nel cuore della montagna per sfuggire ai bombardamenti alleati.

Nella primavera del 1945 von Braun si consegnò assieme alla sua équipe all’esercito americano, entrò nell’organico militare Usa e venne poi assunto definitivamente alla Nasa, l’agenzia governativa creata per contrastare l’egemonia dell’Urss nella corsa allo spazio. Qui l’ex ufficiale delle SS divenne direttore del nuovo Marshall Space Flight Center e progettista del veicolo di lancio Saturn V, il superpropulsore che portò la missione Apollo sulla Luna. Alla sua morte è stato definito il più grande scienziato dei tecnica missilistica ed aerospaziale della storia.

Ecco, la trasversalità della gioia in Italia, da destra a sinistra, dai cassaintegrati ai praticanti in dad dei master della Luiss, che inneggiano al governo dei competenti, appare come la gioia di non essere costretti a pensare.

 

 

 

 

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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