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domenica 28 Febbraio 2021
Agorà La tirannia della maniera, dall'elegante Conte al silenzioso Draghi
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La tirannia della maniera, dall’elegante Conte al silenzioso Draghi

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Nel passaggio dall’elegante Conte al silenzioso Draghi, il modo e la maniera sono la cartina di tornasole con cui lo Stato profondo agisce nei Palazzi.

Dall’elegante Conte al silenzioso Draghi

Nell’analisi logica, il complemento di modo o maniera è il complemento che indica il modo nel quale si svolge un’azione o avviene un fatto. Nel nostro quotidiano tutto accadde in una certa maniera, ogni cosa ha un modo in cui si manifesta; modo di fare, di procedere, di comportarsi ecc.

Questa che è normale pratica e osservazione delle nostre dinamiche, in realtà è diventata una sorta di occhiali per guardare il mondo. Anzi, degli occhiali con cui ci viene mostrato e raccontato il mondo. Ma è un filtro spurio che devia l’attenzione dal fatto al modo.

Per esempio in questa assurda crisi di governo che ci ha accompagnato in queste settimane, siamo stati sommersi da una narrazione laterale, che evitava il centro delle questioni, concentrandosi sul modo.

Si potrebbe obiettare che il modo è sostanziale: la differenza tra fare una cosa male e farla bene. Il problema specifico invece è che il modo affrontato nella narrazione politica non è di questo genere ma , come abbiamo detto, assolutamente laterale, che racconta il perimetro dell’azione intrapresa, il colpo d’occhio, ma non la qualità necessaria alla realizzazione.

Questo perché sui punti base, il sistema Italia è un totem unico: di patrimoniale non si parla, al massimo si può trovare il modo di rinviare i licenziamenti di un altro mese, per fare un esempio. E dunque, visto che le differenze di programmi sono minime tra gli schieramenti, ci si concentra sulla forma.

Il fatto che Renzi e Draghi abbiano una visione pressoché identica di come dovrebbe essere l’Europa delle banche, della finanza, non è importante, ci si concentra sulla differenza di pronuncia dell’inglese tra i due.

Perché Mario Draghi è parte del problema e non la soluzione

E che dire del fatto che Mario Draghi ha rinunciato al MES, mica come quell’incompetente di Giuseppe Conte che aveva rinunciato al MES?!

Già, l’ex premier, ma chi era veramente? Un uomo per tutte le stagioni e un galantuomo. Ce lo ha ricordato Bersani ospite di Floris su La7:

Conte era l’antipolitica? Sicuramente alla gente che conta non piaceva. Ma a tanta gente normale è apparso un politico di tipo nuovo. Conte è uscito con grande classe. Avrà fatto i suoi errori, ma ricomponiamo un po’ questo Paese. Chi vuol essere élite deve anche sapere cosa pensa la gente normale

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E Mario Draghi? Di lui in questi giorni si è cantata la lode del silenzio: supermario parla poco, pochissimo. E non ha account social. Si è contato le differenze di minuti tra il suo discorso al Senato e quello dei suoi predecessori.

Dunque Conte ha classe e Draghi parla poco. Il resto non ci è dato sapere, a meno che non si sia particolarmente avvezzi a spulciare tra la testate internazionali, le rassegne stampa e gli approfondimenti notturni.

I boiardi di Stato

Il modo e la maniera sono dunque la cartina di tornasole con cui lo Stato profondo continua ad agire nei Palazzi dove tutto prima o poi si decide. Mentre noi diamo troppa importanza ai volti che accompagnano queste vicende.

Ad agire, a mandare avanti la baracca, c’è da sempre un substrato di burocrati mimetizzati nelle trattorie del centro di Roma, funzionari, boiardi di Stato, lobbisti, che si incontrano e si muovono tra i corridoi di ministeri, tv, redazioni di giornali, fondazioni, salotti; un sistema complesso di relazioni dove ognuno insegue un obiettivo di breve, medio o di lungo periodo. Un luogo in cui tutti hanno un progetto, una strategia, un obiettivo per il quale cospirare senza cospirare. Proprio per questo, diceva Leo Longanesi che in Italia la rivoluzione è impossibile perché gira e rigira tutti si conoscono.

Il modo e la maniera, in un Paese come il nostro, campanilista e anarchico, appaiono virtù nella conquista del potere attraverso la capacità di costruire un sistema di relazioni forte,  trasversale, tra chi è nel palazzo e chi osserva da casa.

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Effetto Casalino

L’Italia, dov’e nato Machiavelli, è entrata nelle meccaniche profonde del potere, molto americane, degli spin doctors. Già Berlusconi ci aveva proiettato in quel mondo da convention più che da agone politico, ma il nuovo salto di qualità è avvenuto con Rocco Casalino al fianco dell’ex premier Giuseppe Conte nel ruolo appunto di portavoce. L’ingegnere, ex concorrente del Grande Fratello e pioniere della comunicazione dei CinqueStelle, ha sdoganato definitivamente questa sottocultura narcisista applicata al linguaggio del potere.

Il suo è un modus operandi impastato di  sfrontataggine, mitomania e onnipotenza, che si è tradotta plasticamente in quel famoso video in cui Rocco Casalino guidava passo dopo passo Enrico Mentana, in diretta, tramite un messaggio su Whatsapp in cui dava in anteprima la notizia del possibile accordo politico tra Movimento 5 Stelle e Lega.

Ma questa tirannia del modo rischia di scivolare pian piano dalla confidenzialità allo svilimento collettivo della fiducia verso la politica, già intaccata profondamente in questi ultimi 30 anni di demolizione delle identità politiche, dei partiti, delle ideologie.

E nel passaggio dall’elegante Conte telecomandato da Casalino, al silenzioso Draghi, il competente, continuiamo a guardare il dito che indica la luna.

E rischiamo di amare la sobrietà e subire l’austerità.

 

 

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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